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Eni nei guai: la Nigeria si riprende il pozzo dello "scandalo"

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(Teleborsa) - Un rapporto, quello che lega l'Eni alla Nigeria, dalle radici profondissime, che inizia addirittura nel lontano 1962 e che negli anni si è rafforzato sempre di più. Una presenza stabile, in pratica, nel paese africano tanto da farne un tassello cruciale nei piani finanziari della società italiana.

Adesso, però, dalla Nigeria e da quel territorio da sempre amico, arrivano cattivissime notizie con Eni che trema e chiude tutti gli spifferi, trincerandosi, come prevedibile, nel più rigoroso silenzio. Sul piatto ballano, infatti, le più grandi riserve di greggio del continente nero e oltre 1 miliardo di dollari. Tanto, infatti, l’azienda petrolifera ha messo sul tavolo per assicurarsi i diritti di sfruttamento del colossale giacimento petrolifero Opl245.

CONFISCA IN VIA CAUTELARE DEL GIACIMENTO Opl245 - La "mazzata", ancora fresca, è di quelle che mettono ko in un colpo solo ed è arrivata in queste ore dopo che il giudice John Tosho della Alta Corte federale di Abuja ha stabilito che il controllo del giacimento Opl245 deve essere trasferito al governo, in via cautelare, mentre proseguono “le inchieste in corso e le indagini a carico dei sospetti” per l’accordo che nel 2011 ha concesso i diritti di sfruttamento a Eni e Shell.

Una vicenda intricatissima, insomma, con poche luci e moltissime ombre, per questo da tempo al centro di indagini italiane e internazionali per un affaire bollente al sapore di corruzione e tangenti.

In Italia, la Procura di Milano, che indagava, appunto, su presunte tangenti ha chiuso le indagini a dicembre. Tra gli indagati per corruzione internazionale figurano nomi eccellenti, tra i quali spiccano l'attuale numero uno dell'Eni, Claudio Descalzi, e il suo predecessore Paolo Scaroni, primo responsabile dell'accordo che però hanno negato qualsiasi responsabilità.

Ma facciamo un passo indietro - Per provare a muoverci un po' meglio nei meandri di una questione che scotta (che, in pratica, può portare alla revoca definitiva della licenza che riguarda il più grande giacimento scoperto in Africa, con riserve stimate per oltre 9 miliardi di barili di greggio), occorre, infatti, fare un passo indietro e tornare al 2011 quando Eni e Shell si aggiudicano la licenza firmando l'accordo con l'allora presidente nigeriano Goodluck Jonathan con la società italiana che assicura di aver trattato esclusivamente con il governo bonificando 1,092 miliardi di dollari su un conto intestato all'esecutivo.

A metterci lo zampino, la procura di Milano, in collaborazione con gli inquirenti olandesi, britannici e americani, che ha però scoperto che il conto del governo era stato interamente svuotato.

DOVE SONO FINITI I SOLDI? Ma si sa, Torta ricca, mi ci ficco. I soldi sarebbero, perciò, finiti a politici e faccendieri tra jet, cadillac e contanti. Infatti, secondo quanto ricostruito dalle autorità finanziarie di Usa, Gran Bretagna e Italia ben 523 milioni finiscono in società riconducibili a Abubakar Alyu, un presunto prestanome del presidente nigeriano Goodluck Jonathan. Un’altra bella fetta della torta, circa 336 milioni, prende la strada degli Stati Uniti e finisce su un conto della Rocky Top Resources, una società dietro la quale sembra esserci Dan Etete, ex ministro del petrolio nigeriano. Quei soldi, tra le altre cose, furono utilizzati per comprare, un jet Bombardier Vision 6000 e tre Cadillac.

Alla fine della fiera, in pratica, della torta non restano neanche le briciole e non un solo euro andrà al popolo nigeriano.

Mentre le indagini, dunque, vanno avanti, l'ordinanza firmata ieri mattina dal giudice federale John Tsoho, in sostanza, autorizza formalmente il governo nigeriano a revocare la concessione e a imporre all'Eni e alla Shell di restituire il giacimento.

Intanto, questa mattina, apertura in ribasso per il titolo in Borsa con il Cane a Sei Zampe che sta segnando un calo dell’1% sul quale pesano le brutte notizie che arrivano dalla Nigeria.

Fonte: Teleborsa

Commenti (2)
  • Anonimo  - S S S...

    si chiuderà tutto con il classico "3 S", ovvero:
    S caroni
    S anto
    S ubito

  • anonimo

    Ec co perché Scaroni voleva il terzo mandato e visto che gli è andata male ha caldeggiato vivamente il suo compare Descalzi.
    Con tutta l'attenzione rivolta a tutti questi soldi al duo che gliene frega se i Gestori falliscono e si suicidano.
    CHE SIA FATTA GIUSTIZIA.

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