I petrolieri ci fregano sei milioni al giorno

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C`è lo spread - il differenziale tra titoli di Stato- a far ballare le borse mondiali. E poi c`è il prezzo dei carburanti a far penare milioni di automobilisti. Anche in questo caso c`è di mezzo uno spread, quello tra il prezzo del petrolio che scende, e quello di benzina e gasolio in Italia che, nonostante il calo della materia prima, nonostante la moral suasion del governo, nonostante il crollo dei consumi, resta da record in Europa. E senza un motivo se non l`interesse economico delle compagnie. 

Ieri si sono registrati solo lievi ritocchi al ribasso, mentre è assodato "l`ennesimo passo indietro per le quotazioni intemazionali dei prezzi di benzina e diesel che nel Mediterraneo sono scivolati ai minimi da gennaio", evidenzia Quotidiano Energia, "con il prodotto leggero che è tornato al di sotto della soglia dei 1.000 dollari/tonnellata".

Secondo una stima del sito specializzato in analisi energetiche, "anche considerando il tonfo dell`euro (ieri a 1,272 sul dollaro Usa, ndr), i prezzi dei due carburanti si attestano ai minimi dall`inizio di febbraio. I margini lordi delle compagnie continuano a beneficiare del trend favorevole dei mercati e guadagnano terreno confermandosi al di sopra della media dei tré anni precedenti. In media, i prezzi sulla rete carburanti potrebbero scendere di circa 3 centesimi".

Appena tré centesimi che però si trasformano - pur tenendo conto del continuo crollo dei consumi - in oltre 3 milioni di euro di incassi giornalieri in più nelle casse delle compagnie. Stando al monitoraggio dell`Unione petrolifera ad aprile la vendita di carburanti è crollata ancora del 14,8%. Sono state venduti 0,7 milioni di tonnellate di benzina e 1,9 di gasolio per autotrazione (-440.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2011. Però trasformando le tonnellate in litri di gasolio o benzina si scopre che il margine di 3 centesimi si trasforma magicamente in un extra incasso di 101.250.000 euro nel mese di aprile, vale a dire 3.375.000 in più al giorno.

E questo se si considera una maggiorazione di 3 centesimi. Ma ad aprile il differenziale italiano rispetto ai prezzi europei è stato calcolato, dal ministero dello Sviluppo Economico, in ben 5 centesimi e quindi il bonus che compagnie e petrolieri avrebbero incassato sarebbe complessivamente vicino ai 168.750.000 di euro con una "cresta" stimata prudentemente in 5.625.000 di euro al giorno sul venduto.

Le compagnie imputano gli extra costi alla rete da rinnovare (in ltalia ci sono 22.900 impianti rispetto ai 14.785 della Germania e ai 12.522 della Francia). I gestori attendono incentivi dal governo per chiudere, il governo non ha soldi per concederne di nuovi, e quindi non resta che la via diplomatica. Però un raffronto sui prezzi praticati ieri dalle diverse compagnie risulta illuminante. Il prezzo applicato dalle compagnie maggiori è di molto superiore a quello applicato nelle stazioni no logo. Basterebbe costringere tutte le compagnie a prendere a riferimento quello applicato dagli indipendenti (magari facendo la media mensile). Gli approvvigionamenti sono identici nel prezzo per tutti, quindi i rincari sono dovuti a rete, pubblicità e altre spese che poco hanno a che fare con il carburante che mettiamo nel serbatoio. Secondo uno studio realizzato da Nomisma Energia se il prezzo del greggio scendesse sotto i 90 dollari al barile "il calo sarà anche di 20 centesimi nel breve termine".

Fonte: Libero Mercato


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