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Vertenza Esso: la “dolce sconfitta” di fronte al tribunale di Roma non sminuisce il valore dell’obiettivo raggiunto

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Sancito il valore ex lege degli accordi collettivi ottenuti dalle organizzazioni di categoria e il diritto dei singoli gestori a chiedere la nullità delle clausole “one to one”.

“Ricapitolando, pertanto, il ricorso cautelare è infondato, nella parte in cui le ricorrenti [Faib, Fegica e Figisc, ndr], senza esserne legittimate, fanno valere diritti e azioni che spettano eventualmente ai singoli gestori”.

E’ questa, dunque, l’estrema sintesi dell’Ordinanza emessa dal Collegio giudicante dell’XI sezione del Tribunale di Roma e depositata il 13 febbraio scorso, riguardo il procedimento cautelare rivolto dalle Organizzazioni di categoria dei gestori contro la Esso, Petrolifera Adriatica e Retitalia.

Si tratta in effetti di una “dolce sconfitta” -si legge in una nota congiunta di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio di commento all’Ordinanza- perché, sulla scorta di quanto peraltro avviene anche per il lavoro dipendente, se da una parte non riconosce la titolarità di una “class action” alle tre Federazioni, tuttavia dall’altra conferma esplicitamente la validità del quadro normativo speciale della distribuzione carburanti e della ricostruzione interpretativa ripetutamente proposta dal sindacato, spianando palesemente il terreno a migliaia di potenziali ricorsi individuali, non solo -sarà bene tenerlo presente- riguardanti la cosiddetta vertenza Esso e nemmeno solamente in costanza di contratto.

“E’ vero, infatti, che il complesso normativo più volte citato dalle ricorrenti (d.lgs. 32/1998 così come successivamente modificato e integrato dalle leggi 57/2001 e 27/2012) attribuisce alle organizzazioni di categoria la legittimazione alla contrattazione dei relativi accordi collettivi, attribuendo alle clausole di tali pattuizioni collettive, attraverso il meccanismo della c.d. nullità di protezione, efficacia vincolante rispetto al contenuto dei singoli contratti sottoscritti poi da ciascun gestore con ogni controparte”.

Con un tale inequivocabile dispositivo, il Tribunale di Roma, in sede collegiale, consegna a tutto il settore un elemento certo al quale fare riferimento per ricondurre i comportamenti di ciascun operatore al dettato normativo.

Ed è bene che ciò avvenga sulla base di quella “adesione volontaria alle regole” necessaria al buon andamento di una comunità, se si ha l’ambizione ad essere ritenuti seri e credibili quando si invoca il principio di legalità (a difesa dei propri interessi).
Sarebbe dunque auspicabile -conclude la nota sindacale- che sia dal mondo industriale che dalla variegata galassia dei retisti indipendenti giungessero segnali di una concreta disponibilità a convergere su soluzioni condivise, per governare i processi di cambiamento che interessano il settore, attraverso azioni di prospettiva anziché, come sarebbe altrimenti inevitabile, a colpi di sentenze.

Commenti (5)
  • anonimo

    La dolce sconfitta (fine del sindacato)

  • max

    ma come c***o si fa a presentare una class action, allora o i vostri legali sono capre o sono corrotti,lo avete fatto apposta non vi sono altre spiegazioni. SINDACALISTI DI M***A

  • Anonimo

    i soliti furboni che commentano

  • Anonimo

    Averne di queste sentenze, come al solito non avete capito il senso di questa sentenza, che tra l'altro farà giurisprudenza per ogni singolo Gestore, che vorrà agire contro qualsiasi società petrolifera che non rispetterà gli accordi interprofessionali firmati con le associazioni di categoria.

  • Anonimo

    Qui si parla solo di Petrolifera e Reteitalia. Ma gli altri, che hanno messo sotto scacco i Gestori, con prezzi fuori mercato, ricatti velati e rinnovo alla scadenza con contratti capestro a 1,8 cent litro invce, sono bravi? Domanda?

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