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Costi moneta elettronica, verso la mobilitazione

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Non vi sono schiarite positive sulla questione dei costi della moneta elettronica e sarà necessario riportarvi l’attenzione con iniziative di mobilitazione della categoria.

Come si ricorderà – si veda anche Figisc Anisa News N. 21 del 23.10.2017 e N. 22 del 30.10.2017 – dopo l’interrogazione di Luca SQUERI al Ministro CASERO, la Commissione Finanze della Camera aveva raccomandato di esonerare dall’obbligo (e dalla correlativa sanzione in caso di inadempienza) di accettare i pagamenti in moneta elettronica alcune categorie e transazioni di beni, tra cui i gestori degli impianti di distribuzione carburanti.

Fidando in una soluzione “intelligente” del problema di fondo (cioè quello dei costi delle transazioni anche sulle imposte gravanti sui carburanti) che sembrava in un primo momento potersi delineare per risolvere l’annosa questione, le Organizzazioni di categoria avevano declinato la proposta di esenzione, con una nota di chiarimento al Governo:

«Faib, Fegica e Figisc, con una nota urgente recapitata al Governo, hanno evidenziato che rispetto alla “preparazione di documenti parlamentari in relazione a schemi legislativi di recepimento delle Direttive UE, che propongono, in sintesi, l’esenzione della Categoria dall’obbligo di Legge volto all’accettazione della cosiddetta ‘moneta elettronica‘ “, le Federazioni, pur apprezzando le intenzioni di una tale ipotesi e volendo confermare quanto a più riprese esposto, intendono nuovamente chiarire che la Categoria non ha richiesto alcuna esenzione dall’applicazione della norma. Al contrario, le scriventi Federazioni ritengono che sarebbe un gravissimo ed immotivato errore sacrificare l’esito di un provvedimento essenziale prima di tutto sul piano dell’ordine pubblico, della sicurezza sociale e della incolumità fisica di una Categoria di lavoratori pesantemente esposta a rapine, violenze e omicidi, e poi sul piano del contrasto all’infedeltà fiscale e più in generale al fenomeno dell’illegalità nel settore.

Chiarito dunque che le Federazioni condividono gli “Obiettivi dagli evidenti connotati tipici dell’interesse collettivo prevalente, ai quali i gestori aderiscono con convinzione e senza alcuna riserva”, Faib, Fegica e Figisc hanno sottolineato che “Quel che, invece, la Categoria chiede da tempo e con forza è che gli oneri associati al perseguimento di tali obiettivi di interesse generale, attualmente tutti ingiustamente gravanti direttamente sui gestori, siano depurati almeno della consistente parte connessa al peso dell’accisa sul prezzo dei carburanti che pure i medesimi gestori, sempre nell’interesse generale, incassano per conto dello Stato, sotto la loro responsabilità, a proprio rischio e pericolo.”

I Presidenti delle Associazioni hanno quindi rinnovato “rispettosamente a Governo e Parlamento la ferma richiesta che la soluzione alla questione posta sia oggetto di una misura equa, adeguatamente inserita nell’emananda Legge di Bilancio 2017.»

E, oltre a tale problematica, nel complesso delle misure fiscali collocabili nel disegno di legge sul bilancio dello Stato che possono interessare la Categoria, FAIB, FEGICA e FIGISC hanno altresì sollecitato ad azioni comuni anche i Presidenti di UNIONE PETROLIFERA ed ASSOPETROLI, con una comunicazione in cui si scrive quanto segue:

«….come è noto, il Parlamento è in questi giorni impegnato ad esaminare e votare il cosiddetto “ddl Bilancio”, al cui interno sono già contenuti o comunque potrebbero essere verosimilmente inseriti nel corso dell’iter, diversi provvedimenti che impattano sotto diversi profili – economico finanziario fiscale- sul settore e in particolare sulla conduzione degli impianti di distribuzione carburanti. Senza voler scendere nei dettagli in questa sede, le scriventi Federazioni ritengano che temi come quelli, ad esempio, del costo della moneta elettronica, della fatturazione elettronica, dell’invio telematico dei corrispettivi, ecc., possano consentire un approccio comune e condiviso. Peraltro, è motivata convinzione che l’occasione del ddl suddetto possa, a seconda di come sarà approvato definitivamente, rappresentare tanto una opportunità per il settore, quanto al contrario un ulteriore fattore di particolare criticità per gli interessi degli operatori che ciascuna delle nostre Organizzazioni rappresenta. Tenuto conto dei tempi parlamentari previsti e della delicatezza della posta in palio, le scriventi hanno ritenuto opportuno, quindi, proporVi di esaminare urgentemente – già dai primi giorni della settimana entrante – opportunità e termini per una azione condivisa e coordinata su tali temi, rivolta a Governo e Parlamento».

Per contro – anche rispetto alle soluzioni che sembravano potersi prospettare – gli ultimi orientamenti del Governo in tema di carte di credito/debito, nonostante gli interventi presso il Ministero competente ed i contestuali incontri con le maggiori rappresentanze politiche del Parlamento, non sembrano andare assolutamente in direzione delle linee auspicate dalla Categoria.

Nei giorni scorsi, pertanto, FAIB, FEGICA e FIGISC hanno dovuto prendere atto di un regresso della situazione, ed adottare l’iniziativa di una mobilitazione generale del settore che prelude alla dichiarazione di una giornata di chiusura degli impianti su tutto il territorio nazionale orientativamente prevista verso la fine del mese di novembre o l’inizio del mese di dicembre.

Fonte: Figisc Anisa News 23/2017

Commenti (9)
  • Anonimo

    Ma quali chiusure e scioperi che poi non fa nessuno.
    Stabiliamo una data e facciamoci pagare 50 cent a transazione o aggiungiamo 5 millesimi ai prezzi di vendita.

  • ernesto

    Ci risiamo non chiude nessuno , che sono sti scioperi, aumentiamo, facciamo pagare le operazioni, ecc. ecc. il sindacato secondo tè può proporre delle azioni contro le leggi ed accordi contrattuali , come proponi tù ? Al limite può dire per protesta di non accettare carte di credito, o chiudere per protesta contro le carte e contro la trasmissione online dei corrispettivi. il problema è che prima hanno assicurato che il governo prendeva in esame il problema, che sicuramente ci sarebbero state delle risposte positive al problema, invece si sono rimangiato tutto.

  • guido

    ....si bella anche la questione dell'invio dei corrispettivi aspirapolveri,gonfiagomme,lavaggio in self....senbra si siano messi tutti d'accordo...è possibile spendere minimo 500 euro per l'app che serve per l'invio telematico?

  • Anonimo

    Ci può anche stare uno sciopero verso lo stato, ma per le commissioni delle carte petrolifere che si fa. Ma ci rendiamo conto che bisogna fare uno sciopero per tutto ossia commissioni carte, margini, cali,ecc. ecc. solo richiedendo ciò che giusto lo sciopero riuscirebbe, non nascondendoci con i soli problemi verso lo stato, sono convinto che la categoria è stanca e i sindacati lo sanno che lo sciopero si farebbe e qualora fosse necessario anche ad oltranza.

  • Anonimo

    la solita storia dimobilitazioni.scioperi che poi non li fa nessuno torniamo invece togliamo tutti gli sconti che ci impongono le petrolifere che forse e'meglio

  • Anonimo

    invece di lamentarvi aumentate i prezzi oppure mettete un fisso

  • Piero

    finalmente uno sciopero,
    oggi come oggi avere la possibilità di fare sciopero è una fortuna non da tutti

  • anonimo

    Se teniamo conto della categoria e del risultato degli ultimi scioperi
    sarà meglio non accettare le carte per una settimane.

  • francesco saverio colloca  - Le battaglie impossibili.-

    Come si puo' combattere una battaglia con un esercito ammalato di anemia economia , ossia in fallimento, contro uno stato nemico anzi, che odia le imprese ? lotta impari perche' e' simile a due eserciti che si fronteggiano armati uno con frecce e l'altro con missili , QUINDI ?, occorre mediare con calma e furbizia gli uomini dello stato , che non sono quelli di 20 anni or sono, difficili da convincere anche perche' il nuovo che avanza oltre a non capire un c.........avolo, ubbidisce agli ordini del club BILDERBERG .

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