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La rete che cambia e il ruolo dei gestori

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Di Vincenzo (Fegica): "Abbiamo il dovere di restituire qualità al domani sapendo mobilitare la parte migliore della nostra categoria. Accordi strumento principe". Il confronto a distanza con Anisa

Quotidiano Energia - Mentre impazza il dibattito sulla mobilità di domani, il settore della distribuzione carburanti sta vivendo da tempo grandi cambiamenti, tra vecchi attori che se ne vanno e nuovi che arrivano. Cambiamenti che impattano giocoforza anche nei rapporti tra i diversi anelli della filiera e aprono discussioni anche all'interno delle stesse categorie.

Emblematico in questo senso il dialogo a distanza di questi giorni tra due rappresentanti dei gestori: il presidente di Anisa Stefano Cantarelli e il numero uno di Fegica Roberto Di Vincenzo. Oggetto: il significato da dare oggi agli accordi e il ruolo del sindacato. Un confronto a colpi di editoriali. "Se l'accordo è un totem…" titolava un lungo intervento di Cantarelli (firmato assieme a Giorgio Moretti) pubblicato su Figisc Anisa News in cui ci si chiedeva, tra l'altro, "che valore hanno se si sa che la controparte non li rispetterà?". Senza nominare direttamente Anisa è arrivata poi la risposta di Di Vincenzo in un altrettanto lungo ragionamento pubblicato sul sito Fegica dal titolo "Né totem, né tabu".

"Non c'è dubbio", esordisce, "che i numerosi motivi di una diffusa criticità, non raramente drammatica, che negli ultimi anni ha investito la categoria nel suo complesso e molti tra i gestori in particolare, richiedano un supplemento di riflessione anche delle organizzazioni sindacali, nel tentativo di ricostruire una piena capacità di dare risposte immediate senza perdere di vista la necessaria preparazione delle condizioni di una prospettiva futura". Il compito dei sindacati, continua, è però "anche quello di resistere alla tentazione di cedere alle semplificazioni del momento ed evitare che le convinzioni particolari assurgano a scelta politica definita ed indiscutibile, lungo la quale far muovere una categoria che, pur nella sua atipicità, rimane pur sempre una categoria". Perché "senza mediazione culturale (e politica) di un soggetto intermedio (quale siamo), la categoria avrebbe già perso questa connotazione, tornando nell'antro all'interno del quale è vissuta fino a tre decenni fa".

Gli accordi secondo Di Vincenzo sono quindi tutt'altro che totem, quanto piuttosto il risultato di un "lungo processo nel quale il 'tutto, subito e gratis' è stato sostituito dalla costruzione di un'alternativa".

Nel quadro di "disfacimento" del settore frutto, scrive Di Vincenzo, di scelte fatte altrove e molti anni fa di fronte alle quali tutti se ne sarebbero dovuti preoccupare (governi in primis che invece "hanno preferito tirare a campare"), sarebbe troppo "semplice giocare al si salvi chi può". E invece, sottolinea, "la nostra categoria è in trincea a difendere quel poco spazio che le è rimasto (…). Il quadro normativo generale, gli accordi generali e quelli aziendali (finché ci sono) sono come l'elmetto che i fanti mettevano nei fossati aspettando l'attacco del nemico. Altro che totem", insiste. Ma "bisogna avere il coraggio di guardare avanti".

L'obiettivo, chiarisce, "è preservare quell'autonomia e quella capacità di essere un elemento propositivo dell'intero sistema piuttosto che una rotella dell'ingranaggio azionato da altri soggetti. E gli accordi -che non si disdettano ma si difendono- sono, in questa direzione, lo strumento principe".

La Fegica, afferma ancora il presidente Fegica, "rivendica e difende accordi ed intese che siano realistici -ancorché non i migliori del mondo ma solo del mondo possibile- con la stessa forza con cui ha combattuto e denunciato 'inciuci' ed 'accordicchi' (quelli sì conclusi 'ad ogni costo') che hanno accelerato, nella vita di relazione della nostra categoria, il processo che stava prendendo forma".

Occorre "una forte dose di generosità", continua il numero uno di Fegica, "per costruire l'ultimo baluardo al debordante strapotere dei 'nuovi padroni' che si stanno nutrendo, sulla pelle dei gestori, dei cascami dell'industria petrolifera, nella totale indifferenza delle istituzioni e della politica".

Fegica non ha "perso la fiducia e la convinzione di vincere questa battaglia insieme alla categoria riprendendo nelle mani la torcia della proposta e della predisposizione del futuro". E ancora, "abbiamo il dovere di restituire qualità al domani sapendo mobilitare la parte migliore della nostra categoria e del suo gruppo dirigente; sapendo metterci magari in discussione indicando la strada, per quanto possa essere difficile da percorrere; sapendo rinunciare a qualche cosa oggi per investire con intelligenza sul futuro; sapendo arrivare alla soluzione un attimo prima di chi questo futuro vuole cancellarlo".

Insomma, evidenzia il presidente Fegica, "abbiamo il compito di riuscire a suscitare quella speranza senza la quale il mondo sarebbe fermo all'età della pietra". Esso e Shell "hanno abbandonato il mercato italiano; Total sta per farlo: è una realtà incontrovertibile cui nemmeno la politica si è degnata di dedicare una parola (…). Sembrava inimmaginabile appena pochi anni fa', eppure sta accadendo". E su questo chiama in causa anche l'Antitrust.

Il rappresentante dei gestori non ha comunque dubbi: "non possiamo arrenderci di fronte a tutto questo alzando una bandiera bianca. Invece dobbiamo ripartire proprio da questo punto, dal convincimento che domani, se saremo in grado di suscitare l'interesse in primis della nostra "gente", niente sarà uguale ad oggi. In meglio? In peggio? Questo dipenderà da noi. E solo da noi".

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

Commenti (18)
  • Anonimo

    Se l accordo possibile come dice il sig. D e' quello che porta ad un margine ridicolo di 4 centesimi lordi proposti dalle compagnie che stanno piano piano mandando in rosso i conti bancari dei Gestori egregio sig D stia a casa che e' meglio.

  • pippo

    Eg De Vincenzo , ma crede veramente a quello che scrive ,spero si sia accorto di quello che è successo negli ultimi 3/4 anni ,forse a sentito parlare di GDO ,P bianche ,le coop ,a si i nuovi padroni vi siete accorti solo della fuga di esso total shell e relative tessere ?Cosa stavate facendo Voi mentre l antitrust e politica ci massacravano?Oggi dovremmo rimanere in trincea con un elmetto di cartone ,caro il mio ,contro gli stessi carrarmati che Voi avete avete fatto entrare in gioco senza muovere un dito .
    Gli accordi vanno difesi non disdettati ,Io gli accordi gli disdetterei tutti e per farne di nuovi devono passare sotto i Gestori non sopra .organizzate delle assemblee unitarie ,non di colore ,invitate tutti i componenti della filiera carburanti ,fate capire che siamo alla resa dei conti ,dove o si vince o si va a casa tutti e forse saranno validi i ragionamenti che sto leggenda ultimamente

  • Anonimo

    Se il signor D non si vuole accorgere che con 4 centesimi si fallisce viene il sospetto che gli accordi si facciano unicamente per percepire lo stipendio da dirigente sindacale

  • Avvocato del (D)iavolo

    Per fare accordi migliorativi evidentemente occorrono condizioni favorevoli. Tanto per citarne solo alcune, occorrerebbe una politica non assente che prenda posizione in favore dei soggetti più deboli, una giustizia (antitrust in primis) funzionale agli interessi generali e non a quelli particolari, una categoria presente meglio preparata e coesa con la quale potersi prima confrontare e poi proporre come forza legittimata di questo settore.

  • OLEOBLITZ

    cari colleghi e colleghe (sempre meno)...per rilanciare il settore e dare una speranza ai Gestori rimasti bisogna razionalizzare la rete ....portare il numero degli impianti alla media europea, senza più proroghe e rinvii....allo stesso tempo impedire ulteriori aperture (utopia)....ma ancor meglio gli impianti GHOST di qualunque colore devono per legge essere presidiati e non con schiavi ma con assunti a tempo indeterminato (nuovi posti di lavoro) oppure si devono chiudere come hanno fatto in Spagna....e ke caz!!!!!!!!!!!!!!.....se non si fanno regole sicure e certe non si salverà nessuno.....purtroppo continua il clima di abbandono della categoria e ognun per sé.... :roll ......

  • Anonimo

    RISPOSTA ALL AVVOCA TO DEL D . PROPOSTA per arrivare a condizioni favorevoli . PRIMO non rinnovare piu' nessuno accordo SECONDO far sapere a tutta la stampa nazionale e quindi ai cittadini con ausilio di lavagna scolastica esplicativa che 4 centesimi sono una fame di paga stile piantagioni di cotone TERZO indire il blocco ad oltranza degli ordini dell olio e accessori QUARTO minacciare blocco rifornimento di tutte le sigle ad oltranza se non ascoltati QUINTO passare impianto per impianto a tappeto con volantino in mano per un mese per informare Gestori e cliente della paga da fame e prendere adesioni su eventuale sciopero SESTO i signori presidenti dei sindacati alzino il c..o dalla sedia e vadano in giro per impianti mettendo gazebo in ogni citta' e presidiandoli invece di apparire a riunione per Gestori ormai superate SETTIMO parlare solo di Margine da rialzare e basta.

  • Fabry

    Ma se sei cosi bravo ed hai le idee cosi chiare perchè non inizi tu a fare quanto hai appena scritto. Io sarò il primo a supportarti.
    P.S. quello del non rinnovare nessun accordo è un po vecchia visto che è una iniziativa delle compagnie a cui interessa non rinnovare.

  • Anonimo

    :) :) Risposta a fabry : io ho detto cosa devono fare i presidenti pagati per rappresentarci , quando saro' pagato per farlo faro' io. Ps. se firmi un accordo poi come fai ad essere credibile in tv a dire che il margine e ' da fame ? pensaci . Davanti all opinione pubblica e politica non devi avere palle o accordi al piede freschi di firma. :) :)

  • Fabry

    Troppo facile dire agli altri cosa fare e poi pontificare sulle delusioni senza prendersi un minimo di responsabilità. Troppo facile pensare "quando saro' pagato per farlo faro' io" senza avere l'umiltà di conoscere le immense difficoltà che comporta per chi si è messo in gioco da tempo per provare non a parlare ma a fare. Senza anche quegli accordi che ci portano un margine da fame probabilmente saremmo messi anche peggio con contratti annuali e senza un minimo di garanzia che anche con tutte le difficoltà del caso oggi ci sono almeno davanti ad un buon legale.
    La verità è pensare che le cose siano semplici ed ignorare le immense difficoltà proclamando fantasiose proteste o resistenze che non farebbe nessuno dei nostri colleghi troppo bravi a pontificare dietro una tastiera ma capaci di vendersi (anche senza conoscerli) i tanti diritti che questa categoria si è nel tempo conquistata.

  • Anonimo

    caro fabry i presidenti dei sindacati come i segretari di partito devono creare intorno a se consensi e proseliti se non ci riescono la colpa e' in primis loro non certo degli elettori Gestori non convinti. Ho sentito spesso dire non facciamo la guerra alle compagnie petrolifere perché non c e' l esercito di Gestori che ci segue , appunto un generale senza esercito che lo segue si deve subito dimettere o no? oppure prende lo stipendio per fare armistizi per i prossimi 10 anni , dimmelo tu caro.

  • Fabry

    Partito e Sindacato non vanno confusi. E poi ricordati che per essere rapresentanti (appunto rappresentano) chi li ha eletti. Quindi qualcuno lo ha fatto e rappresentano quindi la categoria che purtroppo viene scelta dalle compagnie petrolifere.
    Però, nessuno vieta a chiunque contrario o che non si sente rappresentato di posi a rappresentare facendosi eleggere o meglio fondando una sua associazione che possa rappresentare.
    Ti ripeto passare il tempo a criticare ipotizzando proteste assurde e irrealizzabili oltre ad essere inutile con il passare del tempo diventa anche stupido...

  • Anonimo

    visto che secondo te criticare e' stupido bisogna chiudere la chat cosi' senza critica lo stipendio da dirigente sindacale arriva lo stesso a fine mese nel silenzio e soprattutto con la continua chiusura delle gestoioni , loro si senza piu' stipendio , ma dopotutto come dice tu se adesso rimangono senza lavoro e coi debiti in mille senza il sindacato sarebbero duemila . AVANTI COSI SOLO MILLE ALL ANNO MI RACCOMANDO FABRY.

  • Fabry

    La critica fatta fine a se stessa è stupida. Quella che non tiene conto delle reali difficoltà e non considera la realtà e pretende di rappresentarla solo in
    parte. Credere che le cose si possano fare con lo schioccare delle dita è stupido. Immaginare gli altri peggiori ma non mettersi mai a confronto con i fatti è stupido.
    Pensare che un'attività commerciale sia esente da fallimenti è stupido come sono stupidi i molti avventori che si affacciano a questo mestiere pensando che vendere benzina sia la cosa più semplice del mondo e non abbia lo stesso rischio commerciale delle altre attività...
    Salvare tutti non è possibile ancora meno gli stupidi.

  • Anonimo

    ma ancora parlano i sindacati...... vi fate sentire per vendere aria fritta!!!
    o meglio raccimolare tesserati!!!

  • Anonimo

    firmare contratti a 3 centesimi lordi sul self che netti vuole dire 2 centesimi forse quindi tradotto 20 euro ogni mille litri di venduto come fatto dal sindacato come lo descrivi stupido o intelligente MA VA CIAPA I RAT FABRY

  • anonimo

    Fare sindacato vuol dire difendere gli interessi dei propri associati.
    Avere un ufficio legale attrezzato e coordinato dalla triade per difendere i Gestori dal mancato rispetto delle norme da parte delle petrolifere.
    Uno che vuole fare causa è costretto a trovare un avvocato esterno che nella maggior parted dei casi non conosce il Gestore.
    I tre sindacati difficilmente difendono il Gestore con l'ufficio legale interno.
    E' questa è una gravissima pecca in parte voluta per non creare problemi alla petrolifera di turno.

  • anonimo

    errata corrige:non conosce il settore.

  • Anonimo

    un certo FABRY diceva in altri post su ruolo del Gestore che senza il sindacato si guadagnerebbe di meno ( ma meno di 20 euro netti ogni mille litri di venduto le compagnie non possono dare anche se sei da solo senza sigle sindacali ) quindi non capisco come i sindacati si mettano la medaglia per aver firmato contratti al minimo del minimo cosi' i contratti li porta a casa anche mia ZIA.

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