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Anas condannata a maxi risarcimento per rifiuto apertura stazione di servizio per carburanti

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tar-lecceIl TAR di Lecce annulla il diniego di ANAS alla apertura di una stazione di servizio per carburanti nel Comune di Palagiano e condanna la stessa ANAS ad un maxi risarcimento dei danni.

“Si tratta –ha commentato l’avvocato Pietro Quinto che ha difeso in giudizio la Società- di una decisione estremamente significativa con la quale i Giudici Amministrativi hanno sottolineato la responsabilità di ANAS non solo per il ritardo con il quale ha esaminato la richiesta del privato ma anche per la violazione di quelle norme che la stessa ANAS si è data nell’esame delle istanze finalizzate alla apertura delle stazioni di distribuzione di carburanti su strade statali. Come tale –continua l’avvocato Quinto- è una decisione che ha rilevanza sull’intero territorio nazionale”.

LA vicenda ha inizio nel 2014 con la domanda di una società di aprire una stazione carburanti sulla Strada Statale 106 nel Tarantino; la richiesta, dopo vari solleciti, venne rigettata da ANAS perché, a suo dire, i lavori non erano ancora conclusi e la strada pertanto non era aperta al traffico.

Da qui un primo ricorso che venne accolto dal TAR di Lecce avendo, in quella sede, la Società dimostrato quanto era noto a tutti , e cioè che la strada era aperta e trafficata.

Rinnovata la diffida a provvedere, ANAS espresse nuovamente un diniego, questa volta asserendo che sul tratto di strada immediatamente precedente la costruenda stazione di servizio vi era un dosso e che quella presenza, in base alle Circolari della stessa ANAS, era di impedimento alla apertura dell’impianto.

La Società era quindi costretta a proporre un nuovo ricorso che veniva nuovamente accolto dal TAR di Lecce perché, come sostenuto dal privato, non vi era alcun dosso, come del resto era comprovato dal fatto che non vi era il segnale di dosso.

A quel punto ANAS pensò bene di apporre il cartello di dosso, così provocando un ennesimo ricorso da parte della Società, sempre a mezzo dell’avvocato Quinto, che contestò che vi fosse il dosso e che quindi il cartello segnaletico non poteva segnalare alcunché che potesse essere di ostacolo all’apertura dell’impianto.

Su richiesta dello stesso Difensore, il Tribunale Amministrativo decideva di vederci chiaro e nominò un consulente-verificatore.
Dopo vari sopralluoghi, rilievi grafici e fotografici, finalmente la verità: il tratto di strada precedente il luogo dove la Società intende aprire l’impianto di distribuzione carburanti non presenta alcun problema di visibilità; vi è un semplice e lieve cambio di livello, in corrispondenza di un ponte cavalcavia, ma quel cambio di livello non influisce sulla piena
visibilità. Ed ancora –come sempre sostenuto dalla Società- la distanza tra quel cambio di livello e l’ingresso della stazione di servizio sarebbe stato superiore alla distanza minima prevista dalle Circolari dell’ANAS.

Da qui la pesante sentenza del TAR leccese che ha affermato alcuni importanti principi di diritto: l’Amministrazione non può, di volta in volta, introdurre motivi diversi di diniego perché, dopo una sentenza di annullamento di un diniego, la Pubblica Amministrazione deve riesaminare l'istanza del privato ma indicando in quella sede tutti i motivi ostativi: non può cioè introdurre un nuovo motivo ostativo cosi costringendo il privato a proporre una serie infinita di ricorsi. Una condotta così approssimativa deve essere sanzionata con la condanna al risarcimento danni.

Per tale motivo il Tribunale Amministrativo ha quantificato un danno rapportato alla complessiva condotta reiteratamente omissiva e commissiva di ANAS ed al tempo trascorso per colpa di una serie di atti tutti manifestamente illegittimi. Dal 2014 ancora ad oggi la Società non ha potuto realizzare l’impianto e per questo i Giudici hanno condannato al pagamento della somma di € 160.000 oltre € 8.000 per ogni mese di ritardo.

“E’ una sentenza con la quale il Giudice Amministrativo conferma di essere valido baluardo contro l’inerzia e le prevaricazioni dell’Amministrazione; una sentenza –conclude l’avvocato Quinto- che fa giustizia e, con la condanna al risarcimento, allontana l’idea della impunità della P.A. che troppo spesso instilla nel cittadino quel senso di impotenza che porta spesso a rinunciare a proporre azioni legali e che, per altro verso, può rappresentare una delle cause della inefficienza della Pubblica Amministrazione”.

Commenti (3)
  • Anonimo

    ...CHE BELLO IMPIANTO A GRATIS....

  • Alex

    Finalmente qualcuno che è riuscito a sfatare la lobby delle pubbliche amministrazioni che usano il ruolo per cui vengono pagati solo per raggiungere loro benefici personali, mentre quando si tratta del popolo fanno di tutto per allungare la burocrazia in modo da trovare uno spiraglio per un loro tornaconto
    Scusatemi la durezza della mia affermazione, ma tutti parlano della burocrazia italiana troppo lunga,
    ma questa burocrazia chi lo crea ?
    Oh, meglio chi lo applica ?
    Nel mio comune abbiamo dirigenti e capi del personale con la licenza elementare, come possono snellire la burocrazia.
    Non sanno snellire la burocrazia, ma sanno far valere il loro ruolo

  • ceyenne

    figuratevi nel mio comune c'e un distributore a ridosso di una curva chi e stato quel scienziato che a dato le autorizzazioni

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