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Figisc Anisa News 41 - 2012

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Pubblichiamo integralmente di seguito, con dei brevissimi commenti specifici la parte della segnalazione inviata da An­titrust a Governo, Ministero dello svi­luppo  economico e Presidenti di Senato e Camera, che riguarda direttamente il settore distribuzione carburanti:    

«DISTRIBUZIONE CARBURANTI

Cosa è stato fatto e grado attuale di apertura dei mercati

Le misure di liberalizzazione del settore hanno riguardato sia l’accesso, sia l’eser­cizio dell’attività di distribuzione carburan­ti. Con riferimento all’accesso al mercato:

i l’articolo 83-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, ha eliminato i vincoli esistenti all’apertura di nuovi impianti (di­stanze e superfici minime); i l’articolo 17, comma 5, del d.l. n. 1/ 2012, ha previsto che lapertura di un im­pianto non può essere subordinata alla presenza obbligatoria contestuale di più tipologie di carburanti.

In   relazione all’esercizio dell’attività,  il  d.l. n.  1/2012 ha liberalizzato: 

le forme contrattuali relative ai rapporti tra proprietari e gestori degli impianti (ar­ticolo 17, comma 2);

gli impianti totalmente automatizzati (ghost), ma solo al di fuori dei centri abitati (articolo 18);

É la vendita presso le stazioni di servizio di ogni bene e servizio, inclusi i tabacchi (articolo 17, comma 4).

Commento: in questi passaggi, in partico­lare sulla questione della non obbligato­rietà di impianti multiprodotto e su quella dell’estensione degli impianti ghost, è già molto chiara la posizione di forzatura in­terpretativa dell’Authority rispetto alle stes­se  norme  della  legge  sulle  liberalizzazioni.

Altro obiettivo delle norme di riforma del settore è stata la chiusura di impianti pic­coli, inefficienti e spesso in contrasto con le normative urbanistiche (c.d. impianti in­compatibili). A fronte dell’inerzia sia delle Regioni sia dei Comuni in materia, l’articolo 28, comma 4, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, ha imposto in capo ai Comuni l’obbligo di individuazione e chiusura degli impianti incompatibili entro 120 giorni dal­l’entrata in vigore della legge di conversione dello stesso decreto. Questo termine è tut­tavia trascorso senza risultati apprezzabili.

Sono stati, infine, stabiliti i criteri per la co­stituzione di un mercato all'ingrosso dei carburanti (articolo 17, comma 2, d.l. n. 1/2012). L’apertura del mercato generata dalle misure fin qui adottate ha indotto l’in­gresso di nuovi operatori (pompe bianche e GDO). Il livello di ristrutturazione della rete è tuttavia ancora insoddisfacente (in termi­ni di numero di operatori, oltre 24.000, e di erogato medio).

Misure già previste ma ancora da attuare

Per incentivare le chiusure di impianti inefficienti il d.l. n. 1/2012 ha previsto un nuovo finanziamento del Fondo per la ra­zionalizzazione della rete (istituito dal de­creto legge 11 febbraio 1998, n. 32). Il Ministero dello Sviluppo Economico deve stabilire, con un decreto non ancora adottato, criteri e modalità di funzionamento del Fondo. Si auspica che tale decreto sia prontamente emanato e contenga sia una penalizzazione (sotto forma di contribu­zione al fondo progressivamente crescen­te) per chi non chiuda gli impianti di­chiarati incompatibili, sia un premio (mag­giori contributi alla chiusura) per i gestori che autocertifichino l’incompatibilità del loro  impianto.

Commento: da un lato l’Authority chiede, con una evidente ovvietà, l’applicazione delle norme per la chiusura degli impianti incompatibili, dall’altro continua a chie­dere l’assoluta eliminazione di qualsiasi vincolo alla realizzazione di nuovi impianti, cioè all’ulteriore proliferazione, anche in modo non qualificato, di una rete già so­vradimensionata.

Nei prossimi mesi, il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà definire le for­me contrattuali per i rapporti tra compa­gnie petrolifere e gestori. Al riguardo, si auspica che il Ministero si limiti a pre-vedere, in negativo, le forme contrattuali eventualmente da escludere, lasciando al­la libera negoziazione tra ogni società e ciascun gestore la definizione delle con­crete modalità di contrattualizzazione.

Commento: in questo devastante passo, l’Authority esige l’affossamento definitivo di ogni contrattazione collettiva, di ogni concertazione  e  tipizzazione,  e  sancisce  un rapporto diretto tra aziende e singolo ge­store, senza alcuna intermediazione ovve­ro compensazione della evidente disparità di potere contrattuale.________________________

In merito alla conoscibilità dei prezzi praticati dal singolo impianto, l’articolo 51 della legge 23 luglio 2009, n. 99, preve­deva che il Ministero per lo Sviluppo Eco­nomico istituisse una banca dati pubblica di tutti i prezzi praticati (senza ulteriori oneri per il bilancio pubblico). Si reitera al ri­guardo l’auspicio di un tempestivo adem­pimento di questo obbligo di legge.

Commento: consueto, quanto ripetitivo, richiamo alla questione della pubblicità dei prezzi, che è già stata declinata in tutti i modi possibili, e che in se non risolve alcun problema del settore né per gli utenti né per gli operatori._________

Cosa resta da fare

1)  Chiusura degli impianti incompatibili

Al fine di indurre i Comuni a individuare e chiudere gli impianti incompatibili, si au­spica l’adozione di una norma volta ad at­tivare i poteri sostitutivi delle Regioni e dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, nei confronti dei Comuni che non provvedes­sero autonomamente entro un termine congruo (e perentorio) alla individuazione e alla chiusura degli impianti incompatibili. L’attivazione di tale potere sostitutivo de­riverebbe dal mancato rispetto, da parte degli Enti locali, delle norme in tema di si­curezza ed incolumità pubblica, essendo gli impianti incompatibili non conformi alle nor­me del codice della strada.

2)    Eliminazione di restrizioni allesercizio dellattività di distribuzione carburanti

In materia di restrizioni all’accesso, l’ar­ticolo 17, comma 5, del d.l. n. 1/2012 ha vietato l’imposizione dell’obbligo asimme­trico di distribuire diverse tipologie di car­buranti laddove tale obbligo comporti osta­coli tecnici  o oneri  economici  eccessivi  e non proporzionali alle finalità dell'obbligo. Tale norma deve essere, ad avviso del­l’Autorità, emendata al fine di: i da un lato, impedire limposizione ai nuovi entranti di vincoli di altro tipo (ad esempio la dotazione di impianti fotovol­taici, di videosorveglianza), che perman­gono in molte normative regionali; É dall’altro, eliminare ogni condizione al divieto di obblighi asimmetrici che potreb­be essere interpretata in maniera stru­mentale e restrittiva.

Commento: in sintesi, si esige da parte dell’Authority la rimozione di tutti vincoli alla realizzazione di nuovi impianti, sia pu­re imposti da norme di tutela ambientale o di sicurezza o di qualità; insomma, ogni porcheria  può  andar  bene.

Parimenti, andrebbe eliminata la limitazio­ne alla localizzazione degli impianti com­pletamente automatizzati (ghost), intro­dotta dallarticolo 18 del d.l. n. 1/2012, che  appare  del  tutto  ingiustificata.

Commento: l’Antitrust, senza tanti giri di parole, si pronuncia per una totale «gho-stizzazione» della rete e la conseguente scomparsa    dell’intera    Categoria:  afferma zione devastante da vera macelleria so­ciale.

Infine, appaiono ingiustificate le restrizioni all’esercizio della  rivendita di tabacchi presso gli impianti di distribuzione carbu­ranti introdotte dall’articolo 8, comma 22-bis, del d.l. n. 16/2012, così come con­vertito dalla l. n. 44/2012, consistenti nel­l’imposizione di: i) un regime di dipenden­za, nelle forniture delle rivendite di tabacchi presso gli impianti di distribuzione carbu­ranti, dalle rivendite di tabacchi ordinarie; ii) un obbligo di predisporre uno spazio chiuso dedicato, avente una superficie non inferiore  a  30  metri  quadrati.

Commento: non ci voleva granché per co­gliere che sui tabacchi era stata fatta una «controriforma»:  un’ovvietà.

Proposte  operative

  1. Al fine di incentivare la chiusura di im­pianti di distribuzione carburanti incompa­tibili, si auspica l’adozione di una norma primaria volta ad attivare i poteri sosti­tutivi, in primis della Regione e, in caso di inerzia di quest’ultima, del Governo, con­formemente a quanto previsto dall’articolo 8, comma 1, l. n. 131/2003, nei confronti dei Comuni che non provvedessero auto­nomamente entro un termine congruo (e perentorio) alla individuazione e alla chiu­sura degli  impianti  incompatibili.

  2. Al fine di rimuovere ogni vincolo residuo frapposto da normative regionali all’aper­tura di nuovi impianti di distribuzione car­buranti, all’articolo 17, comma 5, del d.l. n. 1/2012, dovrebbe essere introdotto il divie­to di prevedere qualsiasi altro obbligo asim­metrico (dotazione di impianti fotovoltaici, di videosorveglianza, ecc), nonché elimi­nata lultima parte del comma 5se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non propor­zionali  alle  finalità dell'obbligo»).

  3. Al fine di liberalizzare pienamente l’at­tività di impianti completamente automa­tizzati,   allarticolo   18   del   d.l.   n.   1/2012   andrebbe eliminato il vincolo alla localizza­zione («posti al di fuori dei centri abi­tati»).

  4. Al fine di liberalizzare l’attività di ven­dita di tabacchi presso gli impianti di di­stribuzione carburanti, andrebbe abrogato il comma 22-bis, dell’articolo 8, del d.l. n. 16/2012, così come convertito dalla l. n. 44  /2012.»

Commento: l’Authority, insomma, da un lato richiede la rimozione degli impianti in­compatibili (una minoranza della rete), dall’altro chiede la liberalizzazione assolu­ta della rete (ossia teoricamente senza li­miti estensivi, all’infinito), ritenendo per di più inutile ed anticoncorrenziale anche la presenza di prodotti ecocompatibili negli impianti; si preoccupa che nuovi operatori entranti debbano investire troppo in qua­lità sulla rete, mentre richiedendo una re­te ghost non si preoccupa affatto di e-spellere dal settore tutta un’intera Cate­goria.

Questa nostra sintetica lettura potrà an­che sembrare schematica, o perfino rozza, a più fini interpreti delle tematiche giu­ridiche delle liberalizzazioni, ma la sostan­za è:

che tutte queste finezze si esercitano sulla pelle dei Gestori, ai quali viene indicata, neanche tanto delicatamente,
la porta di uscita dal settore;______________ 

che tutti questi interventi, sospesi tra contraddizione, ovvietà e devastazione, non risolvono assolutamente nulla in merito ai limiti del sistema distributivo del settore.

Meglio perciò - sia pure con qualche roz­zezza - indicare chiaramente con chi e cosa abbiamo a che fare.

CANTARELLI,  ANISA: FUGHE  DALL’AUTOSTRADA, TAMOIL  SULLA  A-3 HA GIÀ FATTO I BAGAGLI

«Abbiamo appena denunciato che lin­dustria petrolifera - dopo avere deva­stato il comparto autostradale con le proprie scelte commerciali, ed aver por­tato i Gestori delle aree di servizio alla disperazione medita senza pudore di abbandonare il settore, che già abbia­mo lesempio concreto di una Azienda che ha fatto [sia pure con certo preav­viso] armi e bagagli e se n’è andata, la­sciando   dietro   vuoto   e   macerie.»

Così commenta Stefano Cantarelli, Presidente Nazionale Anisa Confcom-mercio, l’interruzione del servizio di fornitura attuato da Tamoil Italia SpA su ben quattro aree di servizio dell’au­tostrada   Salerno-Reggio   Calabria   A3.

Le aree di servizio interessate sono quattro: quelle di Cosenza Sud, Fra-scineto Sud, Rogliano Nord e Rogliano Sud. In luglio, Tamoil ha annunciato di voler riconsegnare ad Anas le predette quattro aree a far data dal 27 set­tembre, cosa puntualmente avvenuta con l’interruzione del servizio all’uten­za automobilistica per mancata forni­tura di prodotto e la sospensione for­zata dell’attività delle quattro impre­se di gestione, che vedono oggi com­promessa la continuità del lavoro ed i livelli occupazionali [il personale è in­fatti provvisoriamente a casa], senza che alcun intervento sia stato nel frat­tempo adottato per trovare almeno soluzioni provvisorie per la continuità dell’esercizio e la definizione di come operare   per   il   futuro.

Anisa, unitamente a Faib e Fegica ha interessato nei giorni scorsi su questa gravissima situazione [che non ha al­cun precedente sulla rete autostrada­le nazionale] i Ministeri competenti, l’ANAS e la Prefettura di Cosenza.

La decisione di Tamoil è da mettere in relazione al contesto sempre più degra­dato della tratta e di tutte le attività che in essa vengono svolte, con una caduta gra­vissima dei consumi oil e non oil, anche a causa dell'ultra decennale regime di pro­roga nel quale gli affidamenti dei servizi continuano ad essere rinnovati da Anas di anno in anno, alla perdurante incomple­tezza dei cantieri aperti, alle condizioni di generale insicurezza, sotto tutti i profili, della tratta.

Solo dal 2003 al 2011 le vendite nelle a­ree di servizio della provincia di Cosenza hanno avuto un decremento del 33 %, mentre nel 2012 si stima un ulteriore collasso di oltre il 30 % rispetto all’anno precedente. Di fatto, dopo la «fuga» di Tamoil, il servizio è dimezzato del 50 %: da otto  a  quattro  aree  di servizio  attive.

«Se alle aziende, che portano una abbon­dante  parte della  responsabilità di quanto accade non solo sulla A3, bensì sullintera rete nazionale autostradale, è stata con­cessa la scorciatoia irresponsabile dellab­bandono» denuncia il Presidente Anisa «cosa rimane ai Gestori che hanno dovuto operare con margini inadeguati e pro­gressivamente intaccati dalle spese, che hanno dovuto garantire servizi continuati, con impiego di personale il cui costo non è da tempo remunerato a causa degli erogati in caduta libera? La storia della A3 è un segnale  tragico  per tutta  la  rete.»

IN  UNIONE  EUROPEA  LO «STACCO»   DEL  PREZZO INDUSTRIALE  NONÉ  CERTO UNA  ANOMALIA  ITALIANA

Sul così detto «stacco» del prezzo indu­striale dei carburanti tra l’Italia ed il re­sto dell’Unione Europea si sono spesi fiumi di inchiostro e si sono alimentate infinite polemiche, si sono attivate pro­poste di legge ed avviate ulteriori libe­ralizzazioni [senza cogliere, beninteso, le radici autentiche del problema], sulla base della enfatizzazione di una pre­sunta [quanto insussistente] «anoma­lia»   prettamente   nazionale.

Per di più tacendo del fatto che la pri­ma autentica anomalia italiana [con ciò intendendo un fatto «unico» che non ha riscontri analoghi nel contesto di riferi­mento] è il carico fiscale che grava sui carburanti [l’Italia ha la più alta fisca­lità      sulla  benzina  e  la  seconda per il 

gasolio], resta comunque il fatto che neppure i calcoli per definire lentità di tale «stacco» almeno per quanto ri­guarda   la   benzina sono   corretti.

Esso è infatti computato senza tenere conto delle addizionali di accisa regio­nali che, nel tempo, sono venute as­sumendo un peso sempre più rilevante sulla quantità dei consumi comples­sivi.

Nel 2011, infatti, le addizionali regio­nali hanno pesato nella media nazio­nale per un ulteriore centesimo/litro [IVA compresa] sul prezzo finale, e nel 2012 per 1,5 centesimi/litro [sempre IVA compresa]. Un dato che, corret­tamente   riportato,   riduce   da   4,1   a   3,110   «stacco» medio della benzina nel 2011 [il 25 % di meno, insomma, del dato «ufficiale» comunitario calcolato sulla media dei diciassette Paesi di a­ rea monetaria euro] e per il 2012 da 2,4 a 0,9 centesimi/litro [ossia una ri­duzione del 63 % del dato «ufficiale» comunitario].

Per il gasolio, su cui non interferiscono addizionali regionali di cui tenere con­to nel computo, lo «stacco» si è ri­dotto di un terzo nel 2012 rispetto al 2011, passando da 4,0 a 2,7 centesi­mi/litro.

Di più ancora: se siamo stati abituati a sentir parlare dello «stacco» nazio­nale come una «anomalia» tutta pro­pria del Belpaese, andiamo a verifica­re quanti e quali altri «stacchi» si ri­trovino in altre realtà dell’Unione Eu­ropea,   calcolati   sulla   media   del   2012.

11  calcolo è effettuato sulla media del prezzo industriale di ciascun prodotto nell’area comunitaria a valuta euro, e costituisce una media delle 38 rileva­ zioni settimanali dei prezzi ed imposte effettuate dalla Commissione Europea
nel  corso del 2012.

Gli stacchi sono, ovviamente, sia posi­tivi    che    negativi    [ossia il prezzo industriale di questo o quel Paese è supe­riore od inferiore alla media ponderata calcolata dalla Commissione per il rela­tivo importo con segno «più» o «meno» esposto   in   tabella].

stacco_italia

Per la benzina, nove Paesi su ventisette presentano uno «stacco» con il segno «più», uno solo con segno eguale [ossia il suo prezzo industriale corrisponde al­la media] e diciassette uno «stacco» a segno «meno». Il valore medio per lI­talia [+0,009 euro/litro] è allottavo po­sto in ordine decrescente ed ai primi posti si registrano «stacchi» con un va­lore quattro/cinque volte superiore. Per il gasolio, invece, sono ben quattor­dici su ventisette [quindi più della me­tà] i Paesi che presentano uno «stacco» con il segno «più» e tredici uno «stac­co» a segno «meno». Il valore medio per   lItalia [+0,027   euro/litro]   si   colloca al quinto posto in ordine decrescente ed ai primi posti si registrano «stac­chi» a valori superiori di più del dop­pio.

Sbagliato, dunque, enfatizzare il va­lore di una semplice differenza su una media ponderata, che, una volta posta a confronto, evidenzia – ad onta di tutte le sciocchezze che ne sono state dette – né più né meno di quel che ci si deve aspettare in questi casi: altri valori che possono stare su o giù ri­spetto   a   quella   media.

Ad     un    semplice      confronto,       infatti, risulta che la presenza di questo fami­gerato «stacco» non solo non è affatto una «anomalia» nazionale [riguarda, a seconda dei prodotti, dal 33 al 52 % degli Stati comunitari], ma anche che la sua consistenza non è tra le più ri­levanti che si registrano nel contesto dellUnione.

È ora di archiviare questo trito quanto irrilevante argomento; infatti, almeno due sono le vere «anomalie» nazio­nali: la prima [l’abbiamo già rilevata in apertura – è labnorme imposizione fi­scale che in Italia grava sui carburan­ti, la seconda è linnegabile sovradi-mensionamento della rete distributiva [altro che troppi vincoli alla realizza­zione di nuovi impianti, secondo l’a­busata   litania   di   Antitrust   !].

Di certo la realtà ipertrofica della rete distributiva [più di 24.000 punti vendi­ta] può legittimamente essere messa in relazione con la questione dello «stac­co» del prezzo industriale rispetto ad altre realtà europee, di cui costituisce la causa [ovvia]: più impianti, più costi, minore efficienza del rapporto vendite ed   impianti.

Su diciassette Paesi comunitari da noi analizzati, lItalia è quella che presenta [a parte la Grecia] la situazione peg­giore, con il più scarso rapporto tra vendite e numero di impianti, con una rete sovradimensionata dell’80 % ri­spetto   alla   media   dei   Paesi   considerati:

vendite_medie

Se poi si mette direttamente in rela­zione lo «stacco» del prezzo industria­le [abbiamo calcolato il suo valore me­dio tra benzina e gasolio in base ai vo­lumi di questi prodotti consumati nei Paesi oggetto d’indagine] con l’efficien­za delle reti [ossia l’erogato medio per impianto], emerge una correlazione ab­bastanza significativa [cioè superiore, in un range da zero ad 1, al valore di 0,6]  di  inversa  dipendenza  della  consistenza dello «stacco» dallefficienza della rete: più efficiente, in genere, è la rete, minore lo «stacco» del prezzo industriale [o addirittura negativo, os­sia   sotto   la   media],   e viceversa.

eff_reti

Commenti (18)
  • Gestore esaurito  - e quindi?...

    ..,eppoi?
    :?

  • mario api ip

    e poi aspettiamo la fine questo ci aspetta ..
    a proposito oggi mi è arrivata mail per regali di natale ai clienti, col c***o che li compro, voi coleghi ip cosa fate ?

  • ipstation

    Pure a mè sono arrivate 2 e-mail e gli ho pure risposto : il cliente fidelizzato non esiste da anni e l'ip è fra le piu' care del mercato e in piu' non so' se arrivo alla fine dell'anno,percui i regali ficcateveli nel...........

    Ho ricevuto anche la conferma della lettura dell'e-mail

  • Roberto Gestore IP

    Anch'io gli ho risposto ... Educatamente pero' : " Buongiorno , Sinceramente penso che l'Unica iniziativa che potrebbe fare la IP per i clienti sarebbe quella di abbassare I PREZZI ... Ho chiuso Settembre con un bel MENO 51 % !!! Regali , Gadget ai Clienti ??? Se non cambiano le cose in maniera repentina qua' si rischia la chiusura dell'Impianto !!! Distini Saluti ............ "

  • mario api ip

    io le ho eliminate , a sapere avrei risposto lamentandomi anche io , tanto le storie sono tutte uguali..
    però più sono meglio èèè

  • Roberto Gestore IP

    Io sono qualche anno che non prendo nulla , ci manca solo di vedermi i miei Ex clienti che vengono solo a Natale per prendere L'omaggio per poi sparire nuovamente , Sto gia' facendo uno sforzo immenso a mantenere la campagna Nectar , ma non so' ancora per quanto !!! Sinceramente non capisco tutti quei Gestori che ogni qualvolta un promotore propone qualche iniziativa promozionale per i clienti aderiscono SEMPRE , vedi la pagliacciata degli Europei di calcio con il gioco da tavola ... Vorrei sapere sinceramente quanti clienti hanno acquistato il gioco .... SVEGLIAMOCI !!!! L'importante e' che non si faccia vedere NESSUNO dell'Ip sull'impianto e tantomeno mi contattino .....................

  • dagostini maurizio

    sempre il solito casino, distruggere una categotia per dare più potere alla grande distribuzione. riguardo le e-mail dei regali penso in pochi la facciano visti i commenti in Gestori IP D'ITALIA su facebook

  • peppe

    il regalo più grande che puoi fare al tuo cliente è non fargli pagare la benzina. Almeno fino a quando il tuo collega vicino, per toglierti il cliente, oltre a fargli il pieno gratis , gli regala anche un bel cinquantone. Però alla fine dell'anno lui avrà fatto più litri di te.......vuoi mettere la soddisfazione ? La verità è che siamo, me compreso, una massa di pecoroni.......

  • Andrea

    E quindi, per rispondere a Gestore esaurito, non resta che rivolgersi alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo :grin e sentirsi dire anche da loro che dovete fare spazio ai ghost ed alla gdo ed ai grandi impianti gestiti dai pupilli delle compagnie.

    E' evidente, anche se lo era ormai da tempo, che la ristrutturazione della rete è voluta da TUTTE le forse politiche, istituzionali e sociali ad eccezione dei Gestori che pero' non sono piu una categoria capace di condizionare gli eventi.

    Il consiglio dell'antitrust di fanculizzare le organizzazioni sindacali andando ad operare in maniera piu imprenditoriale con singoli contratti è significativa di quanto la Categoria sia debole o addirittura inesistente agli occhi non solo della politica ma anche di quelle istituzioni che dovrebbero vigilare su cio che fa la politica.

    Di conseguenza il potere delle compagnie cresce ancora dopo i rilievi dell'authority e questo influenzerà ogni trattativa, se mai ancora ne esista una, riguardante i nuovi assetti contrattuali per la categoria.

    De profundis clamavi ad te, Domine, dicevano i latini, peccato che non sente tanto bene :grin

  • Da ME per TUTTI o qualche lumi

    Art. 17

    Liberalizzazione della distribuzione dei carburanti
    Comma 2..

    13. In ogni momento i titolari degli impianti e i Gestori degli stessi, da soli o in societa' o cooperative, possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli impianti da parte del Gestore stesso, stabilendo un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni gia' pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico. 14. I nuovi contratti di cui al comma 12 devono assicurare al Gestore condizioni contrattuali eque e non discriminatorie per competere nel mercato di riferimento».

    3. I comportamenti posti in essere dai titolari degli impianti ovvero dai fornitori allo scopo di ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facolta' attribuite dal presente articolo al Gestore integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192.

    QUALCUNO ME LO SPIEGA QUESTO!!!!????

  • G.L.

    anche io lo vorrei sapere.

  • Anonimo

    ho appena scritto al ministerio dello sviluppo economico :grin

  • Kazunori

    mi dite come faccio a riscattare l' impianto da me gestito che e' di proprieta' per quanto riguarda il terreno di un privato,e la concessione e l'impianto di retista :? :? e poi chi me li da i soldi :? :? :sigh :sigh se questo e' il futuro siamo messi bene :grin

  • peppe  - e anche se avessi i soldi...

    e se pure avessi un milione di euro per comprare l'impianto , credete che lo darei a loro per continuare a fare questo mestiere di m***a? Ma io mi ci compro una megatabaccheria/lotto/superenalotto/scommesse e li recupero in tre anni !!! E lavoro pure da solo al massimo con mia moglie.....I TABACCAI Sì CHE HANNO LE PALLE. Hanno distrutto in tre giorni l'articolo che toccava i loro interessi, aumentando addirittura le restrizioni, rendendo ancora più impossibile ottenere una licenza. Se prima, infatti, era sufficiente la distanza e la redditività, adesso è necessaria anche la superficie di piazzale e negozio.........praticamente un altro regalo alla casta.

  • ipstation

    io aprirei un bel chiosco di ghiaccioli a capo verde !!! :grin

  • Roberto Gestore IP

    ... Un locale di lap dance al vaticano !!!

  • ipstation

    ce l'hanno già !!! :grin

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