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Ristrutturazione rete: selezione «Darwiniana» od evoluzione guidata?

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«CARBURANTI, LA PAURA DI DARWIN»: è un articolo di STAFFETTA di venerdì 17, nel quale si svolgono alcune considerazioni su cui è opportuno – proprio come contributo alla discussione e senza alcun intento polemico - fare qualche necessaria precisazione.

Scrive STAFFETTA che «È quantomeno singolare che un mercato in cui i consumi sono in picchiata continui ad attirare nuovi operatori. La scorsa settimana ENERCOOP ha annunciato un piano di investimenti in nuovi punti vendita – ed è solo l'ultima di una serie di iniziative della GDO. Gli stessi retisti continuano a investire, spesso proprio in connubio con i supermercati, anche se già si iniziano a vedere i primi ripensamenti. Da ultimo, in settimana SARAS ha confermato l'interesse a scendere nel segmento della distribuzione .... Evidentemente, lo spazio per nuovi operatori c'è. E lo spazio è creato proprio da quella parte di mercato che è ingessata e non riesce a competere con i nuovi arrivati. Perché diverse compagnie – e, di riflesso, i gestori dei loro impianti – faticano a essere competitive sul piano del prezzo? Perché i prezzi di fornitura del prodotto sono così diversi da giustificare differenze alla pompa che possono arrivare ai 20 centesimi al litro? Il problema è il costo delle carte sconto o delle campagne promozionali? Quali che siano le inefficienze, sono queste a creare la breccia attraverso cui passano i nuovi operatori.»

Ciò premesso, STAFFETTA conclude: «Negli ultimi anni il mercato dei carburanti è cambiato profondamente: la concorrenza è aumentata, i prezzi si sono abbassati e stanno emergendo nuovi protagonisti. Cercare di fermare questo processo scattando una istantanea dello stato attuale rischia di essere un progetto velleitario. È finito il tempo in cui compagnie, retisti e gestori potevano limitarsi a spartirsi una torta che era abbondante. Forse l'unica alternativa praticabile è tralasciare che il mercato operi una selezione darwiniana degli impianti più efficienti – con la conseguenza che si moltiplicheranno sulle nostre strade gli impianti <colorati> abbandonati a se stessi e gestire questo passaggio con un massiccio ricorso al fondo indennizzi.»

Le precisazioni da apportare non sono poi molte e sono così sinteticamente riassumi­bili:

  • la «selezione darwiniana» è già in corso, e riguarda non già gli impianti che non si chiudono affatto anche se si dovreb­bero chiudere, bensì i Gestori - aspetto assai più drammatico socialmente - i quali sistematicamente sono stati mes­si fuori gioco rispetto alla competizione del mercato con le discriminazioni del prezzo, assoggettati alla più integrale dipendenza economica, ed infine ab­bandonati ai debiti ed al default econo­mico;

  • tale situazione non è assolutamente -se non forse come sottoprodotto del processo - il risultato di un «evoluzio­nismo» naturale del mercato, quanto di un consapevole «creazionismo» del­l’industria petrolifera, che, alla ricerca di allentare l’onere degli investimenti in un settore a margini non più com­petitivi come in passato e, infine, a dovere fare i conti con il problema di una raffinazione surdimensionata, ha essa stessa «creato» le condizioni per fare concorrenza a se medesima;

  • le ragioni per cui lo spazio è aperto a nuovi operatori [che sono tutti - si ba­di bene - figli del sistema] e le moti­vazioni della loro presunta «efficienza» [contrapposta alle inefficienze della re­te tradizionale, e pur tuttavia - si badi ancora bene! - «efficienza» solamente «delegata» per le particolari condizioni di mercato riservate a codesti opera­tori] sono sostanzialmente quelle più sopra accennate e nascono dalle me­desime contraddizioni e flessibilità di questo settore; semmai l’unica partita davvero diversa è quella con l’auten­tico contendente antagonista dell’im­perfetto oligopolio petrolifero che è, a sua volta, un altro forte oligopolista: la Grande Distribuzione Organizzata;

  • nessuno crede più che basti «scattare unistantanea» dello stato attuale della rete [la più liberalizzata (e dovrebbe pur far riflettere!) eppure la più pol­verizzata ed inefficiente d’Europa], e non a caso si propone di andare alla chiusura di almeno un terzo della rete attualmente esistente;

  • presupporre che un simile processo, mai avvenuto in questa misura sulla rete italiana, possa avvenire senza una m-oratoria alla proliferazione della rete non è affatto voler «mantenere in vita delle inefficienze», ma una questione di pura razionalità;

  • non solo da anni i Gestori non parteci­pano ad alcuna «spartizione della tor­ta» [per quanto si tratti di una metafo­ra], ma, in genere, hanno dovuto lottare duramente e per decenni solo per ac­quisire posizioni almeno di più ridotto squilibrio, poi andate perse negli ultimi sussulti del «caos» [non «evoluzione»] del sistema;

  • non v’è dubbio che alla «selezione dar­winiana» va scelta la strada di una se­vera riduzione della rete attraverso am­mortizzatori che accompagnino l’uscita di parte dei Gestori da un sistema che li sta distruggendo [e ricordiamo che ri­sorse ingenti sono state dissipate in ef­fimere campagne di sconti, mentre assai più seriamente avrebbero potuto essere impegnate per chiudere già qualche mi­gliaio di impianti], se non altro perché almeno questo è loro dovuto.

 Fonte: Figisc Anisa News 18/2013

Commenti (4)
  • DONATO I I

    :grin :grin QUALCUNOSI ACCORGE DI NOI??????.........................NON PUO' ESSERE..........SOGNO

  • mario da parma

    un'atro Gestore getta la spugna, di BAsilicagoiano fra pochi giorni abbandona la distribuzione per mancato guadagno,piano piano la ristrutturazione avviene da sola .

  • Un Gestore Agip

    Prima di gettare la spugna provate a rivolgervi ad un legale, ci sono i mezzi per poter tentare di risolvere questa situazione ... mai dare le chiavi dell'impianto

  • gest.eni  - per Gestore agip

    Concordo con te,mai dare le chiavi.
    Se poi un Gestore è discriminato per il prezzo rispetto ai colleghi vicino,le petrolifere possono essere accusate per non rispetto della legge sulla concorrenza e abuso di dipendenza economica.
    Prima di fallire per colpa loro,si può andare sul libero mercato per potere sopravvivere.
    O NO?

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