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La benzina è il nuovo bancomat dei clan 'In Puglia il crocevia'

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Nei grandi affari della criminalità, e in particolare di quella organizzata, c'è un nuovo sistema di riciclaggio che sta prendendo sempre più piede: il traffico di benzina.

Il sistema è semplice e provoca almeno quattro effetti immediati: lo Stato perde soldi che altrimenti sarebbero stati suoi, il mercato si altera, chi rispetta le regole va in crisi e la malavita, invece, guadagna.Tanto.

Il sistema—centrato in una recente inchiesta della Dda a Venezia e riprodotto uguale e identico qui in Puglia — prevede la creazione di società fasulle, in alcuni casi anche con sedi all'estero, magari in Paesi dove è più semplice muoversi con disinvoltura come Malta, che decidono di commerciare in benzina. Sono loro che si rivolgono ai grandi fornitori per acquistare il prodotto: è qui che, dichiarando di essere esportatori abituali, possono acquistare il carburante senza pagare l'Iva, impegnandosi a versarla nel giro di 18 mesi .

Qui sta la truffa. Preso il carburante, le società cartiera lo vendono a prezzi concorrenziali (avendolo pagato il 22 per cento in meno rispetto al normale prezzo di acquisto) ai singoli distributori, che d'altronde non commettono alcun reato. I soldi di partenza sono riciclati e, a quel punto, le società costituite ad hoc possono tranquillamente fallire senza versare l'Iva dovuta.

In questa maniera lo Stato non incassa nulla e gli operatori onesti vengono tagliati fuori dal mercato. Di casi del genere in Puglia ce ne sono a decine, sui quali sta lavorando da tempo la guardia di finanza di Bari. Alcuni fascicoli delicati sono sulle scrivanie della Procura di Trani e certificano, appunto, questo genere di passaggi. Ma a preoccupare sono soprattutto alcune piste che portano appunto direttamente alla criminalità organizzata, che data l'importante disponibilità di contanti ha trovato in questo tipo di affare un business fluente. «In vicende di questo tipo — spiega un investigatore — è importante intervenire velocemente per tre motivi: bloccare i canali di riciclaggio, restituire allo Stato soldi che gli appartengono e soprattutto garantire gli operatori onesti che altrimenti vengono tagliati fuori. Rispettando le regole non è possibile seguire determinate politiche del prezzo». Non a caso oggi l'Assopetroli di Bari, l'associazione di categoria delle società che commerciano in prodotti petroliferi, ha organizzato un incontro pubblico ("Energie da difendere dall'illegalità" ) con esponenti della guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate con l'obiettivo, cifre alla mano, di cercare di tirare fuori il commercio di benzina dal business criminale.

Fonte: La Repubblica di Bari

Commenti (6)
  • Anonimo

    Questo è il frutto delle liberalizzazioni del caro bersani e ass consumatori
    Per bloccare questo fenomeno basterebbe ,prima dello scarico ,che lo stato certificasse il pagamento iva e accisa ,e che il rifornimento carburanti sia una esclusiva dei p vendita ,eliminare depositi fasulli e intermediari .in 6 mesi si torna alla normalita.

  • Anonimo

    Caro collega se non sai le cose informati, Bersani le dovette fare quelle liberalizzazioni, ansi l'Europa disse che erano poche, il mercato doveva essere completamente libero , senza distanze senza orari ecc. altro che le ha volute Bersani, se c'era Berlusconi comunque andavano fatte.

  • pippo

    Vai a farti fottere te e tutte le regole Europee fatte solo per rovinare la gente ,a uso esclusivo delle multinazionali, della mafia !!! sveglia basta vedere cosa hanno combinato

  • Anonimo

    Come mai i tabacchi non sono liberalizzati??

  • francesco saverio  - il potere

    I tabaccai no , perche'? semplice , un potere ed un sistema clientelare blindato che ha una organizzazione da circolo ristretto , bisognerebbe conoscere il bilancio reale e scoprire quanto costa mantenere il giocattolo in termini di privilegi e stipendi , conoscendo le abitudini italiane puo' darsi che dell'enorme incasso di accise all'erario ci vadano le molliche , LA CASTA E' CASTA

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