ROMA (MF-DJ) - Cresce la pressione di Knight Vinke sul management di Eni affinche' consideri la sua proposta di spin-off dell'azienda, una soluzione che ridurrebbe l'indebitamento e farebbe emergere un incremento di valore stimabile in oltre 50 miliardi di euro. Nell'edizione odierna del Financial Times, Paul Betts sottolinea che il fondo attivista che controlla l'1% di Eni potrebbe anche contare sui regolatori europei ed italiani nella sua battaglia per modificare la struttura
conglomerata di Eni, un punto su cui finora l'a.d. Paolo Scaroni ha sempre resistito.Betts evidenzia da un lato la disponibilita' di Scaroni ad affrontare "discussioni costruttive" su come rafforzare la situazione finanziaria di Eni e incrementare il valore per gli azionisti, dall'altro la convinzione del manager che la struttura conglomerata possa si' presentare alcuni svantaggi finanziari, ma comporta benefici che sono ancora prevalenti.
Knight Vinke, prosegue il Ft, ha adottato "un approccio diplomatico inusuale per un fondo attivista", ma Scaroni si e' un po' indispettito quando il fondo ha spedito la lettera con le sue proposte, inviandone una copia anche a Giulio Tremonti, ministro dell'Economia italiano e quindi primo azionista di Eni. Ieri Knight Vinke ha rilanciato la sua sfida, acquistando due pagine dell'edizione europea del Financial Times di ieri per pubblicare l'intero contenuto della lettera inviata a novembre scorso, tradotta in italiano.
La lettera avanza due proposte alternative per il futuro dell'Eni. La prima prevede lo spin-off in due societa' specializzate, una GasCo e una OilCo; la seconda, alternativa alla prima, prevede in primo luogo la cessione degli asset infrastrutturali, italiani ed esteri, a Snam Rete Gas, e successivamente lo spin-off della quota Eni nella NetCo da offrire agli azionisti. Oltre a dare risposta alle questioni finanziarie del gruppo, spiega Betts, secondo Knight Vinke uno split potrebbe anche essere un primo passo verso una potenziale fusione del business petrolifero con un altro grande operatore upstream come Shell o Total per creare un colosso europeo. Queste proposte non ridurrebbero il controllo del Tesoro: Roma conserverebbe il 30%.
Ci sono evidentemente interessi dentro e fuori l'Eni per mantenere lo status quo, scrive Betts. Tuttavia il fondo attivista ritiene che le autorita' regolatrici europee e italiane potranno rivelarsi alleate per convincere il management a cambiare la struttura. Se e' vero, come scrive il Ft nel titolo, che "attivisti e regolatori assediano l'Impero Romano" dell'Eni, vincere la battaglia sulla modifica della struttura non sara' assolutamente una passeggiata.
Fonte : MF-DJ
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Tags: Eni Knight Vinke
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