Levata di scudi

In questa sezione si discute della imminente
ed ennesima riforma sul settore della distribuzione carburanti
hardstone
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Levata di scudi

Messaggioda hardstone » 14/07/2010, 14:16

Francamente mi ha creato un qualche sconcerto, la levata di scudi, manifestata qualche giorno addietro, dal presidente della Figisc (ma non solo), alla ipotesi di riduzione di 5-6000 impianti della rete carburanti in Italia.
D'altro canto il tavolo negoziale aperto presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, teso – fra l'altro - a ricercare soluzioni per ricondurre i prezzi dei carburanti nel nostro paese a livello di quelli europei, non poteva non prendere in considerazione l'idea di conseguire l'obiettivo, passando per un aumento di produttività degli impianti, e quindi, in una congiuntura di consumi calanti, puntando alla riduzione della rete; salvo poi esporre il governo di fronte alle proprie contraddizioni, quando, inseguendo la liberalizzazione più selvaggia nel comparto – leggasi legge 133/2008 - incentivava la pletorizzazione della rete, soprattutto a vantaggio della GDO e delle
pompe bianche.
D’altronde si comincia a registrare una significativa convergenza sullo sfoltimento della rete, anche da parte di Unione Petrolifera attraverso le dichiarazioni del suo presidente Pasquale De Vita. Unione Petrolifera, che sempre attenta ai propri interessi industriali, compiaceva di volta in volta l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, oppure la Commissione Europea, le cui “osservazioni” tendevano a dimostrare presunti impedimenti a nuovi insediamenti di impianti carburanti in Italia, dimostrando opportunistica acriticità, congiunta con reprensibile mancanza di visione di prospettiva. In questo contesto si irrobustiva l’idea che bisognava demolire gli ultimi criteri regolatori: le distanze minime fra impianti e il contingentamento per bacini di utenza. Fu fatto e vide la luce la “splendida e lungimirante” legge 133/2008, che segnò un forte momento di accelerazione alla nascita di nuovi impianti ad opera di GDO e pompe bianche; operatori che potranno padroneggiare il mercato, non essendo soggetti al vincolo di esclusiva, che attanaglia e probabilmente determinerà l’emarginazione dei gestori convenzionali.
Ora assistiamo alle recentissime dichiarazioni dell’On.le Saglia: che il numero di circa 24.500 impianti raggiunto in Italia è davvero esagerato !!!, che è soprattutto qui che va ricercato lo spread dei prezzi dei carburanti rispetto all’Europa. L’eliminazione di 5-6000 impianti, quindi, prende sempre più piede al tavolo negoziale per la razionalizzazione del settore, presso il MSE.
Per i gestori questa è sicuramente una sconfitta, ma in un contesto nel quale l’eliminazione del vincolo di esclusiva, che potrebbe rappresentare l’unico modo di sopravvivenza della categoria, trova oppositori sempre più determinati, quale altra via percorrere?
Attualmente – tutti ormai lo sanno – i gestori comodatari operano con un margine asfittico di 3,5/4 cent/lt. lordi, in presenza di prezzi di vendita fissati dalle compagnie e gravati da costi di gestione sempre crescenti; come possono competere sul libero mercato con GDO e pompe bianche che hanno modo di acquistare prodotto dal miglior offerente alle migliori condizioni? Basta, per costoro riversare una quota di 6/10 cent allo sconto sui propri prezzi di vendita e realizzeranno comunque un utile di tutto rispetto.
Cercare da parte dei gestori comodatari di reggere questa situazione, significa condannarsi ad un’inesorabile consunzione, una lenta agonia, sia economica che psicologica, che sicuramente non meritano, in considerazione dell’onesto servizio, prestato in alcuni casi, per vari decenni sugli impianti.
Ecco perché, negato alla categoria il diritto di riqualificare il proprio ruolo, è auspicabile che si consenta, perlomeno alla parte più debole di essa di uscire dignitosamente dal settore attraverso un ricostituendo equo ed equilibrato Fondo Indennizzi.
In questo modo, per esempio, si darebbe una dignitosa via d’uscita a qualche migliaio di impianti situati nei centri storici, tollerati fin qua dalle varie amministrazioni, che comunque non avrebbero una permanenza residua molto lunga.
Ecco perché ho espresso il mio dissenso alla levata di scudi del vertice Figisc, riguardo alla possibilità avanzata, in ambito MSE di chiusura di 5-6000 impianti; se i sindacati che ci rappresentano, avessero lavorato più diligentemente sulla strutturazione della figura giuridica del gestore, non ci ritroveremmo, adesso, a cedere il nostro posto ed il nostro lavoro ad operatori indipendenti, dequalificati ed improvvisati.
E qui, infine, un po’ di sano pragmatismo sostenga una parte di noi gestori, ad uscire di scena, almeno con l’onore delle armi.

un gestore AGIP




Ultimo bump di hardstone effettuato il 14/07/2010, 14:16.


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