Benzinai 'fantasma' a rischio 600 posti

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Con la liberalizzazione, impianti senza più addetti. Gli operatori protestano: non offrono sicurezza

Almeno seicento benzinai di Taranto e provincia rischiano di restare senza lavoro. Sta infatti per abbattersi anche sul settore della distribuzione di carburanti la scure della liberalizzazione.

Le parole contenute nell'articolo 18 del decreto 'Salva Italia', attraverso le quali il precedente governo Monti ha legalizzato la presenza dei cosiddetti impianti 'ghost' ovvero dei distributori non serviti, su tutto il territorio nazionale, hanno infatti messo in ginocchio l'intero settore anche in provincia.

Per gli operatori, gli impianti non serviti non sono affatto sicuri, non producono un effettivo e vantaggioso risparmio per il consumatore medio e, soprattutto, creano concorrenza sleale e disparità all'interno della categoria, che sarà presto ridimensionata. A lanciare l'allarme è la Figisc-Confcommercio, la federazione provinciale dei gestori degli impianti stradali di carburanti presieduta da Paolo Castellana.

Da tempo la Figisc sie attivata per chiedere il rispetto della legge che autorizza chiaramente l'esistenza degli impianti completamente automatizzati solo e soltanto al di fuori dei centri abitati. Ieri mattina, in una conferenza stampa nella sede di Confcommercio, insieme a Giuseppe Sermo, titolare dell'impianto Agip sulla strada per Lama, e alla presenza, tra gli altri, del presidente dell'associazione, Leonardo Giangrande, e del direttore, Angelo Colella, il presidente della Figisc ha annunciato le prossime mosse del sindacato. Oggi ci sarà un incontro nella sede dell'Ispettorato provinciale del lavoro. La Figisc chiederà infatti maggiori e più accurati controlli sulle unità in servizio negli impianti "ghost" per capire se e come sono inquadrati dal punto di vista contrattuale. Mentre a giorni l'assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone, fisserà la data dell'incontro chiesto da Confcommercio per approfondire i contenuti del regolamento regionale del 2006 al fine di chiarire meglio alcuni aspetti. "E' necessario arginare questo fenomeno - dichiara Castellana che sta seriamente penalizzando il nostro settore. Considerato infatti che il numero degli impianti presenti sul territorio si aggira attorno a duecento, e che per ogni punto vendita possono lavorare anche tré unità, si rischiano di perdere seicento posti di lavoro diretti. A questi, occorre inoltre aggiungere che diverse decine di lavoratori indiretti che ruotano attorno agli impianti, quali ad esempio dipendenti di bar, tabacchini ed altre attività collaterali".

Un prezzo troppo alto anche se rapportato alla convenienza: "Alla fine dei conti, il risparmio per i consumatori è assolutamente minimo. Si calcolano appena 2 euro mensili, tenendo conto di quelli che sono i consumi medi per famiglia". E potrebbe anche trattarsi di uno "specchietto per le allodole". "Riteniamo - dice Castellana - che nel tempo il costo del carburante anche in questi distributori tenderà ad aumentare per il semplice motivo che le compagnie petrolifere avrebbero direttamente il controllo dall'estrazione, alla raffinazione, fino alla determinazione del prezzo finale alla pompa, a tutto dan-no del consumatore. Di qui ad un oligopolio delle compagnie petrolifere il passo è breve e facile nel momento in cui tutti gli impianti dovessero diventare selfìzzati". n tutto, secondo i benzinai, con la "complicità" delle amministrazioni comunali, in testa Taranto. "Abbiamo avuto solo qualche incontro interlocutorio finora - afferma il presidente della Figisc con la promessa che a breve avrebbero provveduto ad emettere delle ordinanze. Ma la promessa è rimasta tale. Non sono finora stati presi provvedimenti e questo non fa altro che produrre una proliferazione degli impianti ghost".

Fonte: Gazzetta di Taranto


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