GestoriCarburanti

Sabato, Jan 19th

Last update:03:32:26 PM GMT

P4, Eni, Dagospia e la libertà di stampa

E-mail Stampa

L’Eni versa a Dagospia 100 mila euro in un anno per i suoi banner pubblicitari. Di per sé non è certo un reato, ma solo una delle tante notizie emerse dall’inchiesta dei pm napoletani Curcio e Woodcock sulla cosiddetta P4. Eppure la cosa fa discutere.

C’è chi vi vede il sigillo monetario di una relazione speciale, intermediata da Luigi Bisignani, personaggio all’orecchio sia di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, che di Roberto D’Agostino, fondatore e gerente del sito di gossip mondan-finanziario.

C’è chi, come lo stesso D’Agostino, ritiene congrua la somma e rivendica la libertà di scegliersi le fonti.

E c’è infine chi nega qualsiasi importanza a un versamento che costituisce una frazione infinitesimale del giro d’affari dell’Eni (90-100 miliardi) e del suo budget della comunicazione (200-250 milioni).

Quest’ultima reazione, diciamolo, è fuorviante. Centomila euro, cifra risibile per l’Eni, rappresentano poco meno di un sesto del fatturato di Dagospia, che nel 2010 ha raggiunto i 656 mila euro con un margine operativo netto di 144 mila e una perdita di esercizio di 20 mila (l’anno prima c’era stato un utile di 113 mila).

All’epoca di Tangentopoli, per ridimensionare la gravità dei falsi in bilancio, si confrontavano le dazioni ai politici con i numeri delle grandi  imprese. Che sarà mai, si argomentava, un miliardo di lire di tangenti quando la Fiat ne ha 60 mila di ricavi? La risposta dei giudici fu: quasi nulla per la Fiat, ma molto per chi lo riceveva e che, per questo, rendeva favori violando la legge. Di qui le condanne anche per i falsi contabili.

Nel caso Eni-Dagospia, è bene ripeterlo, non sono stati rivelati fatti che facciano pensare a reati commessi a favore dell’amico Bisi. E tuttavia l’associazione del capo dell’Eni  a un sistema di informazione e/o disinformazione, che fa perno su un signore come Bisignani condannato in via definitiva per la maxi-tangente Enimont, non giova alla reputazione della prima azienda italiana. Tanto più ove si consideri che la maggioranza di quest’azienda appartiene al Tesoro, il che dovrebbe imporre un’attenzione ancora maggiore.

Per un destino cinico e baro, questa vicenda mediatica viene a coincidere sul piano temporale con una raffica di inchieste su episodi di corruzione internazionale in Nigeria, Iraq e Kazakistan, in alcune delle quali il cane a sei zampe è parte lesa. A maggior ragione, dunque, si richiede al consiglio di amministrazione dell’Eni, e al suo presidente Giuseppe Recchi, un impegno supplementare di trasparenza sulle spese per la comunicazione.

Pubblicità, omaggi, consulenze e sponsorizzazioni dovrebbero servire solo all’azienda e non al top management per rafforzarsi dentro e fuori l’azionariato. Per esempio: sapere se ci siano state variazioni, e di quale tipo, nella pubblicità verso la tv non è irrilevante, avendo l’Italia un premier che possiede Mediaset.

Forse non risolverà tutto, ma la trasparenza aiuta gli amministratori, gli editori e pure i giornalisti. I quali ultimi possono interloquire con chiunque, Bisignani ed Eni compresi, ma sanno che poi vengono misurati su quanto scrivono.

di Massimo Mucchetti - Corriere della Sera

Commenti (0)
Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [s] [url] [quote] [code] [img]   
:):grin;)8):p:roll:eek:upset:zzz:sigh:?:cry
:(:x
SECURITY
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell\immagine.
Commentando dichiari di aver preso visione e di accettare i termini e condizioni di utilizzo di questo sito.
Per mantenere un livello civile della conversazione, verranno eliminati tutti i commenti che contengono: turpiloquio, offese, violazioni della privacy, off topic, istigazioni alla violenza o al razzismo, minacce ecc. Gli utenti che violeranno ripetutamente la nostra policy verranno bloccati/bannati. La Redazione.

Il sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l'esperienza dell'utente. Inoltre utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, per fornire funzionalità di social media e analizzare il nostro traffico.Condividiamo informazioni sull'utilizzo del nostro sito con i nostri social media, i partner di pubblicità e analisi che possono combinare tali informazioni con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto dal vostro uso dei loro servizi. Proseguendo la navigazione accetti di ricevere i cookie. Per saperne di piu' leggi la nostra privacy policy.

Accetto i cookies di questo sito.

Informativa e acquisizione del consenso per l’uso dei cookie