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Conad ci riprova: 'Carburanti, servono più liberalizzazioni'

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conad imolaConad, in occasione della presentazione del X° Rapporto sulla legislazione commerciale di Ancd avvenuta ieri a Roma, propone la sua ricetta per uscire dalla crisi. “Serve l’avvio di una nuova stagione di liberalizzazioni” per liberare risorse, tutelare il cittadino-consumatore e stimolare la crescita.

Per farlo occorre però modificare l’assetto attuale del “Ddl Concorrenza perchè così com’è disattende le richieste dell’Antitrust di apertura del mercato dei farmaci, dei carburanti e delle professioni“.

“L’avvio di una nuova stagione di liberalizzazioni, il taglio della burocrazia e la garanzia della legalità – le tre chiavi di lettura del nuovo Rapporto – sono condizioni indispensabili per migliorare l’efficienza delle imprese e dare risposta alle aspettative dei cittadini. E sostenere la crescita del Pil oltre la soglia attuale, ferma a meno dell’1%”.

Uno dei terreno di “battaglia” che percorre da sempre Conad per rilanciare le liberalizzazioni, è quello della distribuzione dei carburanti. Conad, per avvalorare la propria tesi, ricorre strumentalmente ad un recente studio dell’Istituto Bruno Leoni, che indica come quello dei carburanti sia uno dei comparti più chiusi dell’economia italiana, l’ultimo, per grado di apertura, tra gli equivalenti europei.

La rete distributiva attuale, prodotto di una politica di aperture incontrollata praticata dalle insegne petrolifere, secondo lo studio Leoni, risulta obsoleta, numerosa e poco efficiente, saldamente in mano a pochi operatori. Il deficit di concorrenza che blocca lo sviluppo del settore è evidente: quasi il 90% della rete fa capo alle maggiori compagnie petrolifere, che controllano tutte le fasi critiche della filiera: dalla raffinazione alla logistica, fino alla distribuzione.

Una risposta efficace, ovviamente secondo Conad, potrebbe venire dalle cosiddette pompe bianche se però il legislatore – centrale e regionale – smettesse di porrre degli ostacoli alle aperture. A fine 2016 erano attive 143 le stazioni di rifornimento a marchio Gdo in Italia – di cui 35 a marchio Conad –, distribuite prevalentemente al Centro-Nord e con la Lombardia che conta da sola il 26% di queste pompe.

Se il ritmo di aperture seguisse il trend attuale si stima che da qui al 2025, con sole 350 impianti, la Gdo sarebbe in grado di garantire un risparmio per la collettività di 204 milioni di euro.

Un risparmio che molto probabilmente sarebbe spalmato nel ricarico e quindi nel rincaro di altri prodotti che non hanno altrettanta visibilità.Ma questo Conad evita di dirlo accuratamente...

Commenti (7)
  • francesco saverio  - egoismo

    certo cosa gliene frega a conad se la liberalizzazione ha ampliato il traffico illecito dei prodotti petroliferi con danni all'erario , importante e' far risparmiare le 50 euro/anno per farli spendere nel supermercato e guadagnare di piu', ma tante domande nascono spontanee , quanta iva versano i distributori conad o coop ? quali utili dichiarano? quanti contributi versano? hanno delle agevolazioni contributive e fiscali? questi introiti fiscali in meno non andranno a svantaggio del fisco?
    NON SARA' CHE LE LORO AGEVOLAZIONI DI FATTO SONO
    CONCORRENZA SLEALE VERSO L'IMPIANTO STRADALE VICINO ???

  • massimo IP

    mi piacerebbe sapere in quale paese vivono, sicuramente non in italia... più libero di così cos'altro vogliono? lo schiavetto che lavora per un tozzo di pane? già ci siamo a quel punto...

  • Alex

    Gli hanno liberalizzato l'orari,
    gli hanno liberalizzato le aperture,
    gli hanno liberalizzato i prezzi,
    gli hanno inventato l'articolo 18,
    lo stato partecipa rincorrendo l'evasione,
    il Lucano speriamo lo offrono loro.

  • Nicola

    I ga rotto li Cxxxxi !!! Loro e tutto il sistema a favore dei soliti Noti !!!!!

  • Moreno Parin  - leggere l'articolo nel modo giusto

    A parte qualche conto che non torna, tipo che il 90 % degli impianti fa capo alle compagnie, leggendo bene l'articolo questi non chiedono ulteriori liberalizzazioni, se si vuole fare un'impianto lo si fa dove e come si vuole, ma è scritto in modo chiaro che vogliono la liberalizzazione DAGLI impianti, ovvero liberarsi di tutta quella concorrenza che gli ha impedito di tenere i prezzi bassi con un buon guadagno, invece oggi se vogliono vendere devono tenere i prezzi bassi con poco guadagno. Mettiamoci la crisi della grande distribuzione, causa la guerra che si fanno tra loro, vedi la Carrefour con 650 dipendenti da mandare a casa, che non gli permette più di spalmare sui prodotti i mancati guadagni dei carburanti, ed ecco che devono liberarsi della concorrenza per recuperare guadagni.

  • Michele

    La conad cosa vuole se è così brava ad abbassare il prezzo e quindi ad aumentare il potere di acquisto del cittadino italiano non lo fa con i supermercati.

  • Anonimo

    Per le petrolifere la GD è un affare perché grazie ai loro impianti mettono in ginocchio l'intera categoria e relativi sindacati.
    Chiusi la maggior parte di questi incominceranno a ricattare la stessa GD.
    La differenza di prezzo di cessione fra rete ed extra rete è la nostra rovina.

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