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Figisc: una risposta sul prezzo amministrato: prima di tutto, il Gestore

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Alle rappresentanze di categoria dei gestori un redazionale di Staffetta di venerdì 23 novembre rimprovera di continuare a produrre «nuove illusioni date in pasto ai gestori», e ne cita una articolata serie quali «Libera la benzina», il concetto di intangibilità del margine del gestore e, buona ultima e più attuale, la nostra richiesta di ritorno ai prezzi amministrati [che, peraltro, nuova non è perché formulata cinque mesi fa]. Senza polemica, rimandiamo però garbatamente al mittente – con cui, per inciso, ci troviamo spesso in assonanza con molte altre analisi - questo appunto, cogliendo anzi l’occasione per sviluppare un   ragionamento complessivo.

Ma prima è corretto anche rettificare una volta per tutte [non è, infatti, la prima volta che viene così rappresentato] un inciso che riguarda un inesistente nesso tra i gestori e la fiscalità sui carburanti. È errato imputare l’ultimo aumento di accise [pari a +0,42 cent/litro in data 11 agosto 2012] alla «stabilizzazione del bonus fiscale dei gestori». La strutturalità del bonus è coperta finanziariamente SOLO dai commi 4 e 6 dell’articolo 34 della legge 183/2011: a fronte di fabbisogni per 41 milioni di euro nel 2012 [24 erano già coperti dal «mille proroghe» 2011] a far data dal 1° gennaio 2012 l’aumento di accisa fu pari a 0,001 euro/litro, aumentati «a» [e non «di»] di 0,0015 dal 1° gennaio 2013 per fabbisogni stimati nel 2013 pari a 65 milioni di euro.

ALTRA COSA sono i 65 milioni di euro finanziati con l’aumento dell’11 agosto, in forza di quanto stabilito dall’articolo 30, com¬ma 33 della stessa legge 183/2011, con finalità, dunque, che nulla hanno a che vedere con il bonus dei gestori.

Aggiungiamo – per paragonare doverosamente gli ordini di grandezza in maniera corretta – che quando venne istituito il bonus valeva l’1,6‰ [1,6 PER MILLE] dell’accisa sulla benzina ed il 2,1‰ di quella sul gasolio ed oggi pesa ancor meno: l’1,4‰ dell’accisa sulla benzina e l’1,6‰ di quella sul gasolio.

E, ciò precisato, torniamo, come si dice, al nocciolo della questione, che si condensa in questo concetto: i Gestori e le loro Organizzazioni si sono per decenni «prestati» fin troppo responsabilmente in maniera non corporativa [e, aggiungiamo, ben oltre la finalità istituzionale di tutela della Categoria] a farsi carico di suggerire ipotesi giuste o sbagliate, o financo «illusorie» che fossero, di riforma del settore [dalla razionalizzazione della rete, alla contrattualistica, alla liberalizzazione alla facoltà di «fare» il prezzo finale], hanno contribuito di tasca propria [volenti o piuttosto costretti per salvaguardare il proprio lavoro, non certo i propri margini] alle iniziative di contenimento dei prezzi, ed oggi sono ridotti ad essere umiliati, marginalizzati, indebitati fino alla collottola, ritenuti una palla al piede del sistema e pronti per essere rottamati ed espulsi dallo stesso. Quale ulteriore prova di responsabilità, o, meglio, che diavolo si pretende ancora da loro?

Non crediamo si possa pretendere che queste Persone, le loro imprese, i loro dipendenti, le loro famiglie, possano farsi carico di risolvere una malefica equazione impossibile che soddisfi sul prezzo e la politica fiscale di appropriazioni infinita dello Stato [socio al 55%], e la quadratura dei conti del mercato interna zionale [socio al 35 %] - ivi incluse le sacche di speculazione dei «mercati di carta» che vi sono connesse -, e i conti di aziende petrolifere che non hanno più strategie, e l’allargamento del libero mercato, e la soddisfazione degli operatori indipendenti [e magari anche dei «poveretti» della Grande Distribuzione, oligopòli in nulla diversi da quelli dell’industria petrolifera], e la fasulla «selfizzazione» della rete, e via   enumerando.

Per questo, man mano che il contesto si è andato degradando, man mano che tutti i fattori si sono incattiviti, man mano che si rendeva ormai chiaro l’inutile blaterare sulle prospettive possibili che venivano dalle controparti, dalla politica, dai governi e quant’altro, le Organizzazioni di questa Categoria hanno cercato di elaborare via via proposte, parole d’ordine, iniziative, per cercare almeno di parare dai colpi, per cercare di dare una prospettiva, o anche una speranza possibile, alla loro gente, ossia   ai Gestori.

Così è, ad esempio, per i prezzi amministrati.

Sulla quale ultima, va detto che il ragionamento che vi sta alla base è semplice e persin banale: uno Stato che vuole cavare le uova d’oro dal sedere di questo settore non può accontentarsi di aumentare le accise, ossia i prezzi, a dismisura senza porsi la responsabilità di tutto ciò che accade «davanti» e «dietro» la facciata: la compressione dei consumi e dei margini, l’effetto congiunto della pressio¬ne fiscale e degli alti prezzi interna¬zionali senza misure di contenimento e correzione degli effetti più distorcenti di questa letale concomitanza, e, nel contempo, continuare a riempirsi la bocca di liberalizzazioni che, in una situazione del genere, non sono [a meno che non ci prendiamo in giro] misure di crescita di un bel nulla.

Ed in questo contesto, per arrivare a ciò che più ci interessa, non si può tranquillamente lasciare che il mercato spazzi via la parte più debole del settore. E se lo Stato è abbastanza determinato per spremere imposte crescenti che fanno crescere i prezzi, lo sia, a questo punto, anche per gestire gli altri fattori del prezzo, margine del Gestore incluso.

Non si può fingere di essere liberisti, quando per tutto il resto la pesantezza dello Stato nazionale [ma anche di un’Europa comunitaria cui ormai tutto è devoluto] si tocca con mano ogni giorno.

Illusioni, forse, ma almeno il diritto di chiarire le cose e quello, sacrosanto, di difendere la Categoria di fronte al generale   disinteresse.

Del resto – indugiando ancora sul concetto di «illusione» - che altro sono se non illusioni [meglio «prese per i fondelli»] tutte le chiacchiere sui prezzi da abbassare quando altro non si fa che caricarne la componente fiscale, tutte le favole sulla rete che non si ristruttura mai e si continua a far proliferare [dopo la batosta dei consumi del 2012, l’erogato medio per impianto scende a 1,2 milioni di litri], su una selfizzazione che è solo una proroga di impianti obsoleti e su cui non si investe più nulla, sulla competività dei no-logo che oggi offrono un prezzo più basso solo perché sono una nicchia che gode di prezzi di acquisto da extrarete e più bassi perché l’industria petrolifera scarica tutti i costi solo sulla rete, le fole sulla rottura di vecchi monopòli funzionali a costruirne di nuovi, e via elencando.

Illusioni, appunto, che vengono, per di più, date in pasto a tutto il Paese e non solo ad una Categoria. Un gioco di bussolotti – e riprecisiamo che non stiamo assolutamente polemizzando con gli amici di Staffetta - che non può neppure lontanamente essere messo in relazione con ciò che abbiamo ancor più il dovere di difendere oggi, senza rinunciare alla speranza, alla chiarezza, e nello stesso tempo alla determinazione di chi ha già proposto di tutto per uscire dal pantano e che oggi deve lottare solo per   se stesso.

Fonte; Figisc/Anisa news 49/2012

Commenti (2)
  • Andrea B.

    Gran bella risposta all'articolo di staffetta.
    Avevo appena finito di leggere l'articolo di staffetta , rimanendo perplesso sulle posizioni prese , che subito dopo ho letto questo di figisc concordando con quanta precisione e puntualità si è ribattuto.
    Sarei curioso di leggere una replica di staffetta che molto spesso è stata attenta alle posizioni dei Gestori , ma che questa volta non ha colto assolutamente nel segno , ovvero ha preso una posizione stranamente pro-compagnie.

  • peppe

    lo Stato dovrebbe semplicemente provare a snellire le procedure di bonifica dei siti, relativamente SOLO ai distributori di carburante e agli idrocarburi, per consentire l'accompagnamento all'uscita , con adeguati e dignitosi risarcimenti , degli impianti obsoleti e improduttivi che le compagnie intendessero chiudere, con buona pace di total self e cazzate varie. E' l'unico vero ostacolo ad un ammodernamento della rete . Le compagnie non chiuderanno impianti finchè dovranno procedere alla bonifica del sottosuolo secondo gli schemi, diversi da Regione a Regione, che presentano costi STELLARI. Pensate che l'impianto che gestisco , che esiste dal 1968 , più volte rimodernato, presenta tuttora un costo relativo al piano di caratterizzazione presentato anni fa che supera il milione di euro. Immaginate, se fosse improduttivo, se e quando la com pagnia si azzarderebbe mai a chiuderlo. Piuttosto lo darebbero a oltranza al coglioncino di turno con tanti sogni e facendogli tante promesse di ulteriori ammodernamenti, e manterrebbero il milioncino nelle loro tasche......ma se la bonifica ne costasse centomila, magari ci potrebbero fare un parco o del verde attrezzato, cedendolo al Comune dove operava. Lo so, è fantascienza......

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