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Qualche chiarimento e puntualizzazione in margine ad un articolo di staffetta petrolifera

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Risponde alla realtà dei fatti la sintesi generale di Staffetta nell’articolo che pubblichiamo a pagina 3 (qui per i lettori di GC) , quando sostiene che la situazione dei problemi della rete è rimasta ferma a cinque anni fa, nonostante tutte le vicissitudini intercorse nel settore a tutti i livelli dal 2008 ad oggi. Cinque anni in cui il cane – metaforicamente parlando – ha continuato a rincorrersi ed a mordersi la coda in preda ad incontrollati estri «liberalizzatori» ed allucinazioni di mercato, che non hanno risolto alcunché ed hanno aggravato la situazione, avviandola ad un esito implosivo.

Detto questo – ma si potrebbe persino retrodatare di almeno altri dieci anni l’inizio del moto inutilmente rotatorio del cane, sempre metaforicamente parlando e cioè all’inizio della prima liberalizzazione della rete [lo abbiamo già detto quando abbiamo avuto modo di parlare, ad esempio, della «storia infinita della ristrutturazione della rete» (Figisc Anisa News N. 17 del 15 maggio)] -, su altre cose contenute nell’articolo ci sentiamo nella necessità di dover precisare e puntualizzare sul piano sia del metodo  che  del merito.

Sul piano del metodo, pur comprendendo che il ruolo del «commentatore» è diverso da quello dell’«attore» dei processi del settore, non possiamo sottoscrivere l’abitudine di accontentarsi di mettere nel calderone senza distinzione alcuna le colpe ed i ritardi di «tutti»: i Gestori, e chi li rappresenta, anche agli occhi di un osservatore esterno, non possono che essere in realtà coloro i quali in tutte queste vicende hanno patito tutte le contraddizioni e gli attacchi che il sistema ha scaricato loro contro e che, per diseguale potere contrattuale ed economico, ne sono la parte oggettivamente più debole e meno strutturata per resistere alle sue  involuzioni.

E se, invece, la constatazione che essere rimasti fermi al palo di cinque anni orsono sottende che bisogna recuperare in fretta il ritardo mettendo tutte le parti a discutere, va pur detto che i Gestori e chi li rappresenta non solo non hanno mai rifiutato il duro compito di confrontarsi, ma anzi quasi sempre sono stati gli unici nel settore – per necessità e/o vocazione – a proporre dialogo e confronto ed a porre la necessità di vie d’uscita e di prospettiva generale. Cosa che certo non si può dire né delle controparti – che hanno, invece, sempre alzato l’asta dello scontro e traccheggiato per non affrontare i nodi, lasciandoli marcire -, né della politica, dei Governi e delle varie Authority – che si sono limitate o a gestire la questione mediatica dei prezzi, o più concretamente ad aumentare la pressione fiscale sui carburanti [in cinque anni cresciuta del 43   %], o, ancora, a sostenere gli interessi «forti» in nome di un astratto diritto del mercato, del tutto disgiunto da qualunque valutazione sulle regole e sul diverso potere contrattuale tra gli operatori del mercato  stesso.

Se sul piano del metodo non riteniamo, in sintesi, corretto che si equiparino le responsabilità tra i diversi attori del settore, sul piano del merito, le obiezioni sono quelle che di seguito indichiamo punto per punto  seguendo  lo  sviluppo  dell’articolo.

  1. Non è più attuale il riferimento ad «opposte strategie sindacali», le quali, se possono essere state così intese su singoli passaggi particolarmente critici, pure non toccavano la coscienza della comune responsabilità e finalità di tutelare la Categoria. Vi sono certo state – come del resto presso tutte le realtà di rappresentanza e sin-dacalizzazione -, su questioni di dettaglio, ma anche su scelte tattiche e di opportunità, visioni ed interpretazioni diverse – anche fortemente divaricate -, su cui l’autonoma cultura e determinazione di ogni Federazione hanno inciso per la valutazione delle vie da intraprendere. Ma, senza negare assolutamente la specificità ed autonomia di ognuno, nessuno ha mai abdicato al proprio ruolo e tutti hanno saputo trovare infine le ragioni di un ricompattamento, come testimoniano – riprendendo   le   fila   di   una   intesa   che   per   lunghi anni ha caratterizzato i rapporti tra le sigle - le comuni prese di posizione ed iniziative che da almeno da un anno a questa parte contraddistinguono quotidianamente l’agire di Faib, Fegica e Figisc su tutti i temi aperti nel settore  e  verso  le  Istituzioni.

  2. Ed a tal proposito, non possiamo che considerare inoltre decisamente grezza la classifica tra «buonisti» ed «agguerriti» che l’articolo attribuisce alle diverse sigle dei Gestori, classifica che – gettando anacronisticamente qualche grano di zizzania in una fase di ritrovata unità – non solo non fa giustizia a nessuna delle parti artatamente messe in causa [specie dopo quanto si dice in quel passaggio dell’articolo che rimanda espressamente alle conseguenze della proposta «Libera la benzina»], ma che per di più attribuisce, a Figisc in particolare, una posizione  del  tutto  falsa. Figisc ha sempre fatto le sue battaglie, forte del suo radicamento su tutto il territorio, generalmente assieme a tutti nel passato ed oggi nel presente, qualche volta assieme a Faib e qualche volta assieme a Fegica e, infine, qualche volta, e non per sua scelta, da sola [si ricordi la vicenda del bonus fiscale strutturale, ad esempio], sempre valutando responsabilmente se di fronte ad alcuni momenti salienti fosse più giusto negare l’evidenza della realtà o tentare di correggerla – pur sapendo che per un tanto avrebbe dovuto affrontare attacchi e pesanti distorsioni delle sue scelte -, se fosse più giusto far prevalere esasperati tatticismi o non far precipitare la situazione in modo da precludere  ogni  possibilità  di dialogo.

  3. Non risponde alla realtà dei fatti che sulla questione della ristrutturazione della rete, dopo l’invito alle «larghe intese» i Gestori, con «un atteggiamento sindacale che non aiuta» abbiano scelto di andare «da soli» a proporre provvedimenti e moratorie al Ministro  Zanonato. L’intesa scaturita dall’incontro con Unione Petrolifera prevedeva una prima fase di, diciamo, «sensibilizzazione» del Governo in cui le parti del settore avrebbero, anche disgiuntamente, rappresentato l’urgenza e centralità della questione, ma con finalità e contenuti comuni. Così ha fatto Unione Petrolifera con propria comunicazione, così ha fatto Assopetroli con propria comunicazione [ne diamo separatamente notizia  in  questo  stesso  numero]. L’esatto contrario di una «fuga in avanti», in sostanza.

  4. E, sempre a proposito di «un atteggiamento sindacale che non aiuta», non possiamo certo sottacere che viene rimproverato ai Gestori il fatto che su una eventuale «riappacificazione» del settore penda «ancora, come una spada di Damocle, la class action contro le compagnie petrolifere messa a punto dalla Fegica e la diffida giudiziaria di tutte le sigle sindacali relativa  alla vertenza  autostrade». Non è di atteggiamento che si deve parlare, quanto di cruda e durissima sostanza: siamo di fronte al sistematico uso da parte delle aziende petrolifere della violazione ed elusione degli accordi economici già stipulati e non rinnovati, all’abuso della condizione di dipendenza economica, al disconoscimento di impegni assunti e certificati, a distorsioni di mercato tali che, dopo avere creato la concorrenza con la disparità del prezzo di acquisto del prodotto, i Gestori sono costretti a rinunciare anche a metà del margine con la fallace illusione che in questo modo potrebbero recuperare parte di quell’erogato che è stato loro sottratto proprio in funzione del diverso potenziale di attrattività sul mercato. Tutto ciò dovrebbe essere giudicabile con un voto in pagella come «atteggiamento» che  «aiuta» oppure  che  «non aiuta»?

  5. Di fronte a tanto, invece, il problema è che le mediazioni non sono più sufficienti – specie se una delle due parti vi si sottrae – e che il ricorso a forme di tutela di natura legale, per quanto estraneo alla funzione, in tempi «normali e civili», dell’Associazione di Categoria o del Sindacato che chiamar si voglia, diventa una dura necessità. Su questo fronte non esistono divergenze di vedute tra le Organizzazioni di rappresentanza: alcune iniziative sono state già assunte da subito in forma unitaria, come nella rete autostradale, altre – attraverso percorsi anche se in una prima fase differenziati tra le diverse sigle sindacali, non per questo in conflittualità strategica tra le medesime – sono in fase di valutazione altresì per la viabilità  ordinaria.

  6. In finale di articolo – proviamo a ripeterlo con parole nostre – si dice: «Si sono persi cinque anni di tempo per ritornare alle stesse cose: la rete, il tavolo del petrolio. Ma ora è peggio, eppure comunque si può rompere il cerchio, perché sono cambiati tutti i protagonisti [Unione Petrolifera, Governo, Antitrust….] e fra poco cambia anche il Presidente  della  Figisc!».

Bisognerebbe aggiungere che ancora molti Gestori – anche se, purtroppo, meno – sono quelli di cinque anni fa, che quelli di cinque anni fa sono ancora oggi i Presidenti delle altre Associazioni di Categoria, così come sono quelle di cinque anni fa le aziende petrolifere di oggi, e via dicendo…..Nonché che la Figisc non sarà, a partire da qualche settimana da oggi, molto diversa da quello che è il suo Dna, e che l’attuale Presidente non verrà certo relegato ad un’anonimo distacco, anzi,  e  tante  cosette  ancora…..

E che su questo strano e non poco sforzato nesso di causa tra la «rottura del cerchio» ed     il «Presidente della Figisc» forse non vale la pena di azzardare interpretazioni di sorta, dovendoci limitare a scegliere - tra due commenti che ci sono venuti in testa di primo acchito [il primo è quello del generale americano A. McAuliffe all’intimazione dei tedeschi di cedere Bastogne ed arrendersi] – quello meno politically uncorrect. Perciò ci è rimasto quel che diceva Maurizio Ferrini a «Quelli della notte»:  «Non capisco,  ma  mi  adeguo!»

Fonte: Figisc Anisa news 20/2013

Commenti (5)
  • G E S T O R E  - complimenti

    Complimenti sinceri a Figisc
    Finalmente reagisce e si mette a fare sindacato dei Gestori
    speriamo non sia troppo tardi
    in bocca al lupo....

  • gest.eni

    Il presidente dimissionario di Figisc ha certamente avuto un atteggiamento "buonista"nei riguardi di Eni firmando per primo l'H24,che tantodanno ha creato e continuerà a creare ai Gestori.
    Se veramente si ha intenzione di difendere FINALMENTE gli interessi dei Gestori si disdica subito questi accordi su H24 e si parta legalmente e unitariamente anche per la viabilità ordinaria.
    Basta chiacchiere,abbiamo bisogno solo di fatti se volete recuperare un minimo di credibilità.

  • ABC

    Bella puntualizzazione . Fa sempre piacere trovare commenti ufficiali ad articoli che compaiono come sassi buttati nello stagno e che molte volte lasciano perplessa la categoria . Bella anche la sottolineatura di una ritrovata e consolidata unità di vedute tra le tre sigle sindacali , cosa che non solo è auspicabile sempre , ma che oggi è divenuta questione fondamentale.
    A Staffetta avrei risposto anche , visto il suo ruolo di "spettatore", ma anche di informazione , quali sono le urgenti misure adottabili da subito e sulle quali esiste una certa convergenza con U.P. e Assopetroli, e perchè se alcune convergenze esistono non si spinge con urgenza in tale direzione con voce chiara , forte e univoca. Il tempo è scaduto , il settore si avvita ogni giorno di più su se stesso , e non si è trovato un , e dico uno , segnale di ripartenza.
    Allora dico : o c'è la volontà della controparte di distruggere tutto e ricostruire dalle macerie un modello totalmente a sua convenienza , o non si capisce l'eterno attendismo a ogni possibile iniziativa .Non si capisce inoltre che, quando una convergenza tra le parti pare prenda corpo , appaia un terzo o quarto soggetto ad argomentare "altre" ipotesi e scenari e frenare la convergenza in atto. Ma quante sono le "parti" che devono convergere???

  • enos

    PREISTORIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz

  • Francesco

    Credo che il giudizio sui comportamenti lo debba dare la storia (o preistoria, in base ai punti di vista). Essere a conoscenza del passato permette almeno agli uomini del futuro di evitare di compiere azioni che portino agli stessi errori. Ammetto una sorta di rigetto condizionato ( per il fatto di essere un attore e non uno spettatore o commentatore) alla terminologia buonista sostituendola con la terminologia complicità e responsabilità. Nell'analisi di risposta alla storia si sottraggono proprio questi due elementi che hanno in gran parte permesso lo stato attuale delle cose.
    Non è forse responsabilità di un certo atteggiamento che culmina nell'accordo del 2009 ad aver permesso alla rappresentanza sindacale di ristrovari impoverita proprio della contrattazione collettia permettendo alle aziende, cosi come nella sottoscrizione di quello stesso accrodo, di andare dal singolo Gestore a chiedere la firma singola in seguito alla divisione delle stesse associazioni dei Gestori?
    Non sono forse state le stesse dichiarazioni della Figisc, a seguito del parere positivo dell'antitrust, ad aver voluto considerare una evoluzione del mercato la nuova frontiera degli sconti con l'accettatore di banconoie?
    Ripercorrendo la storia (o la preistoria) di situazioni simili se ne possono trovare molte sempre riconducibili agli stessi che oggi si indignano perchè additati come buonisti ma ma che la storia ha già indicato come corresponsabili dell'attuale condizione con cui si pongono come spettatori commentatori privilegiati e strapagati lasciando la croce ai soliti Gestori.

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