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Vicenda Esso: giusto per riflettere...

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di Giorgio Moretti - Figisc Anisa News 10 -  Mentre va avanti imperterrito il «modello grossista» (che potrebbe terminare, presumibilmente, con la terziarizzazione dell’intera rete?), esplode in tutto il territorio la questione ESSO, ricordiamo che esso ha avuto inizio ormai giusto sette anni fa, con i primi ottanta impianti nell’area Nord Est del Paese.

Così ne scrivevamo sette anni fa: «Non è irragionevole considerare che – vista l’area ad alta competizione individuata (ad altissimo indice di presenza di “pompe bianche”) ed il modello tratteggiato (sarà il soggetto terzo a decidere come affrontare il mercato e, pertanto, la politica dei prezzi al pubblico), che non è certo quello del classico “convenzionato” – i rischi di questa nuova operazione ESSO (che segue di pochi giorni quella con Autogrill per la gestione di altri ottanta punti vendita) sono quelli di sostituire/costituire una ulteriore quota di rete.

Allestita per divincolarsi dalla competizione, l’operazione presenta non solo il rischio di schierare altre munizioni per la guerra cruentissima dei prezzi, ma potenzialmente anche quello di tendere a riprodurre fenomeni distorsivi come la concorrenza all’interno del medesimo marchio del tipo (fatte le specifiche distinzioni) ampiamente verificabile in ambito SHELL, tra Gestori in comodato ed impianti AICO. Insomma, con il rischio di avere ottanta “pompe bianche” in più, che pur bianche non sono per il vincolo conservativo del marchio.

Sarà che, come dice la società, si tratta di “un test per rimanere più saldi nel futuro” (o che in altri sette Paesi europei la ESSO abbia deciso di procedere con lo stesso indirizzo) e non già di una prova generale di disimpegno; per certo in una fase in cui, come dicono gli esperti, le aziende si “diverticalizzano”, sganciando parti del business, dismettendo investimenti, rimettendo a terzi alcune funzioni della filiera, nulla è neppur minimamente scontato» (Figisc Anisa News N. 13 del 22 marzo 2010).

A progetto avviato, comunque ESSO è rimasta protagonista attiva e dinamica del mercato: fu il marchio che rispose «di brutto ed in grande» alla famosa iniziativa degli «scontoni» (o «sottocosto» di ben il doppio dei costi vivi della gestione caratteristica retail, che dir si voglia) di ENI nei week end estivi del 2012, con «Esso self più», con uno sconto di almeno 21 centesimi in self pre-pay, cui aderì un buon 59 % dei gestori del marchio, scivolati al 48 % dopo che l’azienda – un mese dopo l’avvio dell’avventura – chiese, si fa notare a differenza di quanto non fece ENI, agli aderenti una compartecipazione allo sconto che riduceva del 50 % il margine del gestore.

Il modello grossista continuando gradualmente a procedere, e manifestandosi le avvisaglie di quel che poi doveva diffondersi, nel 2014 le tre Organizzazioni di categoria nella prima decade di luglio (comunicazione del 9 Luglio 2014, Prot. n. 5453.11/2014) chiedevano ad ESSO chiarimenti, sottolineando che «Le preoccupazioni riguardano le garanzie circa la continuità delle condizioni contrattuali al momento in essere tra i singoli gestori e la Compagnia, sia in ordine alle tematiche squisitamente tecnico – gestionali che economiche e normative. Lo storico di settore del resto non autorizza ottimismi, deponendo semmai per una forte conflittualità tra gestori e operatori indipendenti, che nel tempo si sono segnalati come autori di “palesi violazioni delle normative vigenti”».

Ma poco dopo (16 luglio 2014), la vicenda veniva accantonata perché si concludeva l’accordo aziendale, il primo per cui venne coniato il concetto «contratto di solidarietà» – in quanto «non apprezzante di certo come sarebbe stato necessario gli ulteriori oneri e criticità con cui anche i gestori a marchio ESSO sono stati costretti a misurarsi in questi anni» – per il quale vennero usati toni assai lusinghieri che di seguito si ritiene di citare testualmente:

«Concluso con ESSO il rinnovo dell’accordo collettivo per i gestori di rete ordinaria. Infranto il muro finora granitico del rifiuto a negoziare opposto da anni dai petrolieri.

É stato finalmente sottoscritto nella serata del 16 luglio, l’Accordo collettivo aziendale con la ESSO ITALIANA SRL, che detta le condizioni economico-normative che regolano la relazione tra l’azienda multinazionale storicamente considerata leader delle compagnie petrolifere «private» in Italia ed i gestori della rete ordinaria di marchio.

L’Accordo concluso con ESSO – si legge in nota congiunta diffusa dalle Organizzazioni di categoria FAIB, FEGICA e FIGISC – assume una importanza che ha una portata generale che va ben oltre il merito delle questioni direttamente trattate, pure particolarmente significative.

Prima di tutto – prosegue la nota – restituisce all’intero settore la dimostrazione tangibile che, anche in condizioni di mercato tanto difficili e degradate, è possibile giungere tra le parti ad una sintesi positiva e condivisa, rimanendo attentamente nell’alveo del solco tracciato dalla normativa speciale di settore ed in particolare del D. Lgs. 32/1998 e delle leggi 57/2001 e 27/2012.

Non appare per niente secondario evidenziare, a questo specifico proposito, che l’Accordo faccia, in premessa, esplicito richiamo proprio a tali riferimenti normativi e rescinda, in conclusione, tutte le intese eventualmente concluse individualmente con singoli gestori, sostituite dalle condizioni negoziate in sede collettiva.

Per altro verso, l’Intesa con ESSO attesta che è assolutamente possibile e compatibile con le attuali condizioni di mercato, ed a maggiore ragione in prospettiva, rispettare ed apprezzare il ruolo e l’attività svolta dal gestore sia sul piano economico che su quello professionale. Segno evidente che se c’è la volontà, con i gestori le intese si possono trovare.

Si è infranto in questo modo – conclude la nota congiunta – quel muro di intransigenza e di chiusura preconcetta e strumentale che, fino ad oggi, aveva di fatto caratterizzato il comportamento sostanzialmente dell’intera industria petrolifera. Un fatto, questo, che è auspicabile produca immediatamente il giusto spirito emulativo nelle altre aziende, necessario a restituire progressivamente quel grado di serenità e collaborazione nei rapporti all’interno del settore, unico capace di consentire di affrontare, riformare e risolvere le questioni strutturali nelle quali tutti i soggetti sono costretti attualmente ad agire.»

Il testo dell’accordo (anzi, come si usa scrivere in sindacalese, l’Accordo), che in ogni caso – a somiglianza di quanto si sarebbe replicato con ENI alcuni mesi dopo – rispondeva anzitutto ad una esigenza di politica commerciale dell’azienda (ma non solo e su ciò si ritornerà fra pochissimo), risultava esauriente di riferimenti alle norme di settore (ossia recava scritti i richiami al 32/1998, alla 57/2001, e financo alla 27/2012, senza i quali un accordo non è un Accordo), ancorché, per essere proprio pignoli, non recasse proprio nessun espresso richiamo, ad esempio, all’osservanza delle altrettanto famose «eque condizioni». Infine, l’Accordo sarebbe scaduto il 31.12.2015.

Non serve aggiungere nulla sullo stato della situazione ai giorni nostri, nell’anno di grazia 2017, che è sotto gli occhi di tutti ed è ampiamente documentata anche, per la n volta, dalle notizie di questo stesso numero di Figisc Anisa News.

Ma perché abbiamo raccontato questa storia, già nota ed arcinota? Perché abbiamo alcuni dubbi, e la necessità di qualche riflessione.

Il dubbio é, grosso modo, questo: all’accordo del 2014 l’azienda si è acconciata davvero perché colta da un repentino ravvedimento sulla inutilità di continuare ad attestarsi dietro quel «muro finora granitico del rifiuto a negoziare opposto da anni dai petrolieri», o piuttosto perché smorzare toni ed attenzioni sulla conflittualità interna al settore con la sottoscrizione di un accordo (peraltro a breve scadenza) sarebbe stato assai più utile di un muro contro muro per portare al termine al meglio, anche economicamente, il percorso di terziarizzazione della sua rete che è andato avanti da allora, ed era, comunque, ben programmato da prima? Davvero convinta della opportunità di «rispettare ed apprezzare il ruolo e l’attività svolta dal gestore sia sul piano economico che su quello professionale» o piuttosto così cinica da cavarsela con un piccolo tributo di stima gratuita a quella specie di «inquilino», per usare una metafora, che si accingeva a vendere assieme alla «casa» in cui abita?

Sembrò allora, certo in buonissima fede, che questo accordo – che interveniva dopo alcuni anni di relazioni quasi azzerate con l’industria petrolifera, di dilagare della contrattazione individuale e di proliferare di soluzioni contrattuali a dir poco «anomale» (guardianìe, appalti di servizi, ecc.) – potesse significare il ripristino di una quadro di «normalità», che scrivere su un pezzo di carta, con la firma di tutti, compresa controparte, i rituali riferimenti alle tre norme di settore (32/1998, ecc. ecc.), potesse costituire una aspettativa di maggiore «garanzia» per accordi meno peggiori e per un ritorno a rapporti corretti, per premesse di «eque condizioni» possibili o di «centralità del gestore».

Ma un omaggio rituale alle leggi di settore non è garanzia di nulla: per dirla in maniera grossolana e forse anche politically uncorrect (o da ignorante, se si preferisce), perché v’è il rischio concreto e verificato che una qualunque controparte (qualunque, si ripete, comunque si chiami) accetti, con solo un piccolo pizzico di savoir faire e molta astuzia, di omaggiare con la sua firma le norme di settore, guadagnando credibilità e consenso, per poter fare poi quel che vuole ovvero che ha già ben deciso di fare (disattendere, terziarizzare, vendere, ecc.).

Senza contare che norme vuote di deterrenza a violarle finiscono per diventare solo «feticci». E che distinguere tra le controparti tra chi non vuole nemmeno omaggiarli e chi li omaggia non significa che i secondi siano migliori dei primi. Per non parlare poi della «sostanza» delle cose più che della loro «formale apparenza»: il principio che giustifica il fatto di gestire una impresa, sia pure minima come quella del gestore, rimane pur sempre il ritorno economico e la sostenibilità dei costi. [G.M.]

Commenti (19)
  • Anonimo

    con «Esso self più», con uno sconto di almeno 21 centesimi in self pre-pay, cui aderì un buon 59 % dei Gestori del marchio, scivolati al 48 % dopo che l’azienda – un mese dopo l’avvio dell’avventura – chiese, si fa notare a differenza di quanto non fece ENI, agli aderenti una compartecipazione allo sconto che riduceva del 50 % il margine del Gestore.

    C'è da aggiungere altro sulla lungimiranza di quei Gestori Esso?

  • pippo

    Un tempo a scuola si facevano i riassunti ,mentre oggi per non far capire nulla si scrivono i proclami
    riassumendo penso di aver capito che :la Esso farà quello che crede piu vantaggioso ,fregandosene dei Gestori ,dei sindacati e politica ,fara il modello che credera piu redditizio ,cerchera di vendere gli impianti ottenendo piu che puo ,fara quello che dovrebbe fare qualsiasi IMPRENDITORE ,
    Il rimanere cosi come è cosa comporterebbe :rimanere in un mercato fatto di pompe bianche,GDO ,che si scannano per 2 millesimi ?In uno stato dove si contrabbandano 5 MILIARDI !!! di litri di carburante ?dove le licenze sono libere al solo beneficio dei soliti potenti ?Dove sul costo finale grava il 80% di tasse ?In mezzo a questa M...a che toro ha un impresa mollare tutto ?

  • kazunori

    Ma sul "servitissimo" quanto e' il margine Gestore... dallo spot sembra che devi fargli pure il bucato al cliente :grin :grin

  • Riccardo

    sul servitissimo il margine ci sarebbe anche , se non fosse di Gestori
    coglio ni che danno tutti i servizi sul self service... quindi prendono due pennette quando potrebbero prendere un piatto di pastasciutta abbondande

  • Anonimo

    Che bello ci lamentiamo ci lamentiamo ci lamentiamo, quando c'è l' occasione di fare una protesta ci giriamo dall' altra parte, io dico magari sbagliando organizziamoci come hanno fatto in CALABRIA e SICILIA. SCIOPERIAMO per i nostri DIRITTI.

  • unghianera 210416  - troppo tardi

    Non capisco che sciopero volete fare .
    Io compro il pv non il Gestore ,e grazie per aver insegnato a tutti ad infilare le banconote nel self di giorno annullando la vostra figura.Dal canto suo il sindacato si prende carico delle vostre lamentele .....ma chi la firmato il contratto? CAPRE

  • Anonimo

    Bravo continua cosi, con le imposizioni che ci fanno le società petrolifere, io non sono d'accordo ognuno è libero di pensarla come vuole, sempre nel rispetto delle leggi vigenti.

  • Gigi x unghianera

    :grin

    allora non sono solo!!

    Ei unghianera, questi caproni benzivendoli, nel tentativo di fottere i colleghi, hanno fottuto.................. :grin ....se stessi!

    A proposito di fottere: oltre ad aver istruito gratuitamente i clienti a servirsi dei robot/self automatizzati/remotizzati (cacciando di fatto i Gestori), secondo te : :roll ...nella lista dei diecimila impianti che i benzivendoli volevano chiudere....c'era anche il tuo...... :grin :grin :grin

    ...................................... :grin :grin :grin oppure c'era quello di loro!!!!!!!!!!

  • Anonimo

    Questo signor Moretti è bravo a scrivere.. (già l'avevo segnalato per un altro articolo) peccato che non ci dice niente di nuovo. Tutte cose che sappiamo benissimo compreso il plauso che Figisc e gli altri fecero in occasione del rinnovo delle condizioni economiche 2014, manovra voluta essenzialmente per "indurci" ad accettare l'isola servito sui nostri impianti (se ricordate bene chi non voleva firmare ebbe l'avvertimento che l'impianto avrebbe perso interesse per la compagnia..).
    Resta il fatto che nel suo articolo si fa l'analisi della situazione ( tutte cose che già sapevamo) senza un minimo cenno a cosa i sindacati hanno intenzione di fare per "fermare" il massacro dei Gestori, perché di massacro si tratta, gli impianti già ceduti nella maggior parte dei casi, mi risulta siano passati ad un terzo del margine medio precedente( tra lenuove condizioni economiche e perdita di volumi). Credo che ai Gestori interessino le soluzioni. Se Figisc non ha soluzioni potrebbe evitare di pubblicare articoli con le solite chiacchiere.. Grazie, Saluti

  • Anonimo

    Perfettamente ragione ,il sindacato oramai non sa piu cosa fare per fermare il massacro dei Gestori e sta iniziando con i proclami incomprensibili ai piu
    Oggi stanno MENANDO le soc petrolifere ,tra poco inizieranno con i Gestori ,fino a farci sentire colpevoli della ns fine ,per farci sentire in colpa di quello che e successo ,mentre LORO passeranno per santi .

  • Anonimo

    Quindi signor Moretti, lei che è ai vertici del sindacato, vuol dirci gentilmente cosa intendete fare?
    Attendo una sua gentile risposta, Grazie Saluti

  • anonimo

    Questo non dovrebbe essere il tempo di riflettere ma di AGIRE.
    Ma a quanto pare tutti preferiscono stare alla finestra ad assistere,complici,alle nuove mosse delle petrolifere che saranno come al solito letali per i Gestori.
    Qua firmano di tutto di più.

  • Anonimo

    io tento di essere realista... voglio trovare un accordo con chi verra, partire con piede di guerra in una trattativa non significa spuntare condizioni migliori...alla fine.. io questo lavoro so fare...
    ed e vero che i sindacati hanno fatto errori e li abbiamo fatti anche noi..
    ma preferisco essere ottimista...
    a 50 anni... ma quale altro lavoro mi imparo? nessuno

    considerazioni,,,,

  • Kazunori

    Condivido in pieno il fatto che a 50 anni un lavoro non te lo dara' piu nessuno,ma l'accordo deve quantomeno permettere di vivere dignitosamente e non farti fallire dopo un anno...

  • Anonimo

    Colleghi fate come in Calabria e Sicilia, chiedete voi la forma di protesta che volete fare, come ognuno ha il governo che merita, allo stesso modo ha il sindacato che merita, ricordate che il sindacato siamo noi, riappropriamoci è facciamoci sentire.

  • Anonimo

    colleghi, quelli svegli, fate la trattativa per VOI, l erba del vicino e sempre più verde.... ma cosi campate... chi non campa saranno quelli che diranno ilq8easy ha 1,299, io devo avere quel prezzo e 40 sul self. sogni di fantasia....I SINDICATI DOVEVONO FERMARE QUEL FENOMENO, VEDI IMPIANTI SELF NEI CENTRI ABITATI!!!ORA LA FRITTATA è FATTA...basta guardare sempre indietro.. e andata cosi.....voglio guardare avanti.... e ciao sindacato che non conti nulla!

    personalmente i miei conti me li sono fatti... e visto che cali non ne ho mai avuti... tratto PER ME!!!!! grazie

    scioperate scioperate...

  • Anonimo

    Già si calano le braghe, questo è quello che vogliono, annientarci! non illudetevi..

  • brugola  - fregare clienti...paga?

    dico solo che tutto nasce dal voler fregare i clienti ai colleghi, le compagnie stanno a guardare i Gestori scannarsi e chiedere prezzi più bassi degli altri per vendere di più.
    Dal 2000 si parlava che la rete distributiva era sovradimensionata. tutti a cercare di farsi le scarpe...invece, un self di la, un easy di qua, un -100 in più. Risultato? I Gestori che volevano far chiudere i colleghi vicini sono spariti o lo faranno presto. Gli impianti sono sempre più automatizzati e serviranno ad ammortizzare gli investimenti delle compagnie che tolti i Gestori di torno (inutili perchè i clienti scendono volentieri a farsi benzina da soli per 1 centesimo di differenza), invece di mandare in giro i Gestori a controllare i prezzi dei colleghi, si telefoneranno per dirsi i prezzi direttamente fra loro. Complimentoni!!!
    tutti a voler fare sciopero, a spararle grosse. Studiate, cambiate mestiere, perchè le compagnie non lasceranno neanche le briciole.

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