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I riflettori di Report sul sistema carburanti Italia e l'espansione delle Pompe Bianche

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report212L'Italia è invasa da uno tsunami di carburante di contrabbando che vale un terzo delle vendite e mette fuori mercato le aziende della distribuzione che rispettano la legge, grazie alla sistematica evasione di imposte e accise che costa allo Stato 6 miliardi,

attraverso "cartiere" di fatture false e società intestate a prestanome che vendono alle cosiddette "pompe bianche" che non fanno capo alle filiere commerciali integrate.

La criminalità organizzata e la mafia hanno usato le diverse liberalizzazioni nel settore distribuzione carburanti per inondare di benzina e gasolio "in nero" la rete. Ma il contrabbando rifornisce anche grandi industrie della raffinazione sia estere che italiane. Il giro è in mano a broker senza scrupoli che importano carichi fuorilegge grazie ad accordi con fazioni armate in Libia o con l'Isis in Siria.

Tutto molto ben raccontato nell'inchiesta esclusiva "Nero come il petrolio" firmata da Giorgio Mottola per Report che è andata in onda ieri su Rai3.

Il tutto nasce dalle dichiarazioni di un Broker italiano che ha fatto affari in Siria con l'Isis ed ha spiegato come ha aggirato l'embargo pagando il greggio con denaro, medicinali e armi, contrabbandandolo in Turchia su colonne di autobotti.

Othman Muhammad, giornalista di Al Araby ed ex collaboratore del Washington Post, ha confermato a Mottola che anche società europee hanno acquistato petrolio dall'Isis. Una polizza di imbarco recuperata da Report mostra un carico di 50mila tonnellate partite il 5 giugno 2015 dal porto di Ceyhan in Turchia per Augusta in Sicilia attraverso una nave sospettata di trasbordi in alto mare. Quando Othman pubblica le sue notizie la Saras, società petrolifera quotata alla Borsa di Milano che fa capo alla famiglia Moratti, con un comunicato smentisce qualsiasi collegamento con petrolio acquistato dall'Isis.

Ma nel 2016 la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia accende un faro su Saras Trading Sa, società svizzera del gruppo Moratti, inviando rogatorie in Turchia: oltre 50 milioni di euro sarebbero stati fatti girare su conti esteri attraverso il gruppo Ubi banca. Ubi Factor anticipò a Saras Trading denaro che transitò dalle Isole britanniche del Canale e ripartì per destinazioni ignote.

Altre indagini riguardano transazioni del colosso russo del petrolio Petraco con Saras Trading sempre tramite Ubi. L'ex presidente della Rai,ex ministro dell'Educazione ed ex sindaco di Milano Letizia Brichetto Moratti, vedova dell'allora presidente di Saras Gianmarco Moratti, è presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca. L'ex Chief risk officer di Ubi, Roberto Peroni, presentò alla sua banca richieste di informazioni sul rispetto delle norme sulle operazioni tra parti correlate e sull'antiriciclaggio per questa e altre operazioni ma venne licenziato. Una nota dei legali di Ubi definisce "falsa la suggestione, creata ad arte, della possibile sussistenza di profili di opacità e di illiceità nelle operazioni commerciali tra Saras e Ubi Factor", smentisce la ricostruzione di Report e nega il legame tra le operazioni di Saras con Ubi Factor e l'inchiesta della magistratura, tuttora in corso.

UN'ALTRA rotta del contrabbando parte dalla Libia, dove una milizia armata vende petrolio a due broker maltesi, i cugini Debono, che lo trasbordano in alto mare dotandolo di certificati di origine offerti da autorità maltesi e lo portano in Sicilia, dove sono in contatto con Nicola Grazio Romeo, considerato referente della mafia stragista, e con Marco Porta, manager della Maxcom Bunker, società che fa capo al gruppo Jacorossi in affari con le aziende dei trasporti di Milano, Venezia e Torino e con la Marina militare italiana. Secondo Francesco Ruis, Colonnello della Guardia di Finanza di Catania che ha indagato su queste vicende, Cosa Nostra "è attratta da un business che da grossi profitti e i cui rischi sanzionatori sono bassi".

Ma i carburanti di contrabbando che hanno preso piede nel Triveneto partono da Slovenia e Croazia e via autobotte arrivano sino a Roma, da dove sono poi smerciati in tutto il centro Italia. II buco provocato allo Stato dall'evasione fiscale è enorme e non sembra finire nonostante l'indagine della Guardia di Finanza di Venezia sia conclusa da oltre un anno. Ora si attendono le decisioni della magistratura. Il fascicolo dopo che l'aggiunto Carlo Nordio è andato in pensione, è passato a Roberto Terzo.

La vicenda riguarda una frode dai numeri impressionanti. Quattrocento milioni di litri di carburante messi in commercio senza pagare tasse e Iva. Una mega frode da 26 milioni di euro scoperta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia. Una quarantina le persone indagate nell'inchiesta nata nel 2015 e conclusasi con dieci perquisizioni.

Complessivamente sono 250 le persone coinvolte, in tutta Italia. La frode si basava sull'acquisto del carburante in Slovenia, Malta e Svizzera. Le fatture venivano emesse a favore di ditte esistenti sulla carta. Queste dovevano pagare tasse sulla vendita e l'Iva. Ma di tutto questo non versavano un euro. Quindi gasolio e benzina venivano venduti a pompe di benzina che potevano acquistare il carburante ad un prezzo inferiore anche del 22 per cento, rispetto a quello di mercato.

Gli investigatori sono certi che pure i titolari dei distributori sapevano che la benzina aveva una provenienza illegale. Quel prezzo era impossibile da strappare sul mercato normale. Gli indagati risiedono a Roma, Milano, Napoli, Como, Várese, Perugia, Piacenza, Treviso, Padova e Rovigo. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere all'omessa presentazione della dichiarazione, dalla presentazione di dichiarazione infedele alla sottrazione del pagamento dell'accisa.

Una pista dell'inchiesta della Finanza, rivela Report, porterebbe anche ai clan Spada che si sarebbero infiltrati nella gestione illegale deli carburanti. Nei guai per associazione a delinquere finalizzata ai reati tributari Loris Rossato, commercialista consigliere del Consorzio Padova Sud, Rino e Andrea Bellan, padre e figlio gestori di stazioni di servizio, tutti di Monselice. E insieme a loro c'è appunto Mauro Caramia, tarantino di 54 anni, arrestato lo scorso gennaio perché sospettato di essere uno degli esponenti di punta dal clan Spada di Ostia.

Caramia avrebbe esteso i suoi affari in Veneto, e in particolare nella Bassa Padovana, nascondendo al fisco i proventi (ben 200 milioni, si ipotizza) realizzati con le pompe bianche intestate a due sue società, la Carmel e la Finsel, particolarmente diffuse, appunto, in quella zona.

L'inchiesta giornalistica ha messo insieme tre indagini condotte dall'antimafia di Brescia, dalla procura di Venezia e dalla Dda di Napoli. Nelle carte si legge che la Finsel e la Carmel di Caramia, così come tante altre società nate per il commercio di carburante e intestatarie di numerose pompe di benzina, compravano il carburante dalla Slovenia e poi lo vendevano nelle stazioni di servizio senza marchio (alle grandi catene, come dice Marcello della Berardina titolare di pompe Q8, «questo mercato 'nero' non interessa perché il rischio - ovvero una possibile inchiesta - è più alto del beneficio»).

Comprando la benzina da un operatore comunitario, e quindi senza Iva, va da sé che l'Iva raccolta con le fatture di vendita è tutta a debito, ma nessuno l'ha mai versata. È questo che «in piccolo» avrebbero fatto Loris Rossato il socio Riño Bellan per cifre che si aggirano sui 500 mila euro - ma loro protestano la propria correttezza ed è questo che «in grande» ha fatto Caramia che in due anni si fa versare in contanti qualcosa come 200 milioni di euro dal mercato veneto.

Come arrivano a lui questi soldi? Dopo essere passato in conti londinesi o cinesi, il denaro viene versato in società di comodo (cartiere) intestate a prestanome, che prelevano il denaro, si tengono una percentuale e il resto lo consegnano al capo. A spiegare il meccanismo è Salvatore Laezza, titolare della New Beauty Solution, testa di legno napoletana a cui la Sinuhe Italia srl, società fondata da Rossato e Riño Bellan, gira un bonifico di 200 mila euro nel 2015: «Quando arrivano i soldi sul conto mi chiama la banca, io vado lì e mi danno il denaro in contante, io mi tengo il 9%». Il denaro raccolto dalla «rete» dei prestanome finisce così nelle tasche dei presunti registi dell'operazione, e tra questi figurano anche i nomi dei tré monselicensi.

I due titolari della Sinuhe Italia affermano che i bonifici sono stati registrati quando quella società era già stata ceduta, sui fatti sta ancora indagando la Guardia di Finanza.

 

Commenti (10)
  • Kazunori

    Senza parole ....

  • anonimo

    Il giornalista ha detto che per indagare su questo gigantesco giro malavitoso siano impiegati solo 6 finanzieri a tempo pieno.
    E'uno scandalo.
    Uno Stato non colluso con la malavita ne avrebbe impiegati almeno 100 per sapere quali altri insospettabili sono coinvolti nel giro e per riprendersi i 6 miliardi di euro che corrispondono a una piccola finanziaria.
    Altra domanda:
    le potenti società petrolifere non si sono accorti di niente?

  • pippo

    Le soc petrolifere ,API ,erg ,q8 appena hanno sentito puzza di bruciato e di manette ,si sono defilate
    Gli altri SAPENDO che non gli sara' fatto nulla continuano e continueranno.
    I mafiosi mettono teste di legno che non contano nulla ,per gli altri ,udite udite ,l' accusa potrà essere se tutto va bene INCAUTO ACQUISTO
    Per risolvere il problema l unica cosa da fare è che iva e accise vengano pagate ragionando sui modi e tempi dal unico che raccoglie i soldi :IL Gestore , gli altri intermediari si potranno scannare solo sul costo industriale di pochi centesimi ,e non ne varrà piu la pena .Ci vogliono 20 gg per approvare tale norma ,sempre che si voglia
    Pensare di risolvere il tutto con la E MERD FATTURA come è stato detto ,che tra l altro non vale con l estero ,e pura follia e si darà' l ennesimo aiuto alle mafie

  • Anonimo

    Sì come no, lo Stato si affida ai Gestori per il versamento delle accise. Sai quanti scapperebbero con la cassa?
    O dichiarerebbero semplicemente fallimento dopo aver inquattato il malloppo?

  • pippo

    Forse non hai capito
    i soldi passano anche adesso per la tua cassa .,sei Tu quello che raccoglie e versa alla compagnia la quale versa all intermediario ,che sia mafia o onesto ,il quale versa allo stato ,forse
    Se versi iva e accise dopo 2 gg ,e se non paghi ti arriva la finanza il terzo gg invece adesso per accorgersi ne impiegano 12 di mesi !!! conviene scappare ?
    Più facile a farsi che a dirsi

  • Kazunori

    Forse il collega c......e che ha messo il pollice verso,e' un bianco che si riforniva dalla Slovenia... :grin :grin

  • Maurizio Cavallucci

    E' un situazione davvero ai confini !
    E sotto gli occhi di tutti .
    E' tardi , ma siamo sempre in tempo , chi DEVE fare qualcosa lo FACCIA !
    Stanchi di essere raggirati da questo sistema ingiusto !!!

  • Anonimo

    Noooo glielo risolve il benzinaio con licenza di terza
    Media imparando si in tarda età a fare il commercialista
    Per lo stato

  • Paolo  - re:
    Kazunori ha scritto:
    Forse il collega c......e che ha messo il pollice verso,e' un bianco che si riforniva dalla Slovenia... :grin :grin


    Qui in veneto ci sono parecchi bianchi che comprano in Croazia....ne conosco alcuni che si stanno cagando sotto visto che da qualche mese c'è la respsabilità solidale dell' iva.Voglio propri vedere quando scadono i termini dei ravvedimenti Iva cosa succederà.Cominceremo a vedere qualche impianto con i lucchetti.

  • Anonimo

    visto qualche politico commentare la vicenda?

    NESSUNO

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