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Inevitabile l'aumento delle accise per emergenza terremoto e salvare i conti

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pistola tempia petrolioUn aumento delle accise sulla benzina di almeno un paio di centesimi. Per avviare la correzione del deficit pubblico del 2016, stemperare il confronto con la Commissione europea che l’ha chiesta minacciando una procedura d’infrazione, e rassicurare i mercati, sempre più nervosi. Ma anche per coprire una parte delle spese dovute all’emergenza del terremoto.

La possibilità di un ritocco delle imposte sui carburanti è sul tavolo dell’esecutivo già da qualche giorno, e potrebbe essere deciso in tempi rapidi. Una misura non certo popolare, ma secondo i tecnici dell’esecutivo nemmeno troppo dolorosa. E sicuramente efficace per fare cassa: ogni centesimo di aumento dell’accisa (sulla quale, peraltro, si paga pure l’Iva), produce un gettito di 400 milioni di euro l’anno.

Con tre centesimi si garantirebbe la copertura delle spese per il terremoto aggiuntive a quelle già stanziate in bilancio, che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ha stimato in oltre un miliardo. Liberando così risorse da destinare alla riduzione del disavanzo, per riportarlo in linea verso l’obiettivo del pareggio di bilancio. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha già annunciato a Bruxelles, e poi confermato in Parlamento, che il ritocco delle accise ci sarà. Sarebbe la diciottesima volta, a partire dalla guerra di Etiopia del 1935, che le accise sui carburanti vengono alzate per far fronte alle spese impreviste.

Aumenti che dovevano essere temporanei, ma che sono poi diventati permanenti. Oltre alla guerra africana, con le accise sulla benzina stiamo ancora pagando la crisi di Suez del ‘56, il disastro del Vajont del ‘63, l’alluvione di Firenze del ‘66, la guerra del Libano, la missione in Bosnia, l’immigrazione dopo la crisi libica, ma anche il contratto degli autoferrotranvieri del 2004, l’acquisto degli autobus ecologici, il finanziamento della cultura, la manovra di bilancio del 2011. E cinque terremoti: quelli del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, dell’Aquila e dell’Emilia.

Con il risultato che l’accisa sulla benzina oggi è pari a 728,40 euro per ogni mille litri. Sul prezzo al consumo, considerata l’imposta di fabbricazione e l’Iva al 22%, le tasse sulla benzina rappresentano ormai il 69%. La manovra 2014 del governo Letta prevedeva già un aumento di almeno mezzo centesimo, che è stato sterilizzato e rinviato al 2018 insieme all’innalzamento dell’Iva. Oggi, considerata la necessità di far quadrare i conti e l’emergenza per il sisma, il rincaro difficilmente si potrà evitare.

Commenti (3)
  • Anonimo

    Bellissima l ultima frase :oggi per far quadrare i conti ..........inevitabile il rincaro .Certo con un governo del genere ,dove a fronte di una spesa statale di 800 miliardi di euro non si riesce a risparmiare lo 0.2 %.1.6 miliardi !!!!! e come se una famiglia con 1500 €non riuscisse a risparmiare 3 € .Ricordiamoci sempre che con le accise non paghiamo solo i terremotati ,ma paghiamo anche pensioni da 90000€al mese ,stipendi da 300000€ barbieri da 7000€al mese ,il cnel !!!!! 4/5 miliardi anno .Si potrebbe continuare ma sarebbe ripetitivo ,come gli articoli scritti fin d ora

  • Anonimo

    mettiamole una buona volta su gpl e metano

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