Carocarburanti: regali di fine legislatura del governo ai petrolieri

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Mentre i prezzi continuano ad aumentare, varati due decreti ministeriali che autorizzano i prezzi civetta sugli impianti e nascondono i margini industriali e il vero “stacco italia”

Le Organizzazioni di categoria dei gestori -Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio-denunciano il ripetersi della solita, vecchia pratica: a fine legislatura, si coglie la distrazione dellinformazione e dellopinione pubblica per dispensare regali ai soliti noti

Mentre i prezzi dei carburanti continuano ad aumentare -indipendentemente dalle quotazioni dei mercati internazionali- sotto la pressione delle compagnie petrolifere, proprio queste ultime sono le beneficiarie di due differenti decreti varati dal Ministero dello sviluppo economico allultimo momento.

Il primo, datato 23.11.12, è stato concepito per cancellare con un colpo di spugna lo stacco Italia, vale a dire quel differenziale che esiste tra i prezzi praticati in Italia e la media di quelli europei, attraverso una semplice operazione di maquillage del metodo di rilevazione.

Operazione che sarebbe dovuta servire, nelle intenzioni, da una parte al Governo, per intestarsi il merito di una -solo apparente- discesa dei prezzi italiani, e dall’altra ai petrolieri, per allentare la pressione di informazione e consumatori.

Al danno, però, si è aggiunta la beffa.

Dalle prime rilevazioni effettuate dal 1° gennaio, data dalla quale è andato in vigore il DM, emerge che lo “stacco Italia” è rimasto sostanzialmente identico al passato, mentre il margine industriale delle compagnie è in aumento: vale a dire che i petrolieri non hanno resistito alla tentazione di intascarsi la differenza.

Il secondo DM, firmato dal Ministro Passera il 15 gennaio scorso, consente alle compagnie di rendere visibile dalla strada solo il prezzo più basso praticato nell’impianto, lasciando che, una volta attirato dentro dal richiamo esposto, lautomobilista debba poi districarsi in una vera e propria giungla di cartelli e di erogatori.

Una giungla fatta di 15 prezzi di importo anche di 10 cent e oltre più alti di quello pubblicizzato: una realtà che non esiste in nessun altro Paese, europeo e non, nei quali esiste un solo prezzo, bene identificabile e pubblicizzato, dentro e fuori l’impianto.

Si tratta di una legalizzazione, a tutti gli effetti, dell’utilizzo indiscriminato del prezzo civetta, della più completa opacità delle informazioni per i consumatori e delle tecniche tipiche del messaggio ingannevole.

Anche qui, al danno si aggiunge la beffa: il DM prende infatti le mosse da una norma che il Legislatore ha così intitolata: “miglioramento delle informazioni al consumatore sui prezzi dei carburanti”.

Si tratta di provvedimenti gravissimi -concludono Faib, Fegica e Figisc- che falsano i più elementari principi di mercato e concorrenza, frustrando ogni tentativo di rendere più trasparente per i consumatori il prezzo dei    carburanti    e    favorendo    sfacciatamente    comportamenti    e    rendite    delle    compagnie     petrolifere impegnate a marginalizzare e letteralmente mettere sul lastrico i Gestori con politiche commerciali gravemente discriminatorie, sui quali appare urgente ed indispensabile che tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale prendano le distanze ed il conseguente impegno alla loro profonda revisione.


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