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Consumi in calo. A pagare il prezzo piu' caro sono le piccole attivita'

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consumi caloNei primi nove mesi del 2018 il barometro degli affari segna  un altro -2%. Ed è "una frenata allarmante", "che influenza in maniera determinante la crescita dell’intera economia", sentenzia il Cer.

Che in uno studio realizzato per Confesercenti prospetta una fine anno preoccupante per i consumi, con la crescita prevista per il 2018 ferma all’1%, contro l’1,4% auspicato dal Documento di economia e finanza, ed una situazione di debolezza destinata a proseguire sino a tutto il 2020 con un calo medio della spesa annua pari a 5 miliardi di euro.

La nuova frana tocca praticamente tutti i settori commerciali e tutti i canali di vendita, dal piccolo dettaglio alla grande distribuzione organizzata. A patire di più sono i negozi di pelletterie e calzature che dal +2,3% dei primi nove mesi del 2017 nel 2018 perdono il 2,4%, seguiti a ruota da quelli che vendono abbigliamento (che passano da +0,8 a -1,8%).  Pur restando in campo positivo rallentano anche telefonia ed informatica e perdono terreno i farmaci (-1,4%) ed i giocattoli (-1,4%). Poi continua la crisi di libri, giornali e riviste (che da -1,8% arrivano a toccare il -3,3%) ed anche gli alimentari frenano dimezzando la loro crescita (+0,7% anziché +1,4%).

C’è un solo comparto in controtendenza, quello degli elettrodomestici. In soldoni si tratta di circa 900 milioni di euro di fatturato in meno, il 2% in meno rispetto ad un anno prima e circ pareggio "epocale"20mila negozi che hanno cessato l’attività.

Tra gennaio e settembre la grande distribuzione organizzata è cresciuta appena dello 0,2% contro il +2% dell’anno passato.

Anche il confronto con l’Europa è abbastanza impietoso: nel terzo trimestre perdiamo lo 0,9% mentre la media Ue fa segnare un +2,1%. «Il 2018 - segnala il Cer - rischia di rivelarsi l’anno in cui torna definitivamente a riaprirsi il differenziale fra i consumi degli italiani e degli altri paesi avanzati. Secondo le previsioni di Consensus Forecast - che solo per l’Italia raggruppa un panel di 45 previsori indipendenti - l’Italia registrerebbe quest’anno la maggiore frenata dei consumi fra le maggiori economie».

A pesare è soprattutto il deciso indebolimento del potere d’acquisto, la cui crescita si è dimezzata passando dal +1,4% del 2015-2016 al +0,7% di quest’anno. Ma incide anche il deterioramento del clima di fiducia delle famiglie consumatrici che rende improbabile un recupero della spesa nell’ultima parte dell’anno».

Certo la concorrenza dell’online pesa. Ma anche queste attività stanno rallentando e non compensano più il calo del commercio tradizionale. A settembre, infatti, l’ultimo dato sulle vendite di Istat, che adesso include nel conto anche l’online, segnala una variazione complessiva negativa del 2,5% delle vendite al dettaglio: l’ecommerce passa dal +8,6% di agosto a +2,7%, la grande distribuzione perde l’1,2%, mentre i negozi tradizionali calano del 4,3%, ottavo risultato negativo su nove mesi del 2018 ed il peggiore dal 2013. Sul «Black Friday» appena concluso non ci sono ancora dati precisi certi: sempre secondo Confesercenti i negozi reali venerdì e sabato «hanno registrato buoni flussi, con vendite sopra la norma. La domenica però si è sgonfiata, e siamo tornati ai numeri abituali, con qualche associato (circa uno su 10) che ci segnala addirittura un calo».

Commenta la presidente nazionale Patrizia De Luise: «In Italia, come nel resto dei Paesi sviluppati, c’è una rivoluzione delle abitudini di acquisto e delle modalità di vendita dei retailer. Il problema è che questo cambiamento si scontra con una spesa delle famiglie che non si è mai veramente ripresa dal crollo della grande crisi, rallentando ulteriormente quest’anno. Il risultato è stato una corsa all’offerta per accaparrarsi i clienti, che però si sta rivelando controproducente: i consumatori bloccano sempre più spesso gli acquisti in attesa di una giornata di sconti. In questo scenario occorre rivedere le regole di tutto il retail, dalla disciplina degli orari a quella delle offerte, trattando alla pari imprese online e reali».

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