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O si cambia rotta o non ci sono più spazi per mediazioni- Di Luca Squeri (Figisc) e Stefano Cantarelli (Anisa)

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È previsto per domani l’incontro con la Presidenza dell’UNIONE Petrolifera richiesto dalle Organizzazioni di Categoria dei Ge­stori [si veda Figisc Anisa News N. 14 del 22 aprile 2013] «al fine di mettere sul tappeto, senza alcun velo, le problema­tiche che da almeno quattro anni rap­presentano un ostacolo al fluire di un chiaro   sistema   di   relazioni   industriali».

Alla vigilia di tale impegno [che, va pur det­to!, dimostra una volta di più un ulteriore senso di responsabilità della Categoria che l’ha richiesto - nonostante lo stato di evi­dente conflittualità tra le parti - più che da parte dell’industria petrolifera, che si è li­mitata ad accordarlo], al quale presenzierà una autorevole rappresentanza delle azien­de in qualità di componenti l’organo di Pre­sidenza di Unione Petrolifera, non si può certo da questa parte del tavolo non preav­vertire  da  subito  i nostri  interlocutori che:

1) la crisi dei Gestori è di inaudita gravità e la responsabilità di tale situazione è prima­riamente    del    settore,    per    quanto sia stata ulteriormente aggravata dalla crisi econo­mica più  generale  del  Paese;

2) si tratta dellultima chiamata utile per avviare un tendenziale cambio di rotta per evitare la deflagrazione dello stato di co­se;

3)  nonostante la complessità della situa­zione, non si può pensare che si possa an­cora perdere ulteriore tempo in lunghi tat­ticismi dilatori ed inconcludenti percorsi di confronto in cui la parte più forte tragga solo pretesto per «allungare il brodo» per non   cambiare   nulla;

4)  se il confronto non produrrà alcuna ra­pida tendenza al cambiamento, vorrà dire che non sussistono più spazi di mediazio­ne residui e che si dovranno percorrere strade diverse, ossia che si renderà neces­sario - come già anticipato su queste pa­gine [si veda Figisc Anisa News N. 8 del26   febbraio   2013]   -   «un salto concettuale ed operativo per le Organizzazioni di Cate­goria che dovrà rimettere le urgenze in primo piano attraverso un massiccio ricorso alle iniziative legali collettive ed individua­li». Alle quali, peraltro, ci si è già indirizzati a ricorrere per le specifiche problematiche della viabilità autostradale e che – attraver­so percorsi anche se in una prima fase differenziati tra le diverse sigle sindacali, non per questo in conflittualità strategica tra le medesime – sono in fase di valutazione an­che  per la  viabilità  ordinaria.

Lo stato di crisi dei Gestori è talmente gra­ve e complessivamente diffuso sul territorio da costituire - oltre ad un dramma sociale ed umano inaccettabile - un fattore che po­trà mettere a repentaglio fra pochissimo, a causa della crisi di liquidità e di indebita­mento, l’intero sistema di distribuzione al dettaglio dei carburanti, proprio in quella parte di rete che è non solo la più organica al settore tradizionalmente integrato della filiera petrolifera, ma anche l’ossatura assolutamente maggioritaria del sistema distri­butivo.

Esso si inserisce bensì pienamente in una crisi economica generale che è giunta ormai al suo quinto anno [e di cui non si riesce ad individuare la distanza che ci separa dalla fine del tunnel] e che ha sconvolto la so­cietà nazionale e travolto tradizionali tutele e certezze senza lasciare «zone franche» neppure nei settori più strutturati e più pro­tetti sindacalmente; sei punti di Pil sono stati persi in questi anni, i redditi delle fa­miglie sono caduti di 13 punti percentuali, i consumi di oltre 8 punti, la disoccupazione reale è cresciuta dall’otto al quattordici per­cento, quella giovanile dal 22 al 38 per­cento, la povertà coinvolge il 20 % della popolazione, il tessuto delle piccole e medie imprese ha perso decine e decine di mi­gliaia di attività all’anno, con un ritmo che nell’ultimo biennio ha raggiunto il centinaio di migliaio  di  chiusure  annue.

E tutto ciò in un contesto tutt’altro che li­mitato al nostro Paese, anche se su di esso pesano vincoli ancor più  rilevanti    in ordine al risanamento dei conti pubblici ed alla tenuta del debito sovrano.

Eppure questa generale situazione ha og­gettivamente influito nella crisi più specifi­ca della Categoria dei Gestori solo per una parte, perché una quota maggioritaria è invece senzaltro dovuta alle dinamiche in­terne del settore che si sono scaricate solo «contro» la sua parte più debole, che ha svolto, contro il suo volere, una funzione di «giunto» su cui riversare il peso di tutte le  storture  del settore  stesso.

Costi progressivamente lievitati, strozza­ture del credito, accordi congelati, blocco della contrattazione economica sui margi­ni, disparità nella gestione delle recipro­che partite contabili, disconoscimento del­le situazioni di sofferenza, discriminazioni di prezzo intramarchio: per il conto della crisi si tratta certo di fattori assolutamente importanti, ma non ancora autenticamen­te letali come quelli della reale [non solo apparente] contrazione delle vendite sulla rete e della concomitante decurtazione dei margini contrattati, che hanno costituito il vero  e  micidiale  cocktail.

Ad esempio, la reale – si ripete «reale» -contrazione delle vendite sulla rete dove operano i Gestori è solo per metà il ri­sultato della contrazione dei consumi: l’al­tra metà è la perdita di erogato a favore della rete  indipendente  [no-logo, Gdo].

Una rete indipendente [come più volte evi­denziato] creata dalla stessa industria pe­trolifera per scaricare a terzi l’onere di ul­teriori investimenti nella distribuzione, ali­mentata ed assistita da «condizioni di ces­sione dei prodotti stratosfericamente diver­se nello stesso bacino territoriale di utenza e nello stesso segmento distributivo tra i propri impianti di marchio e quelli della rete no-logo;……differenze di tale entità da tra­scendere di parecchi centesimi/litro sia la remunerazione dei costi sopportati e degli investimenti effettuati ordinariamente sulla rete marchiata [e sulla quale con tutta pro­babilità sono altresì scaricati costi che sa­rebbero propriamente di pertinenza dellex-trarete], sia, per analogia, i margini di con-venzionamento riservati ai retisti che, al pari dei no-logo, operano su impianti di proprietà» [Figisc Anisa News N. 15 del 29 aprile  2013].

Si parla dei prezzi di cessione da extrarete, il cui divario [già estremamente elevato] ri­spetto a quelli applicati al Gestore è, pro­prio negli anni della crisi, mediamente lie­vitato del 50 %, e di una rete indipendente che vale oggi, con tutta probabilità [lo af­fermano suoi esponenti di spicco] più del 10 % della distribuzione in numero di impianti, vicino  al  20 %  per  quota  di  mercato.

Negli anni della crisi ossia dalla fine del 2008 i consumi nella rete complessiva intendendo rete «colorata», no-logo, Gdo, tutti insieme sono bensì crollati di oltre il 10 % [ed il crollo vero è quello dell’ultimo anno, pari a circa sette punti percentuali in un solo colpo], ma la rete dei marchi, ossia la rete «colorata» dove ci sono i Gestori, ha perso il doppio, ossia dieci punti percentuali in più, dovuti alla perdita di competitività della rete stessa ed alla contemporanea e­spansione delle quote di mercato della rete indipendente, che negli stessi anni ha to­talizzato maggiori vendite in ragione di un 78 %, nonostante la crisi dei consumi com­plessiva.

LA CADUTA DELLE VENDITE DELLA RETE COLORATA
E LA CADUTA DEI CONSUMI GENERALI –
2008/2012

flessione_vendite_rete

I Gestori, insomma, hanno perso in questi anni mediamente il 20 % in termini di e­rogato, un dato che diventa addirittura il 37 % - con tutto ciò che un tanto significa per impianti che devono garantire servizi continuati 24 ore su 24 - per le aree di servizio autostradali, crollo cui ha contri­buito anche una diminuzione del traffico nell’ordine  di  8-9  punti  percentuali.

Lerogato medio nazionale di un impianto stradale è sceso in questi anni di crisi da 1,420 milioni di litri a 1,170, quello di un impianto autostradale da 7,500 milioni di litri a 4,720. Un livello di erogati già e­stremamente lontano rispetto alle eccel­lenze di altre reti europee, ulteriormente precipitato sotto quella soglia di sostenibi­lità e giustificazione economica che rela­ziona ricavi e costi di gestione di un’attivi­tà economica in un rapporto tale da con­sentirne la prosecuzione e scongiurarne il default.

Ma nei medesimi anni – e ciò non ha a che vedere con il crollo dei consumi dovuto al­la crisi economica del Paese – si è avuta una decurtazione dei margini accordati dei Gestori, attuata – come è noto – in nome delle politiche commerciali di difesa del mercato delle Compagnie ed imposte ai Gestori con il ricorso della diretta discesa sul   singolo   e   della   acquisizione   delle   adesioni PRIMA di ogni discussione con la con­troparte delle Rappresentanze di Catego­ria.

Tale decurtazione ha pesato – secondo una stima attendibile relativa alle diverse mo­dalità tra Compagnie ed alla diffusione delle forme di servizio self rispetto al totale delle forme di servizio – per una quota media del 30 % del margine base del Gestore, gene­rando un impatto sui ricavi ancora maggio­re della perdita di vendite verificatasi nella rete  «colorata».

CROLLO DEI RICAVI OIL GESTORE E FATTORI DI
CAUSA – 2008/2012

variazioni_ricavi

In sintesi, ad un crollo negli anni della crisi dei ricavi oil di un impianto medio statistico della rete «colorata» stimabile nellordine del 42 %, corrispondono due precisi e som­mabili  fattori  di causa,  identificabili:

  1. nella caduta dei consumi tipica della rete «colorata», che genera perdita di ricavi per circa il 20 % [e che, quindi, pesa per un pomeno del cinquanta per cento sul risultato negativo  finale];

  1. nella decurtazione «forzata» del margine base sacrificato nella guerra della difesa di mercato, che genera perdita di ricavi per circa il 22 % [e che, quindi, pesa per un popiù del cinquanta per cento sul risultato ne­gativo  finale].

Sono questi gli elementi determinanti più rilevanti che hanno scatenato la crisi pro­gressiva ed ora incontenibile delle gestio­ni.

Ciò che è veramente diabolico di tale invo­luzione  è  che:

  1. la diminuzione del margine imposta for­zosamente dallindustria petrolifera ai Ge­stori con la finalità di difendere il mercato non è assolutamente servita a difendere nessun erogato, ed ha anzi sommato gli effetti devastanti di ben due fattori di di­sgregazione  senza correggerne  alcuno,

  1. il mercato che, da un lato, veniva fatto difendere dal Gestore col sacrificio diretto di parte del proprio margine, dallaltro ve­niva di fatto svenduto alle reti indipen­denti dalla stessa  industria  petrolifera.

E se questo vale anzitutto per la rete or­dinaria, ancora più articolate e singolari sono le circostanze che riguardano la rete autostradale, dove la leva disgregante per i Gestori è stata una sistematica discrimi­nazione dei prezzi, pur in prevalente as­senza – se si eccettuano le reti in tangen­ziale - di quelle sollecitazioni di concorren­za che i no-logo esercitano sulla viabilità stradale.

La questione dei prezzi nelle aree di servizio autostradali, infatti, si è modifica­ta e peggiorata ogni volta che le Com­pagnie Petrolifere si aggiudicavano i servi­zi oil, messi a gara dai Concessionari [con obblighi e vincoli sempre più stringenti]; l'effetto che si è andato consolidando è sotto gli occhi di tutti: da una parte le a­ziende necessitate a ridurre marginalità negli impianti vincolati dagli obblighi as­sunti con i Concessionari cui devono es­sere peraltro garantite pesanti royalty], e dall'altra a maggiorare i prezzi nelle aree non ancora vincolate per lucrare il recu­pero di maggiori costi o di minori margini. Tutto ciò usando come cuscinetto il Ge­store, messo sistematicamente fuori mer­cato pur all’interno di una rete di marchio ancora  «protetta».

Le responsabilità della crisi della Categoria sono assolutamente chiare, ed esse vanno – come si è potuto valutare dall’esame delle circostanze appena più sopra illustrate – in primo e totalmente prevalente addebito al­lindustria  petrolifera.

Il quadro dei rapporti interni al settore è stato - proprio in concomitanza con gli anni della crisi - progressivamente svuotato di contenuti e degradato in maniera esponen­ziale: le relazioni tra aziende e Rappre­sentanze dei Gestori sono diventate sempre più occasionali se non nulle e la prassi ordi­naria delle aziende è stata ed è tuttora quella della discesa diretta alle singole ge­stioni, con l’intento dichiarato a) di volersi disfare di ogni istituto di mediazione in a­perta forzatura di tutte le norme che pre­vedono la contrattazione collettiva, e, nel contempo b) di poter esercitare sulle sin­gole imprese - chiaramente in stato di to­tale sudditanza economica ed in preda alle più gravi difficoltà - tutta la pressione diret­ta per imporre le proprie unilaterali ini­ziative commerciali, che hanno sempre un effetto diretto e combinato di compressione del margine del Gestore e di marginaliz-zazione del suo ruolo nel sistema, senza alcuna conseguenza correttiva neppure sul volume  delle  vendite

Con una chiara manovra di elusione delle reali e gravissime urgenze del comparto e nell’intento, al massimo ed al peggio, di ri­solvere d’imperio o, al minimo, di «addor­mentare per stanchezza», il pesante ed ine­ludibile conflitto che divampa nel settore, le aziende si sono ridotte a convocare le Or­ganizzazioni di Categoria solo per rendere note iniziative già unilateralmente assunte, puntando a realizzare un consenso «for­zoso» preventivo da parte dei singoli Ge­stori, mediante le ben note forme di pres­sione, in modo da acquisire una posizione di forza a priori e rendere superfluo o soccom­bente  ogni negoziato.

L’industria petrolifera ha affrontato ed af­fronta, in sintesi questi anni di crisi e que­sto momento assolutamente cruciale del settore,   non   solo   con   iniziative   e   «trovate» che non hanno alcuna utile finalità anti­ciclica e che, anzi, hanno come inevita­bile effetto di spingere fuori dal mercato e dentro al baratro economico le gestioni, ma per di più senza alcuna sostenibile od accettabile strategia che riguardi qualcuno dei punti nodali «che si parli [come ab­biamo già detto un paio di mesi di fa] 1) di mercato per il quale si rincorre solo una logica da guerra autodistruttiva degli erogati, svincolata da qualsiasi ragione­vole valutazione su una reale profittabilità del retail o, 2) piuttosto della struttura della rete - per la quale si propone sola­mente una <selfizzazione> di infimo gra­do, funzionale a non dover intervenire sul­lattuale assetto numerico dei punti ven­dita in attesa che la guerra degli erogati abbia <spontaneamente> decretato la fi­ne degli impianti marginali [o meglio ab­bia definitivamente affondato limpresa del gestore], o ancora, 3), delle relazioni in­terne al settore - per le quali le tecniche sono quelle di sfuggire al sistema di re­lazioni previsto dalle norme di settore, ne­gando contratti, impegni economici e rin­novi di accordi, di intaccare il margine del­le gestioni minando la sopravvivenza del­lazienda, di proporre, infine, alle gestioni stremate e senza via duscita strumenti giuridici <alternativi>, di rilievo econo­mico e giuridico assolutamente indecente [contratti di prestazione o di appalto di servizi, o associazioni in partecipazione di comodo per garantirsi il credito di gestioni spinte  prima  al  fallimento]

Ciò che abbiamo per sommi capi esposto nelle pagine precedenti dimostra con suffi­ciente chiarezza che il default di tante pic­cole imprese di Gestori ed il generale stato di crisi non è un risultato dovuto ad incuria od incapacità gestionale delle medesime, quanto ad una intenzionale e generalizzata azione di progressivo assoggettamento ad una integrale dipendenza economica, di co­stante discriminazione sul piano delle op­portunità di mercato, di arbitraria imposi­zione di condizioni che non possono che portare alla spoliazione delle risorse dell’im­presa su cui viene esercitato un quotidiano abuso  di  dipendenza  economica.

Le responsabilità vanno addebitate altresì alla «politica», ai Governi ed alle Authority del mercato, i cui interventi si sono limitati ad agitare la questione dei prezzi solo in funzione mediatica e ad attivare diverse escalation di supposte quanto inutili «libe­ralizzazioni»  [nel  1998,  2008,  2012]  che:

a) non hanno mai toccato una ristruttura­zione della rete [fase che durò non più di un paio d’anni, dal decreto Bersani del 1998 a quello D’Alema del 1999], della quale, per contro, si è favorita l’ulteriore proliferazione e  dequalificazione;

b) non hanno scalfito vecchi monopòli e ne hanno favorito di nuovi, che hanno trovato ottimi agganci con l’euroburocrazia che or­mai incide radicalmente nel dettaglio delle normative  dei  singoli  Stati;

c) non sono mai intervenuti a mediare real­mente sul piano degli squilibri tra i soggetti del settore, rimandando ad astratte libera­lizzazioni la soluzione dello scontro sociale interno al medesimo, invece di entrare nel merito delle controversie aperte nel conte­sto  temporale  e  specifico  concreto;

d) hanno teorizzato astrattamente sulla così detta libertà del mercato, tranquillamente chiudendo tutti gli occhi sulle violazioni del­le più elementari regole della concorrenza e sui meccanismi diretti ed indiretti che spaz­zano  via  la  parte  più  debole  del  settore.

I Governi, in realtà, hanno ritenuto di in­teressarsi davvero del settore solo per farne cassa: dalla discutibile Robin Tax alla progressione delle imposte sui carbu­ranti, che in questi anni di crisi sono au­mentate del 40 % [tra accise ed Iva] e a cui si deve attribuire la responsabilità dei due terzi degli aumenti dei prezzi al con­sumo intervenuti in questi anni, anni che hanno visto, peraltro, aumentare il peso fiscale in generale di quattro punti [oltre il 56 %] in una fase in cui i redditi dimi­nuivano  di tredici  punti.

In tutto questo contesto nettamente ostile alla Categoria, purtroppo contrassegnato da una drammatica gravità, e malgrado il fatto che le pesantissime responsabilità delle controparti siano tali da non indurre facili aspettative di significativi mutamenti di rotta delle loro posizioni, l’incontro di domani rappresenta pur sempre almeno un’occasione  di chiarimento.

Se un atteggiamento responsabile dei no­stri interlocutori porterà ad utilizzare que­st’ultima opportunità – che pure sarebbe indispensabile anche per ricompattare il settore di fronte ad un Governo finalmen­te formato ed a cui portare le urgenze del comparto – in senso positivo, tanto me­glio, ma se irresponsabilità o strumentale irresolutezza dovessero prevalere, almeno si saprà quale strada imboccare un minuto dopo.

Luca  Squeri - Figisc

Stefano  Cantarelli - Anisa

Commenti (12)
  • donato II

    :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz ..................... :upset :upset :upset :upset ......................... :? :? :? :? :? :?

  • peppe

    "l’incontro di domani rappresenta pur sempre almeno un’occasione di chiarimento." Ecco, chiariranno che ormai hanno deciso la nostra fine. O ce ne andiamo con le buone (e diventiamo guardiani dell'impianto), oppure ci lasciano fallire. Semplice, no?

  • Gestore eni

    tutto questo inutile sproloquio fa capire quanto la Figisc Nazionale sia lontana dai problemi che attanagliano i Gestori.
    Ma è mai possibile che se ne accorgano solo ora?
    O erano in altre faccende affaccendati?

  • si però

    Il racconto è ineccepibile però non capisco il perchè non è stato fatto niente pur avendo visto la eclatante avventura francese avvenuta almeno 30 anni fà?

  • oleoblitz  - paradosso

    le matrigne compagnie petrolifere...tutte e dico tutte...in primis ENI hanno ben pensato di chiedere al Gestore una partecipazione economica alla difesa dei propri impianti...e tutti come pecoroni pensando di fregare il collega vicino hanno detto sìììììììììììììììììì e bravi fessi oramai il casino è iniziato...e adesso???ke si fa??? tutti a piangere ma porc putt sono le stesse compagnie ke danno il prodotto alle pompe bianche e vari supermercati...a prezzi stracciati e glielo danno con pagamenti facilitati e per di più a peso e non a litro, vuoi mettere senza cali...insomma a loro il paradiso e a noi cari colleghi inferno...bhè caz daiiii ce la siamo voluta!!!! non hanno più bisogno di noi come Gestori, se ne strafregano .... e noi??? come idioti continuiamo a mettere le loro divise, a pulire i loro piazzali, a fare sconti ke indebitano ancora di più, e non portano nessun aumento di erogato ma solo debiti...debiti...debiti, continuate così...il futuro è nostro... :grin

  • il Gestore

    1.disdire promozioni
    2.rifare nuovi accordi economici in %
    3. bloccare carte e buoni petroliferi a tempo indeterminato ,fino a che non ci si accorda
    4. se non si inizia ....disdettare sindacati.
    5.la nostra percentuale la trattiamo noi non i sindacati...ricordatevi che quando vogliono vedi ENI ti ricorda di non superare il prezzo massimo perchè regolamentato da accordo sindacale....
    ma quale sindacato sigla accordi per guadagnare meno O BLOCCARE LA POSSIBILITA DI GUADAGNARE DI PIU ?solo i sindacati dei benzinai......
    SVEGLIAAAAAAAAAAAAA.

  • kazunori

    Bla bla bla :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz :zzz le solite menate che leggiamo gia' da un tot su questo forum,ok appurato che la fine e' ormai giunta per la categoria basta lamentarsi si tira avanti finche' si puo' e se non ci stai piu' dentro chiudi prima di indebitarti .e basta.Sia chiaro che tra noi Gestori ci sono alcuni che non sanno nemmeno fare una O con il bicchiere e questi sono i primi che devono chiudere poi arriveremo anche noi.

  • gest eni

    ai dirigenti eni.... eliminate questa stramaledetta campagna promozionale (carta si) ci sta distruggendo ulteriolmente bastaaaaa

  • Alex

    Tutto questo è accaduto, ed accade perchè i sindacati si sono sempre accontentati delle bricciole.
    A prescindere della critica, giustamente dovuta,
    in un azienda che si ripetta, quando all' orizonte si intravede una flessione del mercato, la prima cosa si previene riducendo le spese SUPERFLUE , non come le compagnie petrolifere che hanno ridotto le manutenzioni. ma trovando un modo più economico di farlo, riducendo gli sprechi delle campagne promozionali, che non producono profitto tranne che a pochi,
    ci sono stati contributi e campagne per incentivare il risparmio energetico e le compagnie non ne hanno colto l'occasione, tanto chi paga le bollette sono quell'ammasso di pecoroni di Gestori.
    Qualcuno ha mai fatto sorgere il dubbio del costo di una campagna promozionale e del suo ritorno economico ?
    Se la grana non c'è per il Gestore,
    non devono esserci nemmeno i regali per i clienti !!
    Si fanno campagne promozionali su altri settori, dove il Gestore non centra niente, ma in ogni cao il Gestore deve anticipare il premio, solo con l'idea di una presunta vendita. vedi premi hai ipendenti eni, stogit, contratti di fornitura di energia elettrica eni.
    Se un regalo la comagnia voleva fare hai suoi, poteva sempre mandargli dei buoni carburante, mentre no !!! Prferisce dargli i punti sulle schede promozionali tanto li paga uello stupido del Gestore, e se prova ad opporsi, gli contesta persno il rimborso.
    Quello che non si paga, non si apprezza.
    Se il Gestore venva pagato come merita, al posto di collezzionareun sacco di diritti che nessuno rispetta, oltre ad essere appezzato di più, venivano onorati anche i dritti, non solo i doveri.

  • osvaldo 45

    Ottimo il quadro generale esposto , riassumendo in modo chiaro il momento in cui ci troviamo. Cose peraltro, in modo più frazionato, che sono il tema del quotidiano delle discussioni e dei pensieri della categoria. Non conosco lo spirito che ha spinto la concessione di un incontro da parte di Unione Petrolifera , ossia se con spirito dialogante o preclusione a priori , quel che è certo che un minuto dopo l'incontro , in assenza di impegni concreti ed evidenti bisogna effettivamente fare il "salto concettuale" in maniera unitaria e immediata. Ribadisco unitaria , per la rilevanza che può assumere a livello unitario , e immediata per la situazione di estrema gravità delle gestioni che si trovano oltre ogni possibile tempo supplementare che Compagnie e U.P. vorrebbero imporre. Non si corra la tentazione di attendere mediazioni ministeriali e neogovernative perchè sappiamo per esperienza come va a finire.
    O esiste la manifesta e immediata volontà di U.P. ad aperture serie e fattibili e immediate , o si è capito per l'ennesima volta il punto di arrivo a cui puntano. E in questo caso ogni ora persa è una gestione costretta a fallire.
    Per ultimo ricordiamoci la primogenitura della "class Action" ascrivibile a Fegica , ma non dimentichiamoci della adesione unitaria che credo si stia creando e che renderà questa iniziativa il muro di contenimento al disastro totale delle gestioni.

  • gest.eni

    Questo dovrebbe essere l'ultimo incontro per mettere la cose in chiaro.
    NON SI PUO'PIU' ASPETTARE,LA SITUAZIONE DEI Gestori E'DRAMMATICA.
    Certo che le associazioni di categoria potevano svegliarsi prima.
    Se stavolta le petrolifere non daranno una risposta chiara e utile ai Gestori,SI DOVRA' RICORRERE A FORME DI LOTTA ESTREME,COME SONO ESTREME LE CONDIZIONI ATTUALI DEI Gestori.
    E speriamo che qui non caschi l'asino.
    L'asino potrebbe essere rappresentato da molti Gestori che come in passato si sono sfilati dalla lotta sperando nella benevolenza dell'assistente rete.Tanto saranno i primi a fallire.
    Questo è il momento dell'UNITA' o si fallisce.
    La responsabilità sarà solo nostra.

  • Angelo

    Ricordatevi che gli ACR non si sono presentati da voi con una pistola carica ma con un semplice contratto in mano da firmare.Se non avete firmato non siete ancora morti ,ma se lo avete fatto vi siete suicidati di sicuro!!!!!!!!!
    Un operaio della manutenzione mi ha chiesto come mai pur essendo arrivate le nuove pompe (facciata self e facciata servito)destinate al mio impianto è da mesi che aspetta di venire a montarle!!!!!
    Indovinate per quale motivo?

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