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Le Regioni difendono l`imposta sulla benzina

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Secondo la tesi dei governatori, l'imposta sulla benzina, finito nel mirino della Commissione europea, non necessiterebbe di "finalità specifica" e sarebbe quindi in linea con il diritto comunitario.

Bruxelles ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora che ingiunge di cancellare l'Irba (al momento applicata solo in Piemonte, Liguria, Marche, Lazio e Puglia), in quanto essa «non persegue scopi specifici, ma punta solo a obiettivi di bilancio, cosa contraria al diritto dell'Unione. In pratica, la tesi è che si voglia fare solo cassa e non perseguire finalità di politica fiscale.

L'Irba è disciplinata dall'art. 17 del dlgs 398/1990, in base al quale le regioni a statuto ordinario hanno facoltà' di istituirla con proprie leggi in misura non eccedente la quota di 30 lire al litro (circa 2 centesimi di euro). Essa si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nel territorio regionale, ivi compresi quelli destinati ad uso privato ed è dovuta dal concessionario o titolare dell'autorizzazione dell'impianto o, per loro delega, dalla società petrolifera che sia unica fornitrice del medesimo. L'ultimatum della Commissione rappresenta la prima tappa della procedura d'infrazione che, nel suo ultimo stadio, potrebbe portare il Paese davanti alla Corte di giustizia.

Tale presa di pozione si basa sul disposto dell'art. 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE, che richiede la "finalità specifica" come "conditio sine qua non" per l'applicazione di altre imposte indirette gravanti su prodotti già colpiti da accisa, oltre che un nesso diretto tra l'uso del gettito derivante dall'imposta e la predetta finalità specifica. Il fulcro della questione ruota proprio intorno alla obbligatorietà o meno di tale requisito, ma, alla luce dei numerosi pronunciamenti dei giudici comunitari su cosa si debba intendere per finalità specifica, i tecnici regionali ritengono sostenibile la tesi di considerare l'Irba come un'accisa armonizzata per la cui applicazione essa non sarebbe necessaria.

Il Governo ha ancora un mese di tempo per rispondere e nel frattempo valutare il da farsi. La questione, è delicata, in quanto tocca il tema, caro alla Lega, del federalismo fiscale: è evidente, infatti, che sopprimere l'Irba assesterebbe un nuovo colpo alla già precaria autonomia impositiva degli enti territoriali, che in più si troverebbero a fare i conti con una perdita di risorse. In questa prospettiva, inoltre, occorre considerare che, per pacifica giurisprudenza della Corte costituzionale, il tributo è formalmente statale, anche se il gettito viene incamerato dalle regioni. Se venisse cancellato, queste ultime avrebbe titolo per chiedere allo Stato una compensazione, come previsto dalla 1 42/2009, molto cara al Carroccio.

Commenti (2)
  • Anonimo

    solo in italia ci sono questi barzelli

  • Beppe

    nel 2018 ancora con queste c***o di Regioni , a cosa servono? che li aboliscano definitivamente

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