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La benzina al supermercato? Con la concorrenza 8 centesimi in meno

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De Berardinis (Conad): ancora poca trasparenza sui prezzi

MILANO — "Il dato è reale, anche se non quantificabile con precisione: laddove abbiamo aperto un nostro impianto, vendendo carburanti a un prezzo inferiore di almeno 7-8 centesimi al litro, anche gli altri punti vendita del bacino circostante hanno abbassato di 2 o 3 centesimi al litro i loro listini". Una constatazione  , a pochi giorni dall'apertura di due nuove stazioni di rifornimento a marchio Conad-Ledere (a Faenza, in Romagna, e a Taggia, in Liguria) che oltre a fare felici gli automobilisti di alcune (per ora ancora poche) zone d'Italia, riempie d'orgoglio Camillo De Berardinis, amministratore delegato Conad e presidente Ancd, l'associazione cooperative tra dettaglianti aderente alla LegaCoop, che dal 2005 ha deciso di lanciare la sfida alle grandi compagnie petrolifere vendendo anche benzina e gasolio all'interno dei propri centri commerciali. Una soddisfazione comprensibile, se si considera quanto pesi, e in maniera sempre più pesante, il costo del pieno nel portafoglio degli italiani (ancora più dei vicini francesi 0 tedeschi, per non parlare degli svizzeri): secondo un'analisi del centro studi Cres, lo «stacco» del sistema distributivo italiano rispetto alla media europea (12 Paesi, che rappresentano l'85% dei consumi dell'intera Uè) comporta 5,4 centesimi in più per ogni litro di benzina (con punte fino a 8 centesimi) mentre ogni litro di gasolio è più caro almeno di 4,1 centesimi (e in alcuni casi anche di 7 centesimi). E, sempre il Cres, calcola che ogni centesimo di risparmio vale più di 500 milioni di euro (non solo per gli automobilisti, ma anche sui costi di sistema e dell'inflazione) dal momento che in Italia vengono erogati circa 46 miliardi di litri di carburante all'anno.
"Il risparmio conseguito dagli automobilisti che hanno scelto di fare rifornimento negli impianti Conad, da quando siamo entrati in questo mercato, cinque anni fa, l'abbiamo calcolato in più di 8 milioni e mezzo di euro", tiene a precisare de Berardinis. Che però resta convinto si potrebbe fare ben di più e si prepara a dare battaglia sulle promesse e gli impegni non mantenuti, in fatto di liberalizzazione nella vendita di carburanti: "In Italia le politiche di prezzo nella vendita di benzina e gasolio sono condizionate, nella gran parte della rete, dal prezzo di cessione dei carburanti ai gestori, cessione determinata dalle compagnie che impongono prezzi e acquisti in determinate raffinerie, il singolo gestore si trova quindi costretto a lavorare su margini troppo bassi per poter attivare iniziative al ribasso. Ma se è vero che il gestore è un lavoratore autonomo, perché non togliere questi vincoli di acquisto e obblighi di approvvigionamento?".

De Berardinis punta l'indice anche contro gli interventi regionali, che hanno vanificato la legge 133 del 2008 sulla liberalizzazione della rete distributiva. E insiste pure sulla "scarsa trasparenza dei prezzi", ricordando che "a luglio dell'anno scorso è stata varata la legge che obbliga i gestori a comunicare al ministero per lo Sviluppo economico le variazioni di prezzo nei singoli punti vendita dislocati: ma a sei mesi di distanza mancano ancora i decreti attuativi."

Fonte: Corriere della Sera

Commenti (2)
  • Moreno Parin  - Buona questa.

    Ma è possibile che questi dicano candidamente che noi siamo vittime delle compagnie e i vostri sindacati non reagiscano?

  • Bitocco

    Propongo di costituirci in cooperative ed usufruire di tutti gli sgravi di usufruisce il Sig. CONAD (capitalista travestito da socio.....) Questa è l'Italia. Chi lavora la prende in c..... Chi fa lo pseudo imprenditore si frega tutto e ride.....

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