Frodi carburanti, dopo l'inchiesta di Report

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report nero petrolio500Staffetta Quotidiana - Gabriele Masini - L'inchiesta sul “nero” nel settore petrolifero andata in onda lunedì scorso su Rai Tre ha suscitato forti reazioni.

Non ha giovato certo che si mettessero nello stesso calderone due aspetti (il petrolio dell'Isis e le frodi nella distribuzione carburanti) che hanno poco in comune e che hanno impatti completamente diversi.

Quello che va ancora una volta sottolineato è che il settore sta soffrendo da cinque anni gli effetti di una concorrenza drogata dalle frodi, e diversi operatori sono arrivati a pensare di gettare la spugna, nonostante gli sforzi delle associazioni di settore per arginare la deriva. In una realtà economica in cui, oltre tutto, il tradizionale presidio delle grandi società petrolifere è sostanzialmente venuto meno.

Questo è il vero fenomeno degenerativo del settore, di cui l'inchiesta di Report metteva in luce alcuni aspetti, e che però sono in sostanza fatti (e nomi) che circolano ormai da almeno quattro anni. Le prime mail di operatori preoccupati risalgono all'inizio del 2015. Le società e i nomi coinvolti – che abbiamo indicato a più riprese su queste pagine – sono praticamente le stesse da allora.

Questo vuol dire che il fenomeno, lungi dall'essere arginato, è invece cresciuto negli anni, cambiando sostanzialmente i connotati del mercato. I bilanci dei “nuovi arrivati” (a volte neanche troppo nuovi) si sono gonfiati a dismisura, forti dei margini garantiti dall'evasione Iva.

Per questo la preoccupazione continua a essere alta nel settore. La speranza di riportare il mercato su binari di legalità inizia ad affievolirsi. E tanti iniziano a pensare che quello che manca sia la volontà politica di affrontare il problema di petto. D'altronde, il volume di denaro generato dalle frodi si è fatto davvero importante: più il fenomeno cresce, più dispone di armi per affrontare tentativi di arginarlo.

C'è da aggiungere un tassello al mosaico che abbiamo cercato di mettere insieme negli ultimi anni. Oltre al problema dell'invasività delle frodi sulla rete carburanti c'è infatti quello dell'extrarete. Dove la degenerazione ha raggiunto livelli che in molti giudicano irreversibili.

Molti grossisti hanno ormai abbandonato anche solo l'idea di rifornire il mercato extrarete – soprattutto l'autotrasporto e le gare bandite dagli enti pubblici – che è diventato ormai appannaggio o dei “big” o di operatori spregiudicati.

Ci arrivano sempre più spesso segnalazioni di gare per la fornitura di prodotti petroliferi in extrarete aggiudicate a offerte “anomale”: ribassi sulla base d'asta vicini al 50%, con prezzi finali di aggiudicazione tra Platts meno 20 e Platts meno 40. Anche qui parliamo di un fenomeno rilevato da qualche anno, e che si protrae fino a oggi.

Un circuito in cui i due canali – rete ed extrarete – si alimentano a vicenda. Sull'extrarete i pagamenti sono a 30, 60 o 90 giorni, e spesso i compratori hanno un più alto rischio di morosità. Per cui le vendite sulla rete servono a garantire liquidità. E mentre sulla rete, con grande fatica, il livello di attenzione sembra essersi alzato negli ultimi tempi, l'extrarete resta un far west in cui i nuovi “trader” spadroneggiano sostanzialmente indisturbati.

Una situazione tanto più preoccupante dal momento che, almeno nelle gare, gli strumenti per controllare e segnalare offerte anomale ci sarebbero. Ma a quanto pare vengono utilizzati meno di quanto sarebbe opportuno. Anche perché, evidentemente, le offerte sono talmente allettanti per i bilanci di alcuni enti pubblici da spingere a non andare troppo per il sottile.

Per gentile cocessione di Staffetta Quotidiana


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