Taluni sostengono che il prezzo della benzina potrebbe e dovrebbe scendere. Il dato in realtà non è frutto dell'invenzione di chicchessia. È piuttosto la conseguenza del confronto tra i prezzi che si pagano in Italia e quelli applicati in molti Paesi europei. Tuttavia, poiché sulla benzina gravano imposte diverse da Stato a Stato,
preferiamo fare un confronto interno partendo dal seguente presupposto. Se in Italia tutte le compagnie e i privati applicassero prezzi allineati, significherebbe che il prezzo è abbastanza corretto. Ma non è così. Numerosi operatori infatti vendono carburante a prezzi anche del 5% inferiori rispetto a quelli medi. Come si evince recuperando i prezzi della benzina (i minimi e i massimi disaggregati per provincia) dal sito www.osservaprezzi.it gestito dal ministero dello Sviluppo Economico. E sicuramente non ci rimettono. Il prezzo finale che paga l'automobilista italiano dipende dalle seguenti variabili: prezzo del petrolio, rapporto di cambio dell'euro rispetto al dollaro, costi di raffinazione, costi di stoccaggio e distribuzione, margine del gestore e margine della compagnia, tasse. Se escludiamo le tasse che gravano sulla benzina (l'accisa è pari a 0,564 euro per litro) uguali per tutti, così come il prezzo del petrolio ed il cambio, non si può non convenire sul fatto che quanti operano a prezzi scontati evidentemente o beneficiano di costi di distribuzione inferiori oppure si accontentano di margini di vendita più bassi. Taluni, tuttavia, sostengono che la colpa dei prezzi alti sia delle compagnie che non si fanno concorrenza come dovrebbero. E che magari concordano sottobanco i prezzi. Un'accusa grave. Da dimostrare. Un buon tema per l'Antitrust. Piuttosto che puntare il dito, riteniamo invece più utile controllare i listini di vendita alla pompa utilizzando dei modelli semplici. Se poi dovessero emergere comportamenti opportunistici -da parte di taluni, allora sarebbe l'Antitrust a dover risolvere il problema. Questo il modello che proponiamo per monitorare il prezzo della benzina. La tabella si legge così Il petrolio costa, oggi, circa 81 dollari al barile (come riportato nella parte centrale della tabella con i numeri evidenziati in neretto). Poiché un barile di petrolio contiene 158,99 litri e il rapporto dollaro/euro è 1,44, un litro di petrolio costa 0,509 dollari oppure 0,354 euro (81/1,44 /158,99 = 0,354). Ma per trasformare il petrolio in benzina si debbono sostenere dei costi di lavorazione, di trasporto e di distribuzione che in Italia sono pari (almeno per le grandi compagnie) a 0,186 euro per litro (è quanto si ricava facendo alcuni calcoli sempre dal sito www. osservaprezzi.it). Si arriva, così, ad un prezzo di 0,54 euro per litro (costo al netto dell' accisa e dell'Iva). La differenza tra il prezzo alla pompa pagato dal consumatore e quello di produzione è determinato dall'applicazione di una direttiva dell'Unione europea (la 2003/96) che impone una imposta (chiamata accisa) di 0,564 per ogni litro di benzina senza piombo. Se, quindi, al prezzo di 0,54 centesimi per litro si aggiunge l'accisa (fissata a 0,564 euro per litro) e l'Iva (0,221 nell'esempio), il prezzo finale sale a 1,325 euro per litro. Come evidenziato nell'ultima riga della colonna centrale (in neretto). Questo è approssimativamente il prezzo che possiamo prevedere di pagare nei prossimi giorni per acquistare 1 litro di verde. Nell'ultima settimana del 2009 e nella prima del 2010 il prezzo medio pagato in Italia è leggermente più basso (attorno a 1,30 euro per litro di verde) perché i prezzi proposti sono basati su un prezzo del petrolio alquanto inferiore. A fine 2009 il barile costava 74 dollari, oggi supera gli 81 dollari (+10%). Tuttavia, e qui il nostro ragionamento diviene deduttivo, se esistono distributori privati in grado di vendere benzina verde a prezzi inferiori di 5 centesimi alla media del sistema distributivo, pur mantenendo la gestione in utile, se ne deduce che le grandi compagnie o godono di rendite di posizione o sono gravate da notevoli inefficienze. Non per nulla, sempre dal sito www.osservaprezzi.it, si rileva che mediamente il costò industriale in Italia è più alto di 5 centesimi di quello rilevato negli altri Paesi europei. Ci chiediamo, allora, se questi 5 centesimi per litro (100 lire del vecchio conio) siano maggiori costi sostenuti o maggiori margini. Per una famiglia che abbia 2 auto e con percorrenza media di 20 mila chilometri annui ciascuna, rappresentano 200 euro di maggiore spesa.
* Raffinazione stoccaggio, distribuzione e margine industriale del gestore
di Gianni e Daniella Lo Martire
Fonte : M.F. Milano Finanza
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Tags: prezzo benzina
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