Le accise fermano posti di lavoro ed economia

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Mentre l'Istat attesta che nel nostro paese la disoccupazione sale al 10,8% ai massimi dal 2004 con il record di 2,8 milioni di disoccupati, la National Institute for Economie and Social Research (NIESR) divulga uno studio realizzato per l'associazione di consumatori inglese la Fair-FuelUK, da cui emerge che ogni aumento dell'accisa è deleterio sia per i posti di lavoro che per il Pil.

I ricercatori inglesi danno anche i numeri di questo fenomeno. Di fronte, ad esempio, ad una crescita di 3 pen-ce al litro (poco meno di 4 centesimi di euro), si possono perdere fino a35 mila posti di lavoro, con una flessione dell'economia pari allo 0,1%. Il dato è calcolato in base a una serie di fattori, che si basano su quanto il costo dei trasporti possa incidere su imprese e privati.

Un dato che ci fa riflettere sopratutto se pensiamo agli aumenti dell'accisa sui carburanti in Italia, sette dall'inizio del 2011 ad ottobre che hanno fatto collassare di oltre il 10% i consumi, ma riempito di oltre 27,5 miliardi aumentando del 15,6% le casse ingorde dello Stato. 

Questa analisi dovrebbe, inoltre, fare riflettere i governi dell'intera zona euro, in partocolare il nostro che nonostante sia formato da tecnici ha utilizzato un bene primario come il carburante per fare cassa non preoccupandosi delle gravi conseguenze.

Governo tecnico che si appresta ad effetture l'ennesimo intervento normativo sul settore, questa volta sui contratti, e che approfitterà certamente di rimettere mano al settore ancora una volta in senso liberista. L'ultimo intervento, sopratutto in termini di esposizione dei prezzi sta già facendo i maggiori danni sia al consumatore che al Gestore, entrambi vittime di un meccanismo perverso che permette sopratutto alle compagnie di riuscire a fare il massimo storico dei margini. A danno ovviamente dei Gestori e, come abbiamo visto, dei lavoratori e dell'economia.

Nel silenzio tombale di governatori, regolatori e consumatori.


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