Confcommercio: consumi frenati dal caro-benzina, il 56% va al fisco

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Per far fronte all'aumento della pressione fiscale sui carburanti gli italiani sono stati costretti ad usare meno l'auto, ma anche e soprattutto a tagliare risorse per 6 miliardi di euro (circa lo 0,6% del Pil), destinate altrimenti ai consumi. Il dato, estremamente significativo, emerge dalla ricerca presentata dall'Ufficio Studi della Confcommercio sull'evoluzione delle spese obbligate sui consumi delle famiglie. 

Negli ultimi tre anni, si legge nella ricerca, l'aumento del prezzo di benzina e gasolio è dovuto per la gran parte (56%) alla ''mano pesante'' del fisco che ha portato l'accisa dai 564 euro per 1000 litri di inizio 2009 a 725 euro per 1000 litri di agosto 2012.

Un aumento, ha spiegato il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella ''totalmente indipendente dall'andamento dei prezzi internazionali'' e sul quale si deve aggiungere anche l'Iva. Il risultato è che il peso dell'accisa e dell'Iva sull'accisa per un litro di benzina (al netto dell'Iva complessiva) è passato da circa 67 centesimi di gennaio 2011 a 87,8 centesimi del mese scorso.

Sempre secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio la spesa delle famiglie destinata ai consumi obbligati è passata dal 32,3 al 39,5 per cento sul totale dei consumi. E' l'abitazione a "drenare" la quota maggiore.

Negli ultimi venti anni la spesa delle famiglie destinata ai consumi obbligati (bollette, affitti, servizi bancari e assicurativi, carburanti, spese sanitarie, trasporti, eccetera) è aumentata di oltre 7 punti percentuali passando dal 32,3% sul totale dei consumi del 1992 al 39,5% del 2011. E' il dato più significativo che emerge da un'analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio sull'evoluzione e l'incidenza, appunto negli ultimi due decenni, delle spese obbligate sui consumi delle famiglie. Tra le spese fisse, è l'abitazione ad assorbire - tra affitto, manutenzione ed utenze - le maggiori quote di consumo (quasi il 23% contro il 17% del 1992); nello stesso periodo la quota di consumi "liberi" delle famiglie - quelli cioè per beni e servizi commercializzabili - si è ridotta passando dal 67,7% al 60,5%.

All'interno del solo comparto dei beni, i cui consumi sono diminuiti nel complesso di oltre 10 punti percentuali, la spesa per alimentari e bevande si è progressivamente ridimensionata passando dal 19,5% al 15,1%. Determinanti, in questo quadro, le dinamiche dei prezzi che, per i beni e i servizi obbligati, risultano più che raddoppiati nel periodo considerato a fronte di un aumento molto più contenuto dei beni e servizi liberi: dal 2010 al 2012, l'aumento del prezzo dei carburanti (mediamente 46 centesimi al litro) ha sottratto risorse per altri consumi pari ad oltre 6 miliardi di euro l'anno. Tra i servizi pubblici, i maggiori aumenti si registrano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (+80% dal 1996 al 2011) e per i servizi di trasporto (+65% circa).

Dalla ricerca emerge anche che gli over 65 che vivono da soli destinano ai "consumi di base" - cioè spese fisse più quelle per l'alimentazione domestica - quasi l'80% del totale, mentre le famiglie numerose, con tre o più figli, sono quelle che spendono di più per assicurazioni e trasporti (il 10,4%, un quarto del totale dei propri consumi obbligati). Nel corso della conferenza stampa di presentazione della ricerca, il direttore dell'Ufficio Studi Mariano Bella ha sottolineato come dai dati emerga come non sia vero che "i consumi si terziarizzino: l'aumento dei consumi in servizi non compensa infatti che in minima parte la diminuzione dei consumi in beni". Per quanto riguarda i prezzi, invece, Bella ha rimarcato come "l'inflazione nel nostro Paese non sta in quello che viene venduto nei negozi".


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