I benzinai accusano: per noi rifiuti più cari che per i balneatori

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Tariffe troppo alte, gli esercenti alla Commissione tributaria "Illegittime le richieste del Comune, stop ai pagamenti"

PESCARA. Scoppia la rivolta dei benzinai pescaresi contro la vecchia Tarsu, ora sostituita dalla Tares. I titolari di distributori di carburanti hanno presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale per contestare le tariffe troppo care della tassa dei rifiuti.

I benzinai, infatti, sono tra le categorie che, in base al regolamento comunale, pagano di più per il pattume, pur producendo meno immondizie di altri. La battaglia intrapresa dai titolari delle pompe di carburante riguarda, per il momento, cinque esercenti, ma è destinata ad estendersi a macchia d’olio. In caso di sconfitta, il Comune sarà costretto a risarcire i ricorrenti dei pagamenti effettuati negli ultimi cinque anni.

I benzinai, patrocinati dall’avvocato Felice Mayer, chiedono, in sostanza, di sospendere in via cautelare l’esecutività delle richieste di pagamento Tarsu, riferite all’anno di imposta 2012 e, nel merito, di annullare i solleciti di pagamento, nonché di rideterminare le somme dovute correggendo e rettificando le tariffe e le superfici imponibili. Sostengono che la loro tariffa a metro quadrato di 6,16 euro sia troppo elevata rispetto ad altre categorie, come gli stabilimenti balneari che pagano appena 0,66 euro.

La richiesta alla Commissione tributaria si basa sul presupposto che la tariffa applicata ai benzinai per il calcolo della Tarsu e l’apposito regolamento dell’imposta siano illegittimi. «Al fine di evidenziare i profili di illegittimità della tariffa e del regolamento comunale», scrive il legale nel ricorso, «giova richiamare gli articoli 65, 68 e 69 del decreto legislativo 507 del 1993». L’articolo 65 recita: «La tassa può essere commisurata in base alla quantità e qualità medie ordinarie per unità di superficie imponibile dei rifiuti solidi urbani interni, producibili nei locali ed aree per il tipo di uso e al costo dello smaltimento».

Il Comune, secondo i ricorrenti, non avrebbe seguito queste regole. «Il Comune», spiega il ricorso, «con il regolamento Tarsu vigente, approvato nel 1994, ha operato una differenziazione in termini di capacità produttiva di rifiuti tra la categoria di utenze dei distributori di carburanti, rispetto a quella degli stabilimenti balneari e campeggi, fino ad allora considerate dal Comune stesso quale unica categoria omogenea, unitamente agli esercizi commerciali. Il tutto senza fornire neanche il criterio logico seguito per l’articolazione delle siffatte categorie e tariffe ad esse collegate». In pratica, si chiedono i benzinai, perché i distributori di carburanti devono pagare una tariffa così alta, pur procedendo meno pattume dei balneatori, che hanno una tariffa molto più bassa? Nel ricorso si contesta, inoltre, il calcolo della superficie tassabile. «Il Comune erroneamente ha inteso sottoporre a tassazione le superfici scoperte pertinenziali o accessorie».

Critico nei confronti del Comune il consigliere Adelchi Sulpizio: «Ho posto più volte la necessità di provvedere alla rimodulazione delle tariffe, in quanto avevo riscontrato come le tariffe vigenti non avevano quel necessario requisito di omogeneità. Le mie perplessità non sono mai state oggetto di valutazioni».

Fonte: Il Centro Gelocal


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