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Saro' l'UBER dei benzinai, raddoppio le stazioni e vi stupiro'

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peretti1Bracchetti Peretti Mister benzina si allea con Enel e Snam
Dimenticate la piazzola del vecchio benzinaio, un luogo dove sostare il meno possibile. La nuova stazione di rifornimento che Ugo Brachetti Peretti, 52 anni, presidente esecutivo del gruppo Api-IP, progetta per la sua nuova rete di oltre 5 mila stazioni di servizio, offrirà negozi, Street food, pagamenti tramite un'app, oltre alle colonnine per la ricarica dell'auto elettrica e le pompe di metano. Aggiungendo anche il servizio a domicilio, con il carburante che viene a cercarti se tu non puoi andare a prenderlo.

«Il gruppo sta progettando anche la Uber del rifornimento. Perché la crescita verrà da un cocktail di innovazione e hi-tech», dice Brachetti Peretti, fresco della firma per l'acquisto della rete distributiva da TotalErg (che sarà ribattezzata IP), un affare da 700 milioni che porta il gruppo della famiglia di petrolieri a un giro d'affari aggregato di 6 miliardi, la posizione di primo player per numero di stazioni di benzina e di numero due dopo Eni per volumi erogati. Un settore maturo che adesso il gruppo Api, l'unica realtà petrolifera in Europa riconducibile a una singola famiglia azionista, vuole rilanciare all'insegna dei servizi al cliente.

Adesso bisogna fare crescere la rete in un Paese che ha il doppio delle stazioni di servizio di Francia e Spagna...
«Api in Italia ora ha circa una stazione di servizio su cinque e può giocare un ruolo importante nel riassetto nazionale e della sua trasformazione. Il punto di partenza sono i nostri impianti dai quali transitano ogni giorno un milione di persone. Seguendo l'evoluzione delle tecnologie possiamo offrire molto più del carburate, che resta l'offerta di base. Abbiamo già stretto un accordo con l'Enel per lo sviluppo delle colonnine di ricarica elettrica e fino a 150 stazioni a metano con la Snam. Il futuro della nostra rete guarda a un'area di servizi per la mobilità, legati anche ad attività non petrolifere. Penso a piccoli supermercati, ristoranti, bio e Street food. Non solo per i lunghi viaggi, nelle nostre circa 120 stazioni autostradali, ma anche nelle 5 mila stazioni urbane e su strade ordinarie. Il raffronto è con il mercato europeo dove in media il giro d'affari di un punto vendita viene per il 50 per cento dal settore non oil, cioè da servizi diversi dai carburanti. In Italia arriviamo al 10-20 percento. Lo spazio di crescita è grande se puntiamo al seni-zio del cliente».

Come funzionerà il pagamento elettronico?
«Abbiamo già lanciato un sistema attraverso un'app studiata con Tinaba che entro Natale abiliterà 400 punti vendita, ma siamo al lavoro anche con Telepass. Si può fare il rifornimento senza commissioni, con un semplice tap sullo smartphone. Funzionerà per benzina, diesel, elettrico e gas. In Italia il fi per cento di tutto il contante transita dalla distribuzione di carburante. Per il gruppo Api il contante vale un miliardo di euro l'anno. Dobbiamo concorrere a sviluppare forme di pagamento più efficienti per il consumatore e più trasparenti. Poi stiamo allestendo una società che consegna carburante direttamente al parcheggio dell'auto».

Ci sarà un riassetto della rete?
«In Italia ci sono circa 21 mila stazioni, il numero ottimale potrebbe essere attorno alle 15 mila aree. 11 numero è comunque già sceso dalle 22.500 del 2010. È possibile che qualche efficientamento vada fatto. Di TotalErg abbiamo comprato anche i depositi, che daranno al gruppo una logistica ottimale sul territorio nazionale. Assieme alla rete abbiamo comprato anche il 25% della raffineria Sarpom di Trecate. Abbiamo una filiera integrata».

Adesso che avete un network più grande non siete interessati alla raffineria dell'Isa!) messa in vendita dai russi dì Lukoil?
«No perché tra la nostra raffineria di Falconara Marittima e la Sarpom lavoriamo già g milionidi tonnellate di petrolio che coprono il go per cento del nostro fabbisogno nella distribuzione. II resto lo compriamo sul mercato al miglior prezzo e questo ci permette una grande flessibilità».

È vero che avete valutato l'acquisto dì un pezzo della rete Esso?
«Sì, ma poi ci siamo concentrati su TotalErg. La conosciamo bene da lungo tempo, è sempre stata complementare aa Api, Loro più centrati verso il Tirreno, noi sull'Adriatico, Ci siamo sempre guardati, confrontati con le attività della Erg, siamo due famiglie di imprenditori. In passato avevamo parlato già di un merger che includeva anche la Saras, era un dossier seguito da mio padre Aldo, Non se ne è fatto nulla perché le esigenze erano cambiate. Da Peso: 1-7%,8-72% un mancato merger però siamo usciti acquirenti, prima di IP, ora di TotalErg. Siamo diventati un polo aggregante e per farlo abbiamo accettato il rischio anche se mi sembra ben calcolato».

Tutta la famiglia era d'accordo?
«Si, tutti gli azionisti, a partire da mio padre e mia madre hanno condiviso la scelta che abbiamo fatto e sono stati i primi a fare il tifo perché si realizzasse questa operazione. Questo accordo è anche frutto del lavoro di mtta la squadra del management, a partire dall'amministratore delegato Daniele Bandiera, che in questi anni è riuscito a rendere il gruppo solido e pronto al salto in avanti. Le nuove dimensioni e l'apertura alle nuove tecnologie ci consentiranno di consolidare la nostra posizione nel mercato. È stato un passo importante perla famiglia azionista perché quella di TotalErg è un'acquisizione che cambia i paradigmi della distribuzione nazionale. D'altronde, in questo settore o sì cambia o sì resta fuori dal mercato. E noi vogliamo essere protagonisti del cambiamento. D sostegno è venuto anche dalle banche che hanno supportato l'operazione. È piaciuta perché è a forte vocazione industriale, guarda alla mobilità ed è al cento per cento italiana. Di questo va reso merito a Unicredit, Ubi Banca e Banco Bpm».

Riaprirete il dossier della quotazione o quello delle alleanze?
«Non escludiamo nulla. Ma prima dobbiamo far funzionare la macchina e se vogliamo quotarci dobbiamo essere appetibili per il mercato. Riapriremo il dossier tra tre anni. Avevamo già lavorato alla quotazione in Borsa dopo l'acquisto delle stazioni IPma nel 2005 la bufera sui mercati aveva convinto noi, come d'altronde altri gruppi italiani, a fermare l'operazione».

L'anno scorso avete ceduto le attività nell'eolico per concentrarvi sul petrolio. Una scelta apparsa controcorrente..
«Avevamo fatto un'attività di sviluppo nelle rinnovabili ma la taglia raggiunta non era sufficiente. Abbiamo venduto e incassato circa 190 milioni da Iberdrola, con la quale avevamo una joint venture conil 50percento a testa. Così abbiamo riportato al centro della strategia il mestiere legato alla lavorazione del greggio, che facciamo da 80 anni, e la distribuzione di prodotti raffinati».

E adesso Api vende la produzione elettrica da biomasse in Calabria...
«Sì, c'è un processo di valorizzazione in corso, per il quale è stato affidato il mandato all'advisor Rothschild perché la rotta è puntata verso i carburanti e la mobilità. Un percorso coerente nel quale ci siamo impegnati, attraversando anche anni difficili. Abbiamo fatto il turnaround della raffineria di Falconara, investito 20 milioni nella Hds, un impianto per la produzione di combustibili marini a basso tenore di zolfo che riduce le emissioni. Con TotalErg siamo diventati un operatore con una quota di mercato del 19-20 per cento. Per dare un riferimento, Eni ha il 28 per cento. Ma oltre che sull'efficienza della rete, il settore e il Paese devono anche lavorare sul fronte delle attività illegali connesse al business della distribuzione».

Quanto pesano a livello di sistema?
«L'evasione di Iva e accise vale almeno 2 miliardi l'anno. Dietro i prezzi molto bassi a volte si nasconde l'illegalità. Ecco perché è importante il ricorso alle tecnologie per tracciare i flussi lungo tutta la filiera e i pagamenti».

Quando ribattezzerete la nuova rete con il marchio IP?
«Abbiamo tempo venti mesi in base agli accordi con Total ed Erg. Mentre il closing con il passaggio delle azioni lo firmeremo a gennaio dopo l'autorizzazione Antitrust».


• Chi è Ugo Brachetti Peretti ha 52 anni e dal 2012 è presidente esecutivo del gruppo Api, È esponente della terza generazione della dinastia di petrolieri, a fianco del fratello Ferdinando (57 anni),presidente e amministratore delegato della cassaforte Api holding, e delle sorelle Chiara e Benedetta, Il padre è Aldo Brachetti Peretti e la madre Mila Peretti, figlia di Ferdinando, fondatore nel 1933 ad Ancona della Società anonima petroli. Ha guidato il turnaround della raffineria di Falconara e le acquisizioni sul fronte della rete di distribuzione. Api nel 2005 ha comprato il network di IP dall'Eni e ora quello della TotalErg. L'anno scorso ha condotto in porto la cessione delle attività eoliche ha concentrato il gruppo sul core business della raffinazione petrolifera e sulla distribuzione. Mila Peretti ha il 100 per cento delle azioni di Api holding che controlla la società operativa Api

Fonte: Corriere Economia - inserto del Corriere della Sera 

Commenti (15)
  • Anonimo

    diventerò il RUBER dei benzinai!

  • Anonimo

    Questo sarebbe il piano industriale con il quale le banche anno anticipato 700 milioni di €? a uno che dice di voler portare piccoli supermercati ristoranti .street food nei P V ,e si visto che ne chiudono tutti i giorni facciamone ancora ,che vuole portare i carburanti nei parcheggi ,con cosa con l autobotte o con il bidone attaccato al carro con il somarello sarebbe piu ecologico ,e della sicurezza che avete sempre preteso vogliamo parlarne ?
    Dica piuttosto quanti P V avete deciso di chiudere nell efficentamento della rete una volta si chiamavano esuberi .che ruolo avete deciso di dare ai vs Gestori ,baristi, pizzicagnoli o ristoratori ,forse non ha importanza basta che vi paghino l affitto ,perché lo scopo è quello ,una volta si chiamava "sfruttamento del piazzale " A dimenticavo il metano in Italia con un 5% di auto a metano si sente il bisogno di altri 150 p vendita ,tanto per diluire il venduto E pensare che a un povero cristo per avere un prestito deve portare la pensione del padre

  • Alex

    Sicuramente il Business Plan presentato alle banche sarà stato più dettagliato di questo articolo.
    Certo c'è da apprezzare che loro hanno pianificato un progetto dove mi sembra di capire che i carburanti non sono più un attività commerciale, ma un prodotto di un attività commerciale multifunzione.
    Bisognerà capire il ruolo del Gestore, anche se a differenza di grandi aziende con partecipazione statale dove negli ultimi 14 anni hanno pianificato le loro strategie solo ed esclusivamente sulla riduzione del margine del Gestore, la riduzione dei diritti e le promozioni,
    a memoria delle strategie vissute, questi mi appaiono dei luminari.

  • pippo

    Vorrei sperare che ci si qualcosa di diverso ,altrimenti verrebbero fucilati ,ma analizzando il tutto mi viene da dire che chi ha mollato l osso non ha capito come fare business ,parliamo di Esso erg total o magari shel poveri sciocchi bastava andare in giro per parcheggi a vendere benzina ,o un gabbiotto da 5 m e vendere piadine in piazzale ,purtroppo ci vogliono idee nuove ,e questi ne hanno ,Oggi i Peretti si ergono a nuovi salvatori della patria
    Io credo che una società indebitata per milioni ,l unica cosa che di sicuro farà' ,sara' di ridurre al massimo i costi e avere il massimo guadagno ,anche perché' si dovrà confrontare con coop e gdo ,che non ha nulla da riconvertire perché ha già tutto

  • Kazunori

    Questo signore e' lo Steve Jobs dei carburanti...ha capito tutto lui :grin :grin

  • Anonimo

    Penso a piccoli supermercati, ristoranti, bio e Street food. Non solo per i lunghi viaggi, nelle nostre circa 120 stazioni autostradali, ma anche nelle 5 mila stazioni urbane e su strade ordinarie.

    Film già visto.
    Ipotizzavano che nel futuro sarebbero dovuti sparire i piccoli impianti ed è accaduto l'esatto opposto.
    I fessi che vi pagano affitti esorbitanti in cambio di nulla, ormai scarseggiano...

  • Max

    vorrei sapere cosa ne pensa Parin.
    Grazie

  • Moreno Parin  - che ne penso?

    premesso che di quello che penso io non è che gli importi a molti, comunque penso che debba pur vendere qualcosa per giustificare i soldi presi in prestito, poi si vedrà, ma di certo è che se ancora c'era in giro qualcuno che pensava a una, seppur ritardataria, razionalizzazione della rete, un taglio del 50% degli impianti, e meglio che si metta il cuore in pace a vita. Con buona pace di tutti.

  • Anonimo

    fare lo sbruffone con il c**o degl"altri è bello. cominciasse a rispettare il contratto nazionale, é un anno che sul self da 3cent ha impostato 2,7cen

  • OLEOBLITZ  - intervista del casso

    sembra un serial killer...deve ringraziare nonnino e paparino se si trova nella sua posizione, poveri Gestori...tante balle e poco pane da mangiare...e ancora mi chiedo o sono idioti chi ha venduto o sono dei geni chi ha comprato....tutti fuggono dal mercato italiano o meglio le vere grosse compagnie petrolifere scappano, dicendo che è un mercato stitico e non più remunerativo invece per strani motivi API IP insieme a Q8 comprano e credono nella rete distributiva italiana.... :grin ........maaaaaa!!!!!!! :grin

  • pippo

    Ma porca di quella porca troia !!!! sono dei geni !!!!,con 4 cagate di idee sono andati dalle banche , dicendo di diventare l UBER dei carburanti ,sono riusciti a farsi dare 700 milioni !!!!! se questi non sono geni .Questi signori non credono nella rete italiana credono alla facilita di fare con i soldi degli altri ,se va bene, bene altrimenti non ci rimetteranno nulla ,in italia funziona cosi

  • Anonimo  - Bail in

    Basta vedere la fine dei risparmiatori con le banche Venente o quelli di BancaEtruria....

    ed io pago...ed io pago!

  • Anonimo

    ma che ve ne frega della fine di ip,pensate alla fine dei Gestori

  • anonimo

    Per i mega prestiti ricevuti dalle banche dovevano per forza presentare
    dei progetti faraonici.
    Largo gente,è'arrivato il nuovo Cristoforo Colombo.
    Vorrei conoscere anche il punto di vista dei sindacati.

  • Kazunori

    pensi conti qualcosa il parere dei sindacati ?? :)

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