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Landi (Faib) a OIL&NONOIL, sinergie tra gestori, indipendenti, compagnie per l’ammodernamento della rete

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Il presidente nazionale Faib, Martino Landi, nell'intervista rilasciata alla giornalista Elena Veronelli per OIL&NONOIL, la fiera del settore in programma a Roma, Palazzo dei congressi, 11 - 12 ottobre 2017.

Il presidente Faib, Martino Landi, sostiene che “Chi vuole combattere l’illegalità, la prima cosa che deve attuare è il rispetto delle leggi, presupposto per emarginare gli avventurieri. Rispettare le leggi vuol dire anche rispetto delle norme contrattuali”. Affronta poi i temi del “modello grossista” Esso, del potenziale ruolo dei gestori, degli accordi collettivi e delle opportunità del non oil.

Continua il disimpegno delle compagnie petrolifere, con la conseguenza che la controparte dei gestori saranno sempre più i retisti, i quali però a volte si presentano in ordine sparso. In questo quadro un po’ confuso come si posizione il gestore? Quali strategie di contrattazione può adottare?

Si, sono sempre di più i retisti privati che operano sulla rete carburanti e che continuano a investire realizzando nuovi impianti. Oppure ad acquisire pezzi di rete dismesse dalle grandi multinazionali che scelgono di abbandonare il mercato italiano. Se un anno fa si stimava che oltre il 50% dell’erogato nazionale fosse venduto su impianti dei retisti, oggi questa percentuale è abbondantemente lievitata e destinata ad assumere valori molto più significativi, alla luce della dismissione, seppure in una logica originale, della Esso. In questa ottica dobbiamo anche considerare che ancora non conosciamo l’esito finale dell’annunciata vendita della rete da parte di TotalErg. Questo quadro pone il vero problema che ci troviamo ad affrontare: la frammentazione della rete. E’ uno scenario nuovo a cui stiamo lavorando da mesi, consapevoli che la contrattazione sindacale, a cui è rimessa per legge la negoziazione delle condizioni economiche dei gestori, sia delle compagnie che dei soggetti non integrati titolari delle autorizzazioni è un obbligo di legge a tutela degli interessi dei gestori che a più riprese lamentano e denunciano al governo il mancato rispetto della normativa speciale di settore. Chi vuole combattere l’illegalità, come i retisti dicono di voler fare, la prima cosa che deve attuare è il rispetto delle leggi, presupposto per emarginare gli avventurieri. Gli operatori indipendenti più strutturati e professionali debbono capire che il rispetto delle norme contrattuali è nel loro interesse, se vogliono isolare gli avventurieri del settore, per non dare vantaggi competitivi a nessuno. L’illegalità per noi è anche questa e visto che a parole tutti la vogliono sconfiggere, contiamo di superare questo scoglio anche con l’aiuto della parte sana e più lungimirante del settore degli operatori indipendenti. Rafforzare il confronto con la rappresentanza dei retisti, Assopetroli e Consorzio Grandi Reti crediamo sia la via maestra, individuando se necessario anche nuove tipologie contrattuali oltre il contratto di commissione che abbiamo già condiviso, e pienamente applicabile da chi è interessato.

Faib, Fegica e Figisc stanno attuando una serie di iniziative di protesta contro la vendita dell’ultimo “Maxipacchetto” Esso di impianti carburanti. Quali sono i vostri timori?

La protesta contro la Esso non nasce a seguito della vendita dell’ultimo maxipacchetto. Le prime contestazioni rivolte alla multinazionale americana risalgono all’epoca in cui la compagnia annunciò la sua strategia di dismettere la rete vendita e di cedere gli impianti a pacchetti, a seconda delle aree geografiche a soggetti privati, respingendo ogni richiesta di un possibile acquisto da parte dei gestori coinvolti sia in forma individuale che consortile, come anche la legge propone. Certamente negli ultimi tempi la protesta ha subito una accelerazione. Ciò a seguito dell’atteggiamento che ha avuto la compagnia man mano che si concludevano gli acquisti dei pacchetti. Esso ha consentito a chi subentrava nella proprietà di calpestare tutte quelle regole, compreso l’ultimo accordo sottoscritto, che sono parte degli impegni che l’acquirente si è preso in carico a seguito dell’acquisizione del ramo d’azienda. Salvo casi sporadici, purtroppo gli ultimi operatori, compresi Petrolifera Adriatica e Retitalia, che hanno preso possesso e quindi subentrati nel rapporto con i gestori, non intendono rispettare nulla di quello che il codice civile da una parte e le leggi di settore dall’altro gli imporrebbero. Pertanto, senza nulla togliere all’acquirente dell’ultimo maxipacchetto ceduto dalla Esso, ci auguriamo che l’atteggiamento del nuovo proprietario non ricalchi quanto già visto e contestato agli altri, in considerazione che se l’operazione avrà il via libera dell’ Antitrust, il nuovo operatore rappresenterà quasi il 50 % dell’intera rete Esso.

Al momento dobbiamo aspettare l’ufficializzazione del passaggio della proprietà, pertanto non ci rimane che attendere fiduciosi di avere un nuovo interlocutore disponibile al confronto, nell’interesse delle parti e riconfermare quella strategia commerciale avviata dalla Esso negli ultimi anni di valorizzazione del servizio, come anche l’ultima campagna promozionale del marchio riconferma. Certamente il rifiuto della Esso di ogni nostra richiesta di far rispettare le norme sottese alla cessione di ramo d’azienda e il rifiuto di cedere gli impianti ai tanti gestori che ne hanno fatto domanda, in virtù di un diritto di riscatto che la legge prevede ma non sanziona, ha incrinato i rapporti con le organizzazioni di categoria, al punto tale che siamo stati costretti a citarla in tribunale insieme agli acquirenti. Complice anche un governo che si è disinteressato del settore nonostante le nostre sollecitazioni ad attivare il tavolo delle riconciliazioni di cui il ministero competente si doveva far carico. Tuttavia, l’ultimo incontro con il Vice Ministro Bellanova apre uno spiraglio che vogliamo auspicare positivo per il settore e per il diritto alla mobilità dei cittadini.

Si parla moltissimo di mobilità sostenibile e auto elettrica. Per i gestori non potrebbe essere un’occasione di rilancio, magari “riciclandosi”?

In un mondo che cambia così rapidamente, non dobbiamo mai stancarci di valutare e individuare tutte le possibili alternative per arricchire l’offerta di maggiori servizi a chi entra dentro una stazione di servizio. Siamo l’unico paese dove il reddito del gestore ancora oggi è garantito dalla vendita dei carburanti. Questo deve far riflettere tutti. Sono decenni che si afferma che questa formula non può più essere sostenuta e le tante chiusure di impianti, causa abbandono forzoso delle gestioni, ne sono la riprova. Se non si interviene con una vera razionalizzazione della rete e una forte spinta nell’ammodernamento delle stazioni di servizio esistenti, non c’è futuro per nessuno. Dopo anni di attesa abbiamo un decreto concorrenza che può favorire la ristrutturazione. Occorre vigilare perché la normativa sia rispettata e Faib sarà parte in causa nel segnalare alle autorità ritardi e omissioni. Sui nuovi carburanti, oggi si cavalca l’onda dei carburanti alternativi e in particolare della mobilità ibrida ed elettrica. Certamente questo è uno dei tratti del futuro e pertanto diventerà indispensabile offrire questo servizio. Occorre però declinare questa tendenza con le variabili dello sviluppo tecnologico, della disponibilità economica delle risorse e del tempo. Ma sempre di prodotti per autotrazione si parla e questo tiene al centro del diritto alla mobilità le stazioni di servizio, certamente ripensate e ridisegnate ma sempre come supporto indispensabile al viaggio e al viaggiatore. Il punto è che dobbiamo trovare soluzioni diverse di reddito per la sostenibilità delle gestioni, soprattutto in uno scenario come quello che si delinea, nel quale i cittadini per ricaricare la macchina elettrica potranno farlo anche a casa, nel proprio garage.

Ed il non oil? Può accrescere la redditività del gestore? Perché non decolla?

L’unica condizione per far decollare il non oil è legata alla volontà di attivare un vero processo di ristrutturazione e ammodernamento della rete distributiva e di valorizzazione della professionalità degli operatori, senza sacrificarla con nuove ingessature. Accanto all’innalzamento dell’erogato medio degli impianti, che potrà derivare dalla ristrutturazione della rete, occorrono nuovi investimenti per ammodernare tante stazioni di servizio, utilizzando tutte le opportunità che allo stato attuale non vengono valorizzate. Dove sono presenti attività collaterali su impianti ben strutturati, il non oil è fonte di reddito sia per i gestori che per i titolari di autorizzazioni. Certamente l’Italia ha caratteristiche e abitudini commerciali diverse dal resto dell’Europa, ma gli spazi ci sono e sono in crescita, i numeri, laddove questi processi sono avvenuti, ci danno ragione. Il tutto però ha un senso e può essere realizzato con la consapevolezza che certe attività non possono essere caricate da oneri di locazioni eccessivi, altrimenti per i gestori nulla cambia rispetto ad oggi.

Come e quanto pesa sui gestori il dilagante fenomeno dell’illegalità? Può la categoria contribuire a risolvere il problema?

La categoria è centrale nel contrasto all’illegalità, solo dei ciechi possono non vederlo. Abbiamo chiesto con forza di far parte del tavolo di monitoraggio del fenomeno, mettendo a disposizione le nostre conoscenze, frutto di un costante e puntuale presidio del territorio che altri attori della filiera non sono nelle condizioni di offrire. Dalle ultime stime emerge che il fenomeno dell’illegalità sottrae risorse al settore e allo Stato centrale per il 15, 20 % del fatturato. Si parla di svariati miliardi di Euro. Lo Stato è interessato a recuperali? I gestori sono disponibili a fare la loro parte e denunciare gli illeciti.

A inizio luglio avete sottoscritto con TotalErg il nuovo accordo collettivo sulla viabilità autostradale. Finalmente qualcosa si muove in positivo? Qual è la situazione con le altre compagnie?

Come ho già avuto modo di evidenziare anche in altre occasioni, il cambio di strategia adottato sulla rete carburanti della viabilità ordinaria, da quasi tutte le compagnie petrolifere negli ultimi anni, ci ha consentito di trovare le giuste convergenze per definire nuovi accordi economici. Il tutto ha contribuito a far crescere la consapevolezza che lo stesso percorso lo si poteva condividere anche sulla rete autostradale, dove tuttavia esistono diverse peculiarità. Non dimentichiamoci nemmeno che in questo ultimo anno sono andate a gara quasi la metà delle aree di servizio, con cambi di marchio molto frequenti e con la novità assoluta che tante stazioni sono state affidate ad altri soggetti, al di fuori dei tradizionali marchi petroliferi, contribuendo probabilmente ad alimentare una concorrenza dai risvolti imprevedibili ma che deve essere espletata all’interno della legislazione vigente.

Alla luce di queste novità, in un segmento che ha perso quasi il 60% di erogato, nasce a nostro avviso l’esigenza di ritrovare le sinergie tra gestori, compagnie e concessionarie, ognuna per la sua parte, per affrontare le sfide e riportare erogato sulle autostrade. Oggi sono aperti i principali tavoli di trattativa, con spunti interessanti ma anche con elementi di freno. In alcuni casi le trattative sono a un buon punto. Sarebbe auspicabile e ottimale poter chiudere entro l’anno tutti gli accordi. Noi faremo di tutto perchè questo avvenga. Sarebbe un buon segnale per tutto il settore e per gli automobilisti che in questi ultimi anni hanno preferito rifornirsi fuori dalla rete autostradale.

Commenti (4)
  • pippo

    Caro Landi sono anni che predicate lo stesso vangelo ,ci propinate ogni volta quali sono i problemi ,il solito piagnisteo ,avete stancato anche i sassi .Non avete mosso un dito per evitare che quello che scrive in questa intervista non succedesse .Potrei elencare anche io i danni che sono stati fatti e il solito bla bla bla e inutile ,bisogna dire quali saranno le mosse che bisogna fare in futuro ,perche è il futuro che ci manca .Tornate con i Gestori ,a lottare come 30 anni fa .Siamo stufi stufi stufi !!!!!

  • anonimo

    Mancato rispetto degli accordi speciali e delle normative che regolano in settore:QUESTO E'IL GRANDE PROBLEMA.

    Prima domanda:
    I sindacati cosa fanno per assistere legalmente il Gestore vessato dalla compagnia sull'orlo del baratro a causa di questo?
    Seconda domanda:
    Vista la situazione attuale che avete ben descritto,i Gestori si chiedono quali sono le contromisure che avete intenzione di prendere per la sua sopravvivenza?

  • anonimo

    PROPOSTA:
    perché non apriamo una linea diretta Gestori-presidenti sindacati
    per fare conoscere i punti di vista di quelli che lavorano sul campo ?

    Un po' di democrazia non guasterebbe,visto che non si fanno più riunioni sindacali con i Gestori.

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