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Aico: la mia esperienza

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Cara Redazione di GC, ho letto con grande interesse, e ammetto un po’ di amarezza, il decalogo da voi elaborato che invita a non firmare il contratto di associazione in partecipazione , e mi sento di volervi  raccontare una storia.

Premetto che ho scelto io di fare questo lavoro, non mi è capitato. Dopo un’esperienza di un anno con un’altra compagnia, ho voluto fortemente continuare a fare quello che mi piaceva, quello che ho deciso essere IL MIO LAVORO.

Ho cominciato nel 2001, come dipendente responsabile di Punto Vendita, facendo le pulizie nel distributore che di lì a un mese avrei aperto, pulendolo, organizzandolo e lavorando come se fosse il mio, perché era “mio”, o almeno così lo sentivo e vivevo.

Venivo via alle 10 di sera e al mattino arrivavo alle otto. E la domenica venivo a controllare che non si inceppasse la carta del self. E senza sentire sofferenza o stanchezza, perché io facevo quello che mi piaceva, e in più volevo e dovevo dimostrare alla compagnia che meritavo di stare lì perché io lo sapevo fare, perché quella responsabilità mi apparteneva…

Sono sempre stata dalla parte dell’Azienda, ne ho difeso interessi e reputazione. Ho valutato i vari collaboratori avvicendatisi nel PV, per quanto erano in grado di dare e fare per migliorare le vendite, scartando persone brave e oneste ma poco commerciali e quindi poco utili.

Ho anche rotto un’amicizia, facendo assumere un amico che però poi sul PV non rispettava gli standard qualitativi e gli orari… Non ho mai segnato ore di straordinario che non fossero giustificate, e fatto recuperare quelle in esubero. Mi sono segnata, chiedendo autorizzazione, non più di 5 ore di straordinario in quasi 4 anni. Non ho mai fatto giorni di malattia, o forse solo qualcuno, segnati poi come permesso..

Pensavo di contenere i costi, come se l’avessi gestito io, perché era nell’interesse dell’Azienda ma soprattutto perché credevo fosse giusto.

Ho ricevuto riconoscimenti sotto forma di presentazioni di power point, chiamati “certificati di eccellenza”, ho guadagnato la stima dei miei responsabili. Ho vinto gare di penetrazione v-power tra pv, ho raggiunto il budget quasi tutti gli anni, ho vinto 3 viaggi.

Ho anche avuto il compito di trasferirmi momentaneamente per curare le aperture o i cambi gestione di nuovi punti vendita.

Ho litigato con autisti della benzina quando non osservavano le corrette procedure di scarico, con manutentori imprecisi ed in ritardo, ho ricevuto insulti e talvolta minacce da clienti poco zelanti nello spegnere la sigaretta e raccomandazioni al benemerito con auguri di malattia.

Ho reagito ad una rapina entrando in colluttazione con uno zingaro.

Ma questo, chi conosce questo mestiere, chi lo vive tuttora o chi l’ha vissuto sa bene essere parte integrante della Nostra giornata, della Nostra Attività.

Poi un giorno, poco prima di Natale, ricevetti una visita di distinti rappresentanti aziendali che tesserono le mie lodi e si complimentarono tanto da premiarmi con il massimo dei premi: il “Contratto di Associazione in Partecipazione”.

Si trattava “solo” di costituire una Società (gentilmente mi offrono la possibilità di scegliere tra snc, sas e quant’altro purchè NON sia Ditta individuale) e di pagare metà delle spese di costituzione.

Mi esposero un prospetto economico indubbiamente accattivante, per chi fino a quel momento, nonostante oneri e responsabilità, guadagnava 1.100 euro al mese gestendo il pv a 45 ore settimanali.

Mi dissero “è l’occasione della tua vita, se te la lasci scappare devi però sperare che chi invece la coglierà sarà disposto ad assumerti...” In altre parole, prendere, ed avere ancora un posto di lavoro o lasciare il mio lavoro a tempo indeterminato che svolgevo in maniera esemplare e con passione da 4 anni.

La paura di perdere il posto di lavoro è troppa. L’orgoglio di non abbandonare il “mio” punto vendita è ancora di più. Firmo, e cado in quella che sarà la ragnatela peggiore della mia vita.

Ora sono passati tre anni. Sono bastati poco meno di due per trasformarmi in una persona che non riconosco più. Di anno in anno, vengono rivedute e arrangiate a favore di AICO condizioni economiche e contrattuali (il contratto contiene specifica clausola che in sintesi dispone che ciò che tu firmi, non è detto che non possa essere modificato da Aico in qualunque momento). Vengono sistematicamente sbagliati i conteggi, sempre in eccesso a favore di AICO, e bisogna inseguire Godot per ottenere che qualcuno si degni di rispondere. Mi rendo conto che io ho ragione, dimostro i semplici errori aritmetici e i poco trasparenti elementi che compongono il mitico rendiconto, ma nessuno ascolta, nessuno chiede scusa per gli errori se non con blandi “può capitare di sbagliare” e succede che qui “palleggiano” con i miei soldi.

Mi dicono che sono SOLO IO ad avere sempre qualcosa da ridire.

In sintesi arriviamo al terzo anno, le condizioni economiche ancora mutate al ribasso e la perdita di vendite grazie anche al fatto che AICO costruisce un pv nuovo di fiamma nelle immediate prossimità di quello da me gestito, e dopo aver inizialmente paventato la mia gestione, ne sceglie un’altra.

Mi dicono che se non costruivano loro avrebbero costruito altri. Inutile commentare. L’altra ragione per cui non mi è stato assegnato il PV è stata motivata dalla non adeguata struttura societaria che rappresento. La stessa che poco più di 3 anni prima era meravigliosamente idonea.

Da circa 8 mesi sono rimasta l’unica forza operativa sul PV. Ho dovuto, inevitabilemte, rinunciare ad un collaboratore. Stando al contratto, devo comunque tenere sempre aperto, dal lunedì al sabato negli orari stabiliti. In questo contratto non è contemplata la voce ferie, malattia o altro. In questo contratto non è contemplata la voce “diritti dell’Associata” semplicemente perché NON NE HA, se non quello di andarsene in qualunque momento previo preavviso di 4 mesi che è una tutela più loro ……

In questi mesi, palesando ripetutamente il mio stato di insoddisfazione motivato dalla continua riduzione della marginalità, non ho ricevuto altre risposte se non “questo è il mercato”. A causa del “mercato”, della stanchezza, della delusione e della rabbia, mi sono ammalata. Ho iniziato a soffrire di attacchi di ansia, disturbi del sonno e del sistema nervoso. Ho perso il mio compagno e compromesso la mia vita privata a causa della forma depressiva sviluppata in conseguenza a ciò. 

Due mesi fa circa, succede che penso e decido che tutto questo in fondo non è giusto. Provo a condividere ciò che penso con i miei colleghi Associati e nasce un incontro al quale partecipano più di 60 persone fisicamente e molte altre virtualmente. L’iniziativa fa notizia anche a Cusano Milanino(sede della compagnia) e così ecco che di lì a pochi giorni, molti di noi ricevono “inaspettate” visite sui punti vendita. Chiedono ad alcuni miei colleghi, come mai hanno partecipato a questa riunione. Ho riletto e riletto le clausole del contratto, ma la voce divieto di libera Associazione (o del pensiero) deve essermi sfuggita.

In una settimana sono arrivata a una lettera di ammonimento per la tenuta del piazzale. Due telegrammi dove si dice che il punto vendita è chiuso. Uno dei due giorni, non ho potuto alzarmi fisicamente dal letto ed ho comunicato e documentato  la mia assenza con certificato medico. La seconda volta ero al lavoro, come dimostrano le strisciate di apertura e chiusura.

Ho avuto più dimostrazioni di esistenza dell’associante in una settimana che in tre anni, ma nella maniera che la stessa ritiene più congeniale: quella vessatoria, ovviamente.

Io non sono più la stessa persona che si alzava la mattina innamorata del proprio lavoro. Io, adesso, a malapena riesco ad alzarmi. Percorro la strada da casa al punto vendita con l’angoscia di chi, dopo l’ora d’aria, deve ritornare in prigione.

Sicuramente qualcuno con più esperienza e capacità, penserà che sono stata un'ingenua. Sicruamente ha ragione. Ma questo è ciò che sono (o che ero) e quello in cui ho creduto.

Nella speranza che quanto ciò detto possa far riflettere tutti i colleghi Associati e i Gestori. Auguro a tutti voi con questo sfogo di potervi fare riflettere.

Buon lavoro.

Commenti (5)
  • LORELLA

    mi farebbe poiacere scambiare due chiacchere con te. Sto per fare un passo importante dammi una mano...Grazie

  • admin

    Per qualsiasi informazioni può contattare la redazione a redazione@Gestoricarburanti.it Saremo lieti di metterla in contatto con la protagonista dell'articolo.
    Saluti

  • stefano

    vorrei mettermi in contatto con la persona che ha scritto questa lettera, credo di conoscerla bene, ma non ho più un suo contatto.Mi sono trovato nella stessa sua situazione e ho avuto lo stesso trattamento, per non dire peggiore, da parte di Shell Aico

  • admin

    Puoi lasciare la tua mail alla redazione tramite redazione@Gestoricarburanti.it provvederemo a girare la tua mail all'autore della lettera.

    La Redazione

  • stefano

    Cari colleghi , sono un Gestore come voi , con esperienza di contratto di comodato e ricattato perche non firmavo aico , ricattato con lettere di diffida e tengo precisarlo mai con minacce o altro....
    Credetemi , non mi sono mai divertito cosi' tanto nel vederli arrabbiarsi senza concludere nulla...adesso ho un impianto privato col comodato e il mio ex impianto che dista a pochi km da me adesso continua ad avere persone diverse sul piazzale , un motivo ci sara'!!!
    Sono disposto a fare chiacchiere con chiunque ne abbia voglia....la mia mail e ipergobbo@yahoo.it oppure su skype furiaceca70...ciaoooooooo MAI AICO !!!!

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