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Milano perde sempre piu' benzinai. Scomparsi in dieci anni 150 impianti

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milano ipDopo trentadue anni al distributore, in viale Regina Margherita, Daniele Carsetti il profumo della benzina non lo sente più. «Quando mi accorgo dell'odore del carburante, vuoi dire che mi sto prendendo l'influenza», dice.

Quella pompa a due passi da piazza V Giornate l'ha aperta suo padre nei primi anni Sessanta, quando le macchine consumavano tanto e non c'erano limiti sulle emissioni, ne treni veloci per spostarsi da città a città. «Io resisto perché sono signorino, non mi sono mai sposato - dice Daniele, fra un rifornimento e l'altro - se avessi da mantenere una famiglia, avrei già cambiato mestiere. Qui intorno hanno chiuso tutti. L'operaio che mi aiutava lo ho mandato a casa. Rispetto a dieci anni fa guadagno la metà». Sopra alla pompa, targata Keropetrol, Daniele ha messo un cartello: chi paga col bancomat deve saldare prima di fare benzina. «Dopo il 20 del mese nessuno ha più una lira in banca. Va a finire che la benzina gliela regali», dice.

L'associazione di categoria dei benzinai, Figisc Confcommercio, stima che delle 452 pompe di benzina censite nel comune di Milano il 12 gennaio 2008 (giorno di entrata in funzione di Ecopass) ne siano rimaste 300. Una su tre ha chiuso. Le ragioni che hanno portato a una tale moria le mette in fila il presidente. Paolo Uniti: «La crisi economica ha spinto i milanesi a usare meno l'auto, l'amministrazione comunale a più riprese ha limitato l'accesso in centro, le stesse auto consumano meno».

Altre concause della progressiva chiusura delle pompe le elenca Luca, che nonostante i margini di guadagno sempre più bassi, non solo non si arrende ma rilancia. Già gestore dei due distributori di piazzale Baracca, uno a Citylife e uno in Bovisa, lo scorso luglio ha rilevato quello centralissimo di via San Marco. «La gente compra auto bifuel, ibride, a Gpl, elettriche. In centro ci si sposta in bici - dice - il trucco per sopravvivere è coccolare il cliente, fare in modo che venga da tè anche se i prezzi non sono quelli della periferia».

La crisi delle pompe di benzina ha bruciato in un decennio oltre 600 posti di lavoro. Impiegati a tempo pieno per 900 euro al mese quando va bene, molti dei quali stranieri, che hanno dovuto trovarsi un altro mestiere. D'altra parte Figisc stima che un benzinaio "padroncino", titolare del contratto di gestione, lavorando dalle 7 del mattino alle 20 sei giorni la settimana con un'ora di pausa pranzo, si metta in tasca 1.500 euro netti al mese. Sembra poco e lo è. Ma il dato non stupisce se si pensa che le compagnie petrolifere - che impongono ai distributori i prezzi di vendita al pubblico in media lasciano al gestore 3,5 centesimi lordi per ogni litro di carburante servito. «Ai tempi d'oro, nel 2002, nelle mie cinque pompe di benzina facevo lavorare 12 persone, ora fatico a pagare cinque dipendenti - dice Francesco Denise, 66 anni, calabrese arrivato a Milano nel 1970 - i miei due figli quarantenni, che lavorano con me, non andranno in pensione da benzinai. Dovranno cambiare lavoro».

Fra le tre pompe che gestisce Denise, la più redditizia è in via Lorenteggio, ultimo distretto del carburante in città. In un chilometro i distributori sono sette, con insegne diverse. Li le compagnie si fanno guerra di prezzo. Ieri il gasolio era venduto a 1,489 euro al litro, la benzina a 1,594. In media, 15 centesimi in meno rispetto ai pochi distributori superstiti del centro. «Oggi un quinto dei distributori è esclusivamente self-service, per contenere i costi - dice Denise - ma il dato centrale per spiegare la nostra crisi resta quello dei consumi. Un diesel mille e seicento di cilindrata dieci anni fa faceva undici chilometri con un litro, oggi venti. Non si torna indietro». Molti degli impianti storici sono stati smantellati.

Delle tre a sui Bastioni di Porta Venezia non resta nulla. Delle quattro intorno a Brera sopravvive solo quella di via San Marco. E fuori dal centro sono spariti i "distributori monumento" degli anni Cinquanta. In quello all'incrocio fra viale Marche e viale Zara, oggi c'è un Bingo. E in viale Certosa, dove un tempo si faceva benzina. Lapo Elkann ha fatto il suo Garage Italia.

Fonte: La Repubblica Milano

Commenti (7)
  • claudio  - bersani-monti

    tutte le categorie sono più o meno protette, i benzinai, schiavi di tutti, ( concorrenza, petrolifere ) chiudono senza scivoli senza buone uscite senza cassa integrazione, e...... senza futuro!!!!! :upset

  • Anonimo

    tutti i sindacati di qualsiasi categoria esce in t.v per esporre i loro problemi nonho visti mai un sindacalista nostro che va in t.v per dire che siamo schiavi delle petrolifere e delle banche

  • Gigi x tutti voi

    8)

    Oleoblitz e TUTTI quelli che lo avete sostenuto ADESSO sarete felici.

    La categoria è distrutta.

    Avete fatto (quasi tutti) il patto con il Diavolo e adesso "cadete dalle nuvole" perché il Diavolo pretende che "il patto" - il patto:

    - fai da te/maxi-sconti/H24/iperself/non adesione agli scioperi/fottere i colleghi/servitissimo/rubare 30 centesimi per poi consegnarne 25 ai mandanti del furto/baciare i piedi ai clienti pagobancomat 5euro (pos sul vassoio)/leccare i testicoli ai vari ACR su implicita richiesta/concedere la moglie o la figlia al Capo Area su esplicita richiesta.

    Adesso guardatevi allo specchio - da che parte state? Chiusura Impianti? Siete sicuri? Non era meglio fare opposizione e scioperare quando eravamo (tra Gestori, collaboratori e operai) 50.000? Avremmo potuto inginocchiare il paese e pretendere TUTTO, anche il 10% sul venduto (come spetterebbe a qualsiasi mediatore/agente di commercio o procacciatore di affari) - oppure pretendere, visto che siamo subordinati, di essere assunti come dipendenti dalle compagnie.

    Leggete e meditate - IDIOTI

    Volete ancora chiudere gli impianti? ............ormai e troppo tardi

  • Alex

    Gigi, condivido a pieno la tua descrizione senza mezzi termini.
    sono tutti professori della prostata.
    Se qualcosa cambierà, non è perché hanno lottato, ma soltanto perché l'azienda ha avuto tanta libertà da auto annientarsi con politiche sterili di figli inutili, privi di fantasia e privi di inventiva imprenditoriale.

  • fw14  - benzivendoli

    OTTIMO GIGI
    una descrizione del BENZIVENDOLO perfetta

    prossimamente se ne vedranno delle belle

    Saluti

  • Federico

    Alla fine rimarrà solo ....oleobitz!!!!

  • max  - pompe bianche

    quali scioperi ? a cosa servono le pompe bianche secondo voi fanno sciopero i clienti se cosi si possono ancora chiamare se ti trovano chiuso vanno alla pompa bianca che problema hanno a prezzo inferiore di media 15 centesimi e sta salendo neglli ultimi anni.
    le compagnie e anche retisti ti spremono e se lasci l'impianto sono anche felici lo mettono in self i sindacati non ci sono piu e la mancetta che gli diamo 180 euro annui servono per i loro stipendi punto .
    tra un paio di anni il Gestore benzinaio strozzino o c******e come volete chiamarlo non ci sara piu!

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