Quelli che resistono tutta una vita al distributore

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casolo Ivano«NON MI SONO mai annoiato. Ho incontrato nella mia vita professionale la gente più varia. Hanno bisogno di carburante avvocati, imprenditori, calciatori, prostitute, gangster...», racconta Ivano Casolo, 62 anni. Sono gli ultimi giorni di lavoro per questo benzinaio di frontiera, una vita al distributore dell'Eni in fondo a via Novara, al 286.

Casolo, che è anche vicepresidente di Figisc Milano, il 30 giugno passerà il testimone «a un carissimo collega ed amico» per andare in pensione. Meritatamente: ha iniziato quando aveva 15 anni nella stazione di servizio del padre, sull'A4 Milano-Torino. Dal 1982 è il dominus della stazione del cane a sei zampe, dove ha trascorso più tempo che a casa. E questo nonostante l'attaccamento alla famiglia: il volto della figlia, con quello della moglie, ce l'ha tatuato letteralmente sul cuore. Di fronte alla sua pompa di benzina ci sono la campagna e una cascina mentre sfrecciano le macchine dirette verso l'ingresso della Tangenziale Ovest. In 36 anni, lavorando anche dalle 6.30 alle 20, gli è successo di tutto, in questo luogo fuori dal mondo. Dagli incontri entusiasmanti con i calciatori dell'Inter, squadra del cuore: «Lo stadio San Siro è poco distante. L'ultimo che è passato di qui è Mauro leardi. Nel passato ho incrociato più volte Esteban Cambiasso». A quelli, non graditi, con delinquenti della peggior risma.

CASOLO non fa mistero di avere da sempre il porto d'armi: «Ho subito in tutto cinque rapine. Non dimenticherò mai la prima, avevo 25 anni. I malviventi presero mia moglie al collo. Diedi loro l'incasso e sparai alla macchina in fuga, colpendo il lunotto posteriore.

Una stupidata, non ho dormito per un anno. Quando arrivava il buio, avevo una paura pazzesca a stare solo nel piazzale: pensavo che sarebbe tornato qualcuno a farmela pagare. Da allora non ho più reagito. Anche di fronte all'episodio peggiore. Vent'anni fa un'Alfa 164 arrivò sperorando le automobili in fila. Scesero in quattro, con un fucile a canne mozze: rapinarono me, mia moglie, i dipendenti e tutti i clienti.

L'ultima è successa 7 anni fa: era un tossicodipendente. A gennaio aveva puntato un coltellaccio da cucina contro mia moglie, 3 mesi dopo fece lo stesso con me, prima di venire arrestato. Devo dire che negli ultimi tempi la sicurezza è migliorata, con l'avvento della cassaforte temporizzata e l'installazione di telecamere». Sono cambiati nel frattempo anche i margini di profitto: «Da settanta lire a 3 centesimi al litro. Pur essendo le incombenze più che triplicate». La tecnologia ha cambiato molto il mestiere del benzinaio ma non ha facilitato le mansioni: «Il lavoro è sempre più informatizzato. Quando ho iniziato dovevo solo ricordarmi di accendere il quadro elettrico. Adesso ci vuole una persona fissa che badi ai cinque Pos e al gestionale del computer. E naturalmente bisogna capirne di meccanica, per controllare l'olio, cambiare il filtro... Mi arrabbio quando sento dire che è un lavoro di basso profilo. Ci vorrebbe un vero albo professionale».

Ivano Casolo, 62 anni e vicepresidente Figisc Milano sabato passerà il testimone a un collega e amico per andare in pensione Dal 1982 gestisce il distributore Eni di via Novara «Mi arrabbio quando sento dire che è un lavoro di basso profilo Bisogna capirne di meccanica per controllare l'olio cambiare il filtro badare a 5 Pos e al gestionale del computer. Ci vorrebbe un vero
albo professionale»

Fonte: Il Giorno Milano


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