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Eni positiva nel terzo trimestre. Quota carburanti ancora in aumento al 25,2%

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cane1Raddoppiano l'utile della Refining & Marketing, grazie alla raffinazione
Le lavorazioni di petrolio e di semilavorati in conto proprio sono state di 6,4 milioni di tonnellate in lieve flessione rispetto al terzo trimestre 2016 (-1,1%; -3,8% nei nove mesi) per effetto dell’indisponibilità dell’impianto EST presso la raffineria di Sannazzaro e della fermata di Livorno per forza maggiore.

Tali variazioni sono state quasi interamente compensate dalle migliore performance di Milazzo per effetto delle minori fermate e di Taranto.

I volumi di lavorazione green presso la green refinery di Venezia sono aumentati del 33,3% nel terzo trimestre (13,3% nei nove mesi).

Le vendite rete in Italia pari a 1,56 milioni di tonnellate nel terzo trimestre 2017 sono in diminuzione dell’1,9% (4,52 milioni di tonnellate, +1,3% nei nove mesi) in un contesto di consumi decrescenti a causa di minori volumi commercializzati in particolare sul segmento autostradale. La quota di mercato del trimestre si è attestata a 25,2% in aumento rispetto al terzo trimestre 2016 (24,8%).

Le vendite extrarete in Italia pari a 2,04 milioni di tonnellate sono in diminuzione dell’8,5% rispetto al terzo trimestre 2016 (-6,3% rispetto ai nove mesi 2016). Minori volumi commercializzati di gasoli, bunker e oli combustibili sono stati in parte compensati da maggiori volumi di jet fuel.

Le vendite rete ed extrarete nel resto d’Europa sono in calo complessivamente del 4,5% nel terzo trimestre (-5,2% nei nove mesi) rispetto al periodo di confronto, per effetto della cessione di attività nell’Europa dell’Est e per minori volumi commercializzati in Francia e Austria, parzialmente compensati da maggiori vendite in Svizzera.

Le produzioni di prodotti petrolchimici di 1.360 mila tonnellate nel terzo trimestre sono in riduzione del 3,8% principalmente per effetto delle fermate non programmate di alcuni impianti; nei nove mesi le produzioni pari a 4.393 mila tonnellate sono in crescita dell’1,9%.

Nel terzo trimestre 2017 il settore Refining & Marketing e Chimica ha conseguito l’utile operativo adjusted di €337 milioni (€878 milioni nei nove mesi) quasi raddoppiato rispetto al trimestre 2016 (+73% rispetto ai nove mesi 2016).
Il business Refining & Marketing ha registrato l’utile operativo adjusted di €224 milioni nel terzo trimestre 2017, più che raddoppiato rispetto al terzo trimestre 2016 (€455 milioni nei nove mesi 2017, +117%) grazie alle continue azioni di riduzione del margine di raffinazione di breakeven, confermato inferiore a 4 $/barile in media per il 2017, che hanno consentito di beneficiare appieno del positivo andamento dello scenario che si è decisamente rafforzato nel corso del terzo trimestre.

Le azioni di ottimizzazione definite e le minori fermate manutentive degli impianti a Milazzo hanno consentito di limitare le perdite attese dovute all’indisponibilità dell’impianto EST a Sannazzaro e l’evento di forza maggiore che ha costretto alla fermata della raffineria di Livorno a settembre. Nel trimestre i risultati del marketing sono in linea con il terzo trimestre 2016; nei nove mesi i risultati beneficiano del positivo andamento del primo semestre in particolare sulla rete Italia in termini sia di margini sia di volumi.

Gli effetti positivi dell'upstream (produzione ed esplorazione), da un lato, e i benefici collegati all'azione di ristrutturazione portata avanti negli altri business (gas, raffinazione e chimica), dall'altro, spingono i conti di Eni dei primi nove mesi dell'anno. Così il gruppo guidato da Claudio Descalzi conferma il trend di crescita e manda in archivio i risultati con un utile netto di 1,33 miliardi che si confronta con il rosso 1,39 miliardi dello stesso periodo del 2016 (sul trimestre, il risultato è positivo per 344 milioni a fronte di un -562 milioni nel terzo trimestre dell'anno prima), mentre il dato rettificato per tener conto delle partite straordinarie è pari a 1,44 miliardi rispetto alle perdite fatte registrare sull'anno prima ( -799 milioni, 229 milioni nel terzo trimestre contro i -484 milioni dei primi tre mesi del 2016). L'utile operativo rettificato è quasi quadruplicato sia nei nove mesi che nell'ultimo trimestre a quota, rispettivamente, 3,8 miliardi miliardi e 947 milioni (a fronte, l'anno prima, di 1,2 miliardi e 258 milioni).

I primi nove mesi si chiudono anche con una forte generazione di cassa operativa: 6,8 miliardi nei nove mesi (+54%). 2,16 miliardi nel terzo trimestre (+63%). Gli investimenti sono stati di 7 miliardi nei nove mesi (5,7 miliardi su base pro-forma), in progressiva discesa dopo il picco dovuto alla finalizzazione dei grandi progetti avviati come da programma nella prima parte del 2017. Per l'intero anno, chiarisce Eni nella nota diffusa stamane, sono previsti investimenti proforma di 7,5 miliardi, cioè al netto dei rimborsi connessi alle dismissioni e agli anticipi da parte dei partner di Stato nel progetto Zohr in Egitto. Eni conferma così l'obiettivo di riduzione dello spending di circa il 18% rispetto al 2016 a cambi costanti.

Descalzi: risultato netto in aumento di oltre 700 milioni. Dalle dismissioni sono invece attesi incassi di 3,7 miliardi su base annua, di cui circa 1,5 miliardi nei nove mesi. Bene anche il debito che è sceso a quota 14,96 miliardi (16 miliardi alla fine del terzo trimestre 2016) ed è atteso in riduzione a fine anno con la finalizzazione delle dismissioni definite. «Nel terzo trimestre abbiamo conseguito risultati eccellenti con un risultato netto in aumento di oltre 700 milioni ed un flusso di cassa operativo in netta crescita rispetto al terzo trimestre del 2016. Gli investimenti seguono nel contempo un andamento in linea con le aspettative, con una riduzione nel corso dell'intero anno di circa il 18% rispetto al 2016», ha commentato l'ad del gruppo Claudio Descalzi.

Nel 2017, ha spiegato ancora il ceo, «otterremo una copertura organica degli investimenti e dei dividendi, interamente corrisposti per cassa, in corrispondenza di un prezzo Brent di 60 dollari al barile, come annunciato a inizio anno, 45 dollari tenendo conto delle operazioni legate al nostro dual exploration model», vale a dire alla monetizzazione anticipata dei successi esplorativi. Che, nei giorni scorsi, ha visto anche il perfezionamento della cessione del 30% del giacimento egiziano di Zohr in Egitto alla russa Rosneft.

Commenti (6)
  • pippo

    Dopo tutto questo bailame di numeri i Gestori possono stare tranquilli gli azionisti avranno il loro dividendo e i Gestori anche per l anno 2018 avranno il bastone in cxxxxlo !!!!!

  • Anonimo

    io ho investito dei soldi i Gestori nulla

  • pippo

    Quindi ,quando un pirla investe dei soldi puo cagare sopra a tutto e tutti ??!!!!! attento che un giorno non siano i soldi a investire te e a farti perdere quel poco di cervello che rimane a te e a molti altri . e con rammarico il solo pensare che nel 2017 ci sia gente che mette i soldi davanti a tutto mi fa vomitare .ciao

  • Anonimo

    Genio, i Gestori ci hanno spesso investito la loro vita e non i tuoi merdosi soldi ...

  • Anonimo

    per questo tu fai il benzivendolo per beneficenza

  • Anonimo

    io sono nella m***a ma sono contento che ci stai anche tu e i tuoi investimenti. ing.Cane

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