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Vicenda Eni, troppi lati oscuri

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Staffetta Quotidiana - di GCA - Per il settore petrolifero è la notizia della settimana e merita di rigore la prima pagina. Da quando verso le 16,30 di mercoledì scorso, 22 novembre, sul sito della Staffetta, sulla base di voci che stavano arrivando in redazione da diverse località del Paese dal Nord al Sud , è apparso il primo flash sull'operazione in corso in tutta Italia sui depositi e le raffinerie Eni. Poi alle 17,58 la notizia è diventata ufficiale, con il comunicato del Comando Provinciale di Roma della Guardia di Finanza che confermava il sequestro preventivo in corso in 13 regioni dei sistemi di misurazione dei prodotti petroliferi installati presso numerosi depositi e raffinerie, in esecuzione di un decreto emesso dal Gip del Tribunale di Roma.

A cui faceva seguito un'ora dopo, alle 19, un comunicato dell'ufficio stampa dell'Eni che si premurava di sottolineare che la società era estranea alle “condotte illecite” denunciate e che nell'ambito della vicenda “Eni si ritiene parte offesa”.
Da quel momento è cominciato un mezzo caos. Perché nel mercato petrolifero italiano Eni è l'azienda leader con una quota di mercato che si aggira sul 30% e alle sue basi di carico si approvvigionano moltissimi rivenditori e gestori. E da una email mandata già mercoledì alle 15,42 dagli uffici Eni ai rivenditori emergeva che il fermo dei depositi riguardava in particolare le raffinerie di Livorno, Sannazzaro e Venezia e i depositi di Rho, Fiorenzuola, Calenzano, Ortona, Gaeta, Porto Torres, Pantelleria, Petroven. Con i giornali locali che oggi titolavano “Panico per l'Eni”, “Code infinite per fare il pieno”, “Code di autobotti” le notizie relative alla lunghe code di autobotti alle raffinerie di Sannazzaro e di Taranto e alle automobili in fila ai punti vendita carburanti nel timore di restare a secco. Parliamo di stampa locale perché su quella nazionale la notizia ha avuto fin qui scarsa eco. Salvo un lungo servizio di Fiorenza Sarzanini, andato in onda sul sito di Corriere.it nella tarda serata di mercoledì, ma scomparso dalle pagine del Corriere della Sera di giovedì.

Come la Staffetta ha subito rilevato, la vicenda presenta molti lati oscuri. Innanzi tutto il fatto che il sequestro arrivi a scoppio ritardato. La prima notizia dell'avvio dell'indagine risale infatti al 18 giugno del 2014, cioè a più di tre anni fa, e già allora si facevano i nomi di Angelo Fanelli e di Domenico Elefante a cui poi, nel proseguo delle indagini, si è aggiunto quello di Angelo Caridi. Tre figure ben conosciute nel settore. Caridi, già amministratore delegato di Snam Progetti, è stato direttore generale di Eni Refining & Marketing dall'agosto 2007 al marzo 2010; Fanelli, a lungo suo vice, gli è subentrato nell'incarico dall'aprile 2010 fino al maggio 2014 quando è diventato presidente di Syndial (società Eni attiva nel risanamento ambientale); Elefante, già amministratore delegato di Italgas, è stato vice di Fanelli per la parte raffinazione, poi ancora all'inizio di quest'anno direttore assett management della divisione refining & marketing e ora figura presidente di Syndial al posto di Fanelli. Immaginare che questi tre alti dirigenti siano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione del pagamento delle imposte sui prodotti petroliferi e alla costituzione di fondi neri, come la Procura di Roma prefigurava già nel 1994, lascia a dir poco sconcertati. Ancora più se dovessero finire come capri espiatori di questa brutta vicenda.

D'altra parte Eni, dichiarandosi parte offesa, ammette che il reato c'è stato e che qualcuno al suo interno lo ha commesso. Escludendo tra l'altro a priori che la vicenda possa essere collegata alla vexata questio che ruota intorno al ben noto fenomeno dei cali e delle temperature, sulla quale da anni si confrontano raffinerie e rivenditori: che invece sarebbe stato un modo, niente affatto improponibile, per sfilarsi dalle accuse. Ma evidentemente non c'erano le basi per farlo. Aderendo invece in pieno alla tesi della manomissione dei misuratori. Che però, essendo passati quattro anni non spiega, a prescindere dai mancati controlli della stessa Guardia di Finanza presente negli impianti incriminati, perché solo ora sia arrivato il decreto di sequestro e non nel 2014 e perché nel frattempo la loro corretta funzionalità non sia stata ripristinata a cura dell'Eni: evitando gli inconvenienti in corso.

Come pure non torna che in tutto questo periodo non ci sia stata nessuna presa di posizione sulla vicenda da parte dell'Agenzia delle Dogane, istituzionalmente preposta a chiarire la genesi e gli effetti dei comportamenti oggetto dell'indagine giudiziaria, e che sia il ministero dell'Economia e delle Finanze sia il ministero dello Sviluppo Economico non sembrano essersi preoccupati delle conseguenze di quello che stava bollendo in pentola da quattro anni e che stava coinvolgendo l'azienda leader del mercato.
Un'ultima notazione, stiamo parlando di una vicenda che non sembra aver niente a che fare con il “dirty oil” e i fenomeni di illegalità che sono dilagati in questi anni nel mercato dei prodotti petroliferi. A maggior ragione se ne sarebbe fatto volentieri a meno
Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

Commenti (4)
  • OLEOBLITZ  - che altro dire?

    qui gatta ci cova...3 anni (se è vero) ad aspettare cosa? chi? insomma o tutti mangiavano o tutti se ne stavano buoni e zitti, oppure qualcuno è stato messo da parte e per vendetta ha scoperto il vaso dei bei ricordi....perché al di là dei contatori manomessi caricare carburante caldissimo anche 30 / 33 gradi è un vizio oramai arcinoto.....ebbene tanto chi se ne frega ci penserà il Gestore :grin ma il mondo della distribuzione è cambiato....tante pompe bianche e tanti retisti piccoli medi grandi e supermercati....questi al gioco non ci vogliono stare oppure qualcuno ha cominciato a protestare ????!!!!!!!! :grin e son venuti fuori tutti i caz nascosti negli anni e anni....maaaaahhhh

  • Alex

    Ma, se, come, perché, quando, prima, poi !!!
    Non interessa !!!
    Ora occorre solo un giudice come quello di Fabrizio Corona, ohhh, meglio senza polemizzare,
    che applichi la stessa logica e severità usata da loro sui nostri contratti.

  • Anonimo

    il tutto finira' come sempre avviene in italia e cioe'atarallucci e vino

  • Anonimo

    niente paura ragazzi a questi signori nessuno gli torcera' un capello

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