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Terzo carburante, la Consulta boccia la Puglia

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Consulta-600x300Staffetta Quotidiana - Con la sentenza n. 239 dello scorso 5 ottobre, depositata in Cancelleria l'11 novembre, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l'obbligo di erogare almeno un prodotto ecocompatibile (Gpl o metano) per i nuovi impianti di distribuzione carburante, contenuto all'articolo 45 della legge della Regione Puglia n. 24 del 16 aprile 2015 (Codice del Commercio).

Non sono stati rinvenuti nella normativa pugliese i caratteri di quella lombarda che era stata recentemente dichiarata legittima nella sentenza 105 del 2016 , mentre è stata al contrario ritenuta sovrapponibile alle misure adottate dalla Regione Umbria già censurate nella sentenza 125 del 2014.

Il ricorso era stato presentato il 22 giugno 2015 dalla Presidenza del Consiglio , con l'impugnazione anche di altri articoli del Codice contestato. Per lo Stato centrale un tale obbligo avrebbe costituito l'introduzione di una barriera all'accesso al mercato della distribuzione di carburanti in rete, configurando un c.d. obbligo asimmetrico, gravante cioè sui soli operatori nuovi entranti. La difesa della Puglia si fondava sulla recente sentenza n. 105/2016 della Consulta, che ha confermato la legittimità di disposizioni analoghe a favore della Regione Lombardia.

Ritenendo la questione di legittimità fondata, la Consulta vi ha dedicato il settimo e ultimo paragrafo della propria pronuncia. I giudici costituzionali hanno confermato l'esistenza di un obbligo asimmetrico rispetto alla legislazione statale che pone come regola a tutela della concorrenza la libertà d'iniziativa dei singoli distributori, stabilendo l'imposizione di tali obblighi solo in via eccezionale e subordinati al rispetto del proporzionalità.

Proprio nel mancato rispetto di tale criterio starebbe la debolezza della Regione Puglia. La Consulta ha infatti richiamato la sua pronuncia 125/2014, in cui aveva determinato una violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. in materia di tutela della concorrenza, da parte della legge della Regione Umbria n. 10 del 6 maggio 2013, che prevedeva misure simili a quelle adottate nel Codice del Commercio pugliese. In quel caso il giudice costituzionale aveva rilevato come tali previsioni rendessero eccessivamente oneroso l'ingresso di nuovi operatori entranti in un determinato settore di mercato, con correlativa discriminazione concorrenziale tra operatori già presenti e quelli che intendano accedervi.

Non è stato invece accolto il riferimento alla legge della Regione Lombardia n. 34 del 19 dicembre 2014, che prevedeva la presenza contestuale di più tipologie di carburanti. In quel caso la violazione costituzionale è stata esclusa perché la legge regionale introduceva l'obbligo anche per gli impianti esistenti in caso di loro ristrutturazione, mitigando se non escludendo, l'asimmetria tra vecchi e nuovi operatori. Inoltre è stata sottolineata la transitorietà del vincolo previsto “fino al completo raggiungimento di tutti gli obiettivi di programmazione regionale”.

In assenza di questi margini di flessibilità o caratteri che denotino la transitorietà del vincolo, la Corte ha espresso una valutazione negativa della ragionevolezza e della proporzionalità della norma regionale impugnata, dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 45 del Codice del Commercio.

La sentenza è in allegato sul sito di Staffetta Quotidiana

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

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