Controdistribuzione edizione FLASH n. 19 - 09 Novembre 2011

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FAIB E FEGICA RIFIUTANO L’ENNESIMA LENZUOLATA DI PROMESSE NELLA RETE DI SAGLIA IL PESCE GIA’ NELLA GHIACCIAIA DEL PDL
FACCE DI BRONZO

Non capisco perché non vogliate firmare questo documento. E’ il testo piú vicino ad una cosa concreta che mi ricordo di avervi mai sottoposto”.

Sarebbe sufficiente questa chiosa, sfuggita al sottosegretario Saglia nelle battute finali della riunione tenuta ieri presso il Mise, per raccontare quel che ha portato Faib e Fegica a non indietreggiare rispetto allo sciopero nazionale da loro proclamato.

Una  confessione, piú che una battuta, giunta nella concitazione di una discussione che -a parte il brivido offerto dalla fugace apparizione del Ministro Romani, entrato e uscito con le telecamere al seguito- non ha mai avuto alcuna speranza   di   decollare:  canovaccio  giá scritto, recita a soggetto. 

La trappola finale, peró, scatta a vuoto ed il teatrino dei buffetti compiaciuti, delle pacche sulle spalle, degli inni elevati agli “accordi epocali” si gioca tutto intero in casa, nel retrobottega del partito.

Comprese le dichiarazioni serali di due deputate PdL, che si levano in soccorso dall’harem berlusconiano,  a dispensare perle di saggezza sui livelli di rappresentativitá sindacale.

Rimane “agli atti” un documento pieno di intenzioni e promesse, pressoché identico ai numerosi precedenti, immancabilmente misconosciuti.

Eppure Faib e Fegica   avevano, fin dal venerdí precedente, assicurato la disponibilitá a rivedere la loro posizione in presenza di una atto -questo sí concreto-ampiamente nelle facoltá ministeriali, senza dover rincorrere nessun provvedimento legislativo: un semplice   “decreto   dirigenziale” di concerto tra il Ministero dell’Economia e quello dello    sviluppo economico che, cosí come previsto dal “milleproroghe”del Natale scorso, confermasse le percentuali finora utilizzate per il calcolo della deduzione forfetaria. Un “gesto” che avrebbe significato, per un verso, la soluzione (non la promessa) per il 2011, e, dall’altro e soprattutto, la certezza del consapevole coinvolgimento del Ministro dell’Economia -solitamente utilizzato come provvidenziale alibi, buono per tutte le stagioni- su tutto il resto della “partita”.

Ma la statura dei personaggi non gli permette altro che continuare a mostrarsi per quello che sono. “Dovremmo fare come Marchionne e consentire di spendere il bonus solo ai gestori iscritti al sindacato che firma l’accordo”. E’ la cifra stilistica -lasciamo perdere quella istituzionale- del sottosegretario che, nei pochi mesi di mandato, ha fatto piú danni alla Categoria, ma anche al settore, ai consumatori e persino, in prospettiva, ai suoi stessi “protetti” (che lo abbiano ancora compreso o meno), della somma di tutti i suoi predecessori. Ed era risultato per niente facile. Pur tra i crolli e le macerie di cui sono responsabili verso l’intera collettivitá, la tracotanza di questa genía non perde la sua violenta baldanza. Faib e Fegica non mollano, ben sapendo che, senza il mantenimento della pressione finora esercitata, nulle sarebbero le speranze, giá flebili, di avere le promesse finalmente convertite in legge.

D’altra parte, se l’unitá sindacale viene ritenuta un valore -spesso solo retoricamente- la diversitá di posizioni, a volte, é una autentica opportunitá offerta a tutto il settore. Coloro i quali si nascondono solitamente in una comoda “neutralitá“ o nell’agnosticismo possono finalmente sbilanciarsi e scegliere; in altre parole, assumere le proprie responsabilitá. Nessuno si senta escluso.



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